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A-ha... sono tornati!
La notizia che gli A-ha avrebbero pubblicato un nuovo album il 17 aprile prossimo ha cominciato a diffondersi su Internet alcuni giorni fa. L’effetto immediato è stato che i fan, sopravvissuti ad oltre sette anni di silenzio musicale, hanno subissato i siti con richieste di informazioni, commenti e indiscrezioni. E chi, come la sottoscritta, ha “osato” iscriversi al gruppo di conversazione (in gergo, newsgroup) di uno di questi siti ha ricevuto quotidianamente circa settanta e-mail provenienti dagli estimatori della band sparsi per tutto il Mondo. Dalle lettere in formato elettronico si scopre che qualcuno è riuscito a procurarsi il primo singolo, Summer moved on, attivando misteriosi contatti in Germania dove il brano è uscito in anteprima e ha subito scalato le classifiche delle radio locali, altri hanno raggiunto la Spagna per assistere alle riprese del video diretto dal regista Adam Berg, altri ancora affermano di aver intrapreso lo studio della lingua norvegese per comprendere l’infinità di articoli scritti sui tre musicisti nel loro Paese natale... A
questo punto, alcuni si chiederanno chi sono questi A-ha. Il nome, di per sé
quasi impronunciabile, risulterà infatti nuovo sia agli adolescenti di
oggi sia a chi ha superato la quarantina... Era la metà degli Ottanta, i “mitici Ottanta” almeno per tutti quelli che all’epoca avevano a che fare con acne giovanile e primi batticuori. Era il periodo dei punk e dei dark, dei primi fast-food, di DJ Television e delle polemiche su una cantante che aveva scelto il nome d’arte di Madonna. L’anno in questione, il 1985, vedeva primeggiare in campo musicale i Duran Duran e gli Spandau Ballet: soprattutto fra le giovanissime la distinzione era netta e chi smaniava per il gruppo capitanato dall’ossigenato Simon Le Bon non poteva neanche guardare a distanza un album di Tony Hadley e soci. Improvvisamente le radio cominciarono a trasmettere le note di Take on me (Prendimi): il motivo era orecchiabile ed originale, la voce solista calda e profonda. La canzone scalò le classifiche e fece conoscere a livello internazionale una band composta da tre ragazzi norvegesi, gli A-ha. Fu per molti, anche per chi scrive, l’inizio di una storia d’amore. Ovviamente per alcuni si trattò di una semplice cotta: molte ragazzine rimasero affascinate semplicemente dal bell’aspetto del cantante Morten Harket, ritenuto all’epoca uno degli uomini più belli del Mondo. Fortunatamente altri, e sono quelli che attendono oggi con trepidazione il nuovo lavoro del gruppo, si appassionarono al loro stile, alle loro musiche e ai loro testi malinconici ed esistenziali. Perché in effetti gli A-ha erano diversi dagli altri gruppi pop. Mentre le star musicali gareggiavano in trasgressione (ricordate il donnaiolo Prince, i crocefissi di Madonna, la playmate Samantha Fox, i Culture Club del travestito Boy George?), questi tre vichinghi si proclamavano astemi e non fumatori, dichiaravano di amare la natura e le sane abitudini, vestivano in jeans e maglietta caratterizzando il loro look solo con l’uso di laccetti di cuoio indossati come braccialetti e collane. E non finisce qui: Morten Harket, osannato come indubbio sex symbol, non faceva mistero dei suoi studi di teologia, di aver lavorato per un certo periodo in un ospedale psichiatrico, di essere appassionato studioso della Bibbia e di amare le orchidee almeno quanto Nero Wolfe, l’investigatore privato creato dalla penna di Rex Stout. E così i giornali titolavano: “il gruppo più puritano del rock”, “il rock acqua e sapone”, “niente divismo, siamo norvegesi”,... Ai successi del loro primo album, Hunting High and Low (Cercando in lungo e in largo), seguì un periodo di intensa attività che li portò a realizzare in tre anni altrettanti 33 giri e a firmare nel 1987 il tema musicale del primo film di 007 interpretato da Timothy Dalton, 007 Bersaglio mobile: il singolo, The Living Daylights, vendette oltre 20milioni di copie. In seguito il ritmo delle pubblicazioni rallentò. Da sempre legati alla loro terra natale, gli A-ha diradarono i loro viaggi a Londra, dove avevano trovato la strada per il successo, e iniziarono a coltivare altri interessi: Morten Harket prestò il suo volto al cinema per ragazzi e la sua voce ai canti religiosi, Magne Furuholmen continuò a suonare le tastiere dedicandosi però soprattutto alla pittura ed alla scultura, Pål Waaktaar formò una nuova band con la moglie Lauren Savoy. Uscirono altri due album, nel 1990 e nel 1993, che ricevettero il plauso della critica senza raggiungere il successo di pubblico dei precedenti. Poi il silenzio. Un silenzio dovuto al fatto che i tre erano, a detta di Morten Harket, “totalmente esausti, spompati, ormai privi di qualsiasi piacere nel fare musica: avevamo tutti bisogno di staccare la spina per un po’”. Ora gli A-ha sono tornati e le loro intenzioni sembrano serie. L’album di prossima uscita, Minor Earth Major Sky, sarà infatti solo il primo di una trilogia che la band norvegese si è impegnata a realizzare per conto della casa discografica WEA. Gli ormai quarantenni “vichinghi del pop” promettono di essere in forma come un tempo. (foto tratta dal sito ufficiale: www.a-ha-com) Le origini di un nome.La prima cosa che colpisce degli A-ha è proprio il loro nome. Sulla sua origine si sono fatte le ipotesi più diverse. Le più accreditate sono comunque due. La prima racconta che un dirigente discografico ascoltando un loro brano avesse esclamato: “A-ha... mica male questi norvegesi!”. La seconda invece attribuisce l’idea proprio a Pål Waaktaar, il membro della band autore della maggior parte delle loro canzoni, il quale aveva inserito questa esclamazione in Dream myself alive, uno dei brani del primo album: “Decidemmo di chiamarci così, con quel nomignolo facile, breve, immediato, senza significato”. Nella metà degli anni Ottanta comunque i nomi strani per i gruppi musicali si sprecavano. Sulla stessa linea degli A-ha c’erano ad esempio gli WHAM di George Michael ed Andrew Ridgley. Esistevano poi i Prefab Sprout (=cavolini di Bruxelles prefabbricati), le Bangles (=braccialetti), i Picnic at the Whitehouse (=Picnic alla Casa Bianca), i Sisters of Mercy (=sorelle della misericordia), ... E che dire della famiglia reale composta dal gruppo inglese dei KING, dal genietto di Minneapolis PRINCE e dalla giovanissima PRINCESSE, che andavano ad unirsi ai già famosi QUEEN di Freddy Mercury? SU INTERNET: I SITI MIGLIORI SUGLI A-HAwww.a-ha.com www.memorialbeach.com www.geocities.com/SusetStrip/Arena/3818 http://www.cdd.ee/index2.htm
“A-ha… they’re back!”
(published on the Italian national magazine “IL BORGHESE”, pag. 80-81, 16th April 2000) The
news about A-ha releasing a new album by the 17th of April 2000 started to spread
on the Internet a few days ago. It
was middle ‘80ies: the “mythical 80ies”, at least for all
those who, at that time, had to deal with acne and first palpitations. It was
the period of punk and dark fashions, of the first fast-foods, of the tv program
DJ Television and of the controversies about a female singer who had chosen
the stage-name of Madonna. (picture taken from the official internet site: www.a-ha.com) |