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La "Porca miseria" a Torino.

di Danila Elisa Morelli©

“Porca miseria” è un’espressione di uso comune, un’esclamazione come un’altra, più educata di tante altre...

Eppure, all’ombra della Mole, essa può ritrovare il suo forte e primitivo significato: è ciò che deve aver pensato il regista Armando Ceste quando, dopo aver intrapreso un viaggio alla scoperta delle “nuove povertà” torinesi, ha intitolato il suo documentario “Porca Miseria”.

La pellicola, presentata ieri in anteprima presso la Sala 3 del Cinema Massimo, racconta in circa 60’ tante situazioni ai margini.

I protagonisti non sono solo i senza tetto, i barboni, i mendicanti che ogni giorno incontriamo per la strada. A loro si aggiunge anche tanta gente “normale”, come la definisce il presidente della “Cooperativa Parella” Salomone, gente che, “estromessa dal circuito lavorativo”, ha iniziato a rivolgersi ai dormitori per trovare accoglienza…

 

Il film, prodotto dalla Nitrofilm con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte, mostra due tipi di povertà a Torino.
La prima, drammatica, inconcepibile, colpisce chi ha perso il lavoro a causa della crisi economica e dei tagli produttivi ed umilia chi, dopo una vita di sacrifici e di contributi pagati, si vede costretto a sopravvivere con una pensione inadeguata agli odierni standard di vita. Una miseria che, come dice nel film lo scrittore Erri De Luca, rappresenta “il fantasma del nostro tempo: la retrocessione”.
La seconda povertà è antitetica. Si tratta di quella che vede protagonisti alcuni giovani i quali, usando a pretesto il regime di flessibilità che non li garantisce (contratti a progetto, lavoro interinale, precarietà,…), appaiono più interessati a protestare e a criticare i coetanei lavoratori piuttosto che rimboccarsi le maniche per trovare una soluzione oppure il barbone Ivano Pallavidino che si professa troppo “intelligente” per piegarsi al sistema. Può la povertà essere snob?

(nelle foto, dell'ufficio stampa: il regista Armando Ceste ed Ivano Pallavidino)