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Torino Film Festival 2006: Flags of our fathers - Eastwood non scalda la città

di Danila Elisa Morelli©

Anche chi non è mai stato negli States conserva, in un cassetto della memoria, l’immagine di un gruppo scultoreo in cui sono colti sei soldati nell’atto di issare tutti insieme una bandiera americana.
Non tutti sanno che il monumento si ispira ad un gesto compiuto durante la sanguinosa battaglia di Iwo Jima ed immortalato da uno scatto fotografico che permise al suo autore, Joe Rosenthal, di ottenere il prestigioso Premio Pulitzer ed agli USA di rinfocolare i sentimenti di patriottismo messi a dura prova durante il Secondo Conflitto Mondiale.

Ebbene, quella foto, scattata sul monte Suribachi il 23/2/1945 (31 giorni prima che la battaglia si concludesse con la vittoria americana), è al centro del film scelto per aprire il 24° Torino Film Festival.
Diretto con sensibilità e maestria dal settantaseienne Clint Eastwood, Flags Of Our Fathers si ispira all’omonimo libro scritto da James Bradley, figlio di uno dei sei “eroi”.

Sin dalle prime inquadrature si capisce che ad interessare Eastwood non è tanto l’episodio in sé, in fin dei conti non così epico, ma la strumentalizzazione che ne venne fatta in seguito e che trasformò i protagonisti di quel gesto in divi acclamati dalla folla.
Al Governo non importò che tre di loro fossero periti poco dopo insieme ad altri 6818 connazionali e che altri 20mila fossero destinati a tornare a casa feriti… La foto fece immediatamente il giro del Mondo e John Bradley, Ira Hayes e Rene Gagnon furono subito richiamati in Patria, utilizzati a scopo pubblicitario per ottenere fondi utili al finanziamento delle truppe. Per la cronaca, la mossa riuscì in pieno con un incasso di circa 23miliardi di dollari…

Erano anni che Eastwood accarezzava l’idea di fare questo film. E’ finita che di pellicole l’attore e regista dagli occhi di ghiaccio ne ha realizzate ben due: all’americano Flags Of Our Fathers corrisponde infatti il “giapponese” Lettere Da Iwo Jima, la cui uscita nelle sale è prevista a marzo ed in cui Eastwood racconta lo stesso conflitto attraverso gli occhi e l’idioma del “nemico”.

Con tre premi Oscar impegnati nel progetto (oltre a Eastwood, ci sono il produttore Spielberg e lo sceneggiatore Haggis), 700 persone nel cast, un campo di battaglia perfettamente ricostruito in Islanda, Flags Of Our Fathers ha riscosso notevole successo ieri sera al Massimo1 e promette di essere uno dei blockbuster del 2006.

Ottime la fotografia e la musica composta dallo stesso Eastwood, due sole pecche: le scene di guerra, cruente fino allo splatter, riecheggiano troppo Salvate il Soldato Ryan ed i molteplici flash-back fanno un po’ perdere il filo.