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THE PASSION
Premessa:
pur avendo molto amato sia L’uomo senza volto sia Braveheart,
chi scrive non è di parte e, con l’obiettività di chi non ha ancora
visto The Passion, si aggira davanti alle sale nelle quali è
appena giunta l’ultima opera diretta da Mel Gibson. C’è da dire che gli spettatori torinesi sembrano avere più stomaco dei colleghi stranieri: se è vero che negli U.S.A. a causa della crudezza delle scene molti hanno abbandonato le sale o sono svenuti prima della fine del film, qui escono tutti solo dopo aver visto i titoli di coda. Davanti all’Ambrosio incontriamo Giulio, pensionato, che si dice soddisfatto della visione: “E’ un gran bel film il cui impatto emotivo è eccezionale. Trovo infondate le accuse di antisemitismo: anche i romani non ci fanno una gran bella figura! Lo consiglio a tutti, sebbene, forse, un divieto ai minori di quattordici anni sarebbe stato appropriato”. Samuele P., studente di Lettere e Filosofia, ammette di essersi recato al cinema perché “adoro Mel Gibson e ritenevo di andare sul sicuro. Mi interessava anche l’argomento religioso. Un aggettivo per descrivere la pellicola? Me ne vengono in mente due: perfetta ed estremamente realistica”. Luigi, ex tassista, dichiara di essere rimasto colpito dalla qualità della produzione: “E’ realizzato con estrema cura e mi sento di sconsigliarlo solo alle persone molto emotive”. Dobbiamo spostarci al Lux per ottenere il parere di una donna. Anna B., di professione educatrice, dichiara: “Mi interessava questa nuova versione di un tema già così ampiamente trattato in passato. Non c’è paragone coi classici nei quali veniva esaltata la religiosità negli aspetti più astratti; qui il realismo è sorprendente. Ne sono uscita scossa ma non mi sento sconvolta. Gli attori? Li ho trovati tutti molto convincenti, bravissimi quelli italiani. Certo è un film forte, i giovanissimi dovrebbero vederlo solo se accompagnati dagli adulti”. |