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TORINO RINASCE COME CAPITALE DI SOAP E FILM: Cuori Rubati
Torino deve ringraziare la Film Commission. Senza di essa, l’originaria capitale italiana di cinema, televisione e radio era ridotta a sede periferica: ideale per sperimentare prodotti televisivi e format che, se si rivelavano efficaci, venivano prontamente trasferiti a Milano o Roma. L’ultimo eclatante caso era stato quello di “Solletico”: nacque a Torino, ottenne il successo, fece armi e bagagli e si spostò a Milano. Questa considerazione
nasce spontanea non appena varchiamo la vetrata di via
Verdi 16 ed entriamo nel Centro Produzione Rai di Torino. Ad un passo dalla
Mole Antonelliana sorge infatti una sede ricca di
potenzialità e di risorse la cui importanza pareva ormai solo di portata storica.
Per anni sembrava che in qualche modo Torino fosse vittima di un complotto
e venisse volontariamente relegata a zona periferica
nonostante fosse uno dei pochi centri di produzione completo (con quelli di
Roma, Milano e Napoli). La svolta si
è avvertita palpabile dopo il settembre 2000, data
di nascita della “Film Commission Torino Piemonte” che in breve
tempo, sovvenzionando e promuovendo progetti, aiutando le maestranze, sviluppando
un proprio bacino di professionisti, ha trasformato Torino in una capitale
europea del cinema. Vi sorgono infatti teatri di
posa (oltre alla mini Cinecittà di San Giusto Canavese, sarà presto operativo
il Multi Media Park, una struttura di 6000 metri quadri comprendente studi
cinematografici e televisivi che fanno gola addirittura alle maestranze hollywoodiane)
e svariate troupe cinematografiche invadono pacificamente vie, portici e piazze
(le ultime, in ordine di tempo, sono state quelle de “I banchieri di
Dio” di Ferrara, “Santa Maradona” di Ponti e “Mi chiamavo
Sabina Spilrein” di Faenza).
Passeggiando
all’interno del TV1 ci si imbatte nel salone
dei ricchi Donadoni, aprendo una porta vetri si accede al giardino dove il
designer Giorgio (Paolo Maria Scalondro) fa colazione con la moglie e la figlia,
girando l’angolo ci si trova nella palestra del Circolo di Canottaggio
gestito dall’enigmatico Fabio Galanti. Stesso effetto straniante si
ha nel TV6 dove, senza soluzione di continuità, si passa dal bar “Sottosopra”
(che, in un primo momento avrebbe dovuto dare il titolo all’intera serie)
al negozio di dischi gestito da Mattia Bonanni e Cristiano Magri, da un porticato
di via Po ricostruito in interno alla cucina della famiglia Rocca.
CUORI RUBATIDue studi di
800 metri quadri ciascuno, 25 autori dei testi, 6 registi, 230 puntate da
realizzarsi entro il settembre 2002 (65 sono già pronte “per l’uso”):
ecco, in cifre, l’impegno produttivo profuso da Rai Fiction e Grundy
Production per la realizzazione di “Cuori Rubati”, nuova soap
opera tutta italiana. Cuori Rubati”
si ispira al modello produttivo di “Un posto
al sole”, la serie realizzata a Napoli e trasmessa da Rai Tre il cui
grande successo ha addirittura interessato la France Television che ha inviato
alcuni suoi dirigenti nella città partenopea per scoprire la “ricetta”
di questo prodotto a basso costo ma ad alto livello di soddisfazione. A Torino comunque
preferiscono sottolineare i tratti che differenzierebbero “Cuori Rubati”
da “Un posto al sole” sebbene il soggetto porti la firma di Wayne
Doyle, sceneggiatore della soap napoletana. La differenza
sostanziale riguarda il target: qui si mira evidentemente ad un pubblico
giovane. Per questo motivo è stata scelta Rai Due, sono stati selezionati
dialoghisti under-30, si è deciso di realizzare un maggior numero di
scene conferendo così ad ogni puntata un ritmo più veloce ed articolato,
ma soprattutto si è voluto che i veri protagonisti siano
in ogni famiglia non i genitori, spesso troppo indaffarati, disincantati,
fragili, ma i figli, ragazzi di età compresa tra i 18 e i 26 anni, inaspettatamente
adulti e responsabili. Nel
cast ci sono volti noti al grande pubblico. Tra gli altri: Paolo Maria Scalondro, Brigitta Boccoli, Christiane
Filangeri, Micaela Ramazzotti. Con “Cuori
Rubati” Torino diviene capitale italiana delle
soap-opera: è nel torinese infatti, e precisamente negli studi
di San Giusto Canavese, che si realizzano ogni giorno gli episodi della
fiction Mediaset “Cento Vetrine”. |