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CEFALONIA:
Intervista ai due protagonisti, Luca Zingaretti e Luisa Ranieri
di
Danila Elisa Morelli©
Luca
Zingaretti appartiene a quella schiera di uomini che emanano fascino.
Si presenta all'incontro con la stampa, presso il Grand Hotel Sitea di
Torino, indossando una giacca che fa pendant con il colore degli
occhi (verdi nocciola, per la cronaca), mescola in un bicchiere acqua
minerale naturale e gasata, risponde alle domande con schiettezza. Appare
un po’ sornione e provvisto di una sana immodestia.
Si
trova nel capoluogo piemontese per presentare la sua ultima fatica: dopo
Montalbano, Perlasca, Don Puglisi, gli è stato offerto di interpretare
il sergente Saverio Blasco nello sceneggiato Rai Cefalonia,
in onda lunedì e martedì prossimi.
Come
descriverebbe Blasco?
E’ un bel personaggio, e come tutti i personaggi belli, incredibilmente
complesso. Inizialmente appare come il classico “imboscato”:
trascorre il periodo bellico a Cefalonia dove vive poco l'atmosfera della
guerra, Blasco si è creato un piccolo paradiso nel quale ha anche
messo su un piccolo traffico di contrabbando... Con il procedere della
storia si scopre invece che è un veterano, pluridecorato, stanco
di orrori, di sangue, di morti. Uno che non vede l’ora di tornare
in patria ma che, quando la sua Divisione decide di affrontare un destino
tragico, si assume le sue responsabilità divenendo una sorta di
fratello maggiore per i commilitoni. Blasco fa parte di una generazione,
forse l'ultima, che viveva in un certo modo...
Come si è preparato al ruolo?
Come sempre, facendo un grande lavoro di documentazione, studiando saggi
sull’argomento, ma soprattutto leggendo le lettere dei soldati.
Ho scoperto così un Italia completamente diversa: i ragazzi di
allora vivevano in un mondo dai ritmi più lenti, assaporavano sentimenti
profondi, avevano valori in cui si riconoscevano e per i quali erano disposti
al sacrificio.
Come
si sente ad impersonare ruoli sempre così significativi ed emblematici?
Mi sento semplicemente un attore fortunato perché ho l’opportunità
di entrare in contatto con realtà, sentimenti, sensazioni che mi
arricchiscono anche come persona.
E’ vero che ha in progetto di impersonare Giovanni Falcone?
E’ un’idea che stiamo studiando con la Palomar (la casa di
produzione di Cefalonia, n.d.r.). Falcone rappresenta uno dei tanti misteri
italiani, per questo motivo non le nascondo che ci stiamo domandando se
non sia presto per affrontarlo. Forse siamo ancora troppo vicini, cronologicamente
parlando, per poterne mettere a fuoco la figura… 
Qual è il suo attore preferito?
Ho sempre amato Robert De Niro. Poi ho scoperto Anthony Hopkins. Tra i
due c’è la differenza che corre tra una splendida villa hollywoodiana
ed un magnifico castello scozzese: il secondo è portatore di una
tradizione, di una storia, che la prima non ha e non potrà mai
avere. L’unica attrice che studio per le capacità interpretative
è Nicole Kidman, straordinariamente abile nel cambiare totalmente
da un ruolo all’altro impreziosendo qualsiasi film.
Che rapporto ha con il personaggio di Montalbano?
Interpretarlo è stato esaltante, ma credo sia giusto andarsene
tra gli applausi: ancora due film, poi basta. Il rischio di rimanere ingabbiato
nel personaggio? E' stato paventato e fomentato dai giornalisti, dalla
stampa, ma nella realtà non c'è mai stato: la gente ed i
produttori non mi hanno mai identificato con il commissario, hanno sempre
visto l’attore che interpretava un ruolo. Non era Montalbano a fare
Don Puglisi, ma l'attore Luca Zingaretti che interpretava entrambi.
Ci
troviamo a Torino, dove ha anche girato l'ultimo film di Faenza. Che rapporto
ha con questa città?
Ho vissuto
a Torino per circa due anni. All'epoca, erano i primissimi anni '90, vivevo
un'esperienza esaltante al Teatro Stabile, diretto da Ronconi. Torino
è una città che amo perché si sente che è
stata sede di una monarchia, non so spiegarmi: si avverte un'atmosfera
particolare, simile, anche se diversa, a quella che si respira a Napoli.
A distanza di quindici anni l'ho riscoperta più bella che mai,
l'ho trovata abbellita nonostante la crisi Fiat ben nota a tutti.
Progetti
futuri?
Un film con Martin Scorsese… Che fa? Non lo scrive? (ride, divertito).
Poi non mi dica che non le avevo fornito uno scoop…
Accanto
a Luca Zingaretti siede Luisa Ranieri. E' di una bellezza semplice, acqua
e sapone. Lo sguardo è solare, diretto. Non appare altezzosa, ma
disponibile al dialogo ed al confronto. In Cefalonia interpreta
Feria, una donna italiana che vive con la figlia adolescente nell'isola
greca del titolo.
Chi
è Feria?
Una
donna forte. Abbandonata dal marito, partito per l'America in cerca di
fortuna, gestisce una trattoria. E' sola, circondata da militari lontani
dalle loro case, dalle loro mogli, dalle loro madri. La sua casa diviene
una sorta di piccola Italia in territorio greco e Feria è profondamente
rispettata da tutti i soldati italiani. Sembra una sorta di Penelope,
ma non è insidiata dai Proci, anzi. Per questi soldati, Feria rappresenta
un po' il femminino, è l'unica figura femminile di riferimento.
Anche
per Blasco?
Sì,
anche lui la rispetta. I due sono attratti l'uno dall'altra ma non cedono
alla passione fino all'8 settembre. A quel punto, Feria realizza che Blasco
ed il contingente italiano potrebbero dover tornare in patria e capisce
che forse non avrà più occasione di vivere una storia importante...
Solo allora Feria e Saverio decidono di abbandonarsi alla loro passione,
di vivere il loro sentimento fino in fondo.
Cosa
le piace del personaggio?
Mi
ha affascinato da subito il suo essere donna d'altri tempi, una donna
disposta ad aspettare il proprio uomo a qualsiasi costo. E' una figura
che incarna il femminino: è moglie, madre, amante, confidente,
amica,...
(Per
la scheda del film: qui)
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