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SPECIALE - Il Festival di Sanremo

di Danila Elisa Morelli©

Storia

I segreti dell'Ariston

Le sviste della giuria

Quante censure

Gli aneddoti

L'edizione 2005

Diario di bordo dell'edizione 2005

STORIA

“Signore e signori, benvenuti nel Casinò di Sanremo per una eccezionale serata organizzata dalla Rai, una serata della canzone con l’orchestra di Cinico Angelini. Premieremo, tra le 240 composizioni inviate da altrettanti autori, la più bella canzone dell’anno. Le 20 canzoni prescelte vi saranno presentate da Nilla Pizzi e da Achille Togliani con il Duo Fasano”: furono queste le parole con cui Nunzio Filogamo annunciò l’inizio di quella che sarebbe divenuta la più importante manifestazione canora italiana. Erano le 22.00 del 29 gennaio 1951 ed il Festival di Sanremo si svolgeva presso il Giardino d’Inverno del Casinò Municipale. Il biglietto d’ingresso costava 500 lire ed i giornalisti chiamati a seguire l’evento erano appena quattro, per la verità ben più impegnati a giocare alla roulette che a sentire i gorgheggi dei cantanti.

Da allora tutto è cambiato: oggi il Festival è un’enorme macchina promozionale seguita con interesse dai mass media di tutto il Mondo e capace di monopolizzare i palinsesti televisivi per almeno una settimana. Tanti gli aneddoti, le curiosità, i retroscena, gli scandali. Ecco una breve cronistoria dei primi cinquant’anni di Sanremo.

ANNI ’50 Adionilla Negrini Pizzi è la prima vincitrice della manifestazione. Nel 1951 partecipa alla gara con 9 canzoni e vince con Grazie dei fior, il cui singolo venderà ben 36mila copie. I giornali dell’epoca le attribuiscono una love-story con il “rivale” Achille Togliani, in realtà innamorato della bella Sofia Loren.

L’anno seguente la Pizzi bissa il successo in maniera trionfale occupando tutti i gradini del podio con le canzoni Vola colomba, Papaveri e papere, Una donna prega. Proprio al secondo brano è legata la prima polemica della storia di Sanremo: la canzone è infatti ritenuta una satira politica in cui sarebbero descritti i rapporti tra i potenti (papaveri) e la gente comune (papere). E’ in questa edizione che Nunzio Filogamo pronuncia la frase: “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera”.

Nel 1953 all’orchestra del maestro Cinico Angelini si affianca quella diretta da Armando Trovaioli. Doppia orchestra, doppia esecuzione: ogni canzone in gara viene infatti interpretata da due cantanti diversi. Flo Sandon’s, vincitrice con Carla Boni, si esibisce febbricitante per un forte attacco di appendicite.

Viene effettuato il primo esperimento televisivo: l’emittente nazionale trasmette circa un’ora della serata finale. Due anni dopo la Rai è in grado di trasmettere in Eurovisione la serata finale, seguita da otto milioni di telespettatori. Per ragioni di immagine, si sostituisce Nunzio Filogamo con il più telegenico Armando Pizzo affiancato da Maria Teresa Ruta, zia dell’odierna conduttrice televisiva. Claudio Villa, vincitore con Buongiorno tristezza, è a letto con 40 di febbre: i telespettatori dovranno accontentarsi di udirne la voce incisa guardando un palcoscenico vuoto.

Filogamo torna nel ‘57, quando la Rai cede a privati la gestione dell’evento. Gli anni Cinquanta si chiudono con l’incredibile successo di Volare (1958) e di Piove (1959) cantate dalla coppia Modugno - Dorelli e con la “scandalosa” sensualità con cui Jula De Palma interpreta il brano Tua.

ANNI ’60 Arrivano gli “urlatori” e vincono: Tony Dallara, in coppia con Renato Rascel, si piazza in prima posizione nel 1960 gridando a squarciagola le parole di Romantica. Alla categoria “urlatori” appartiene anche la diciannovenne Mina che, a causa di un fastidioso ascesso alla gola, non riesce a farsi notare. Modugno, in gara con la canzone Libero, viene accusato da un’associazione di donne cattoliche di istigare i mariti italiani ad abbandonare il tetto coniugale. I versi incriminati sono: “Libero voglio vivere come rondine che non vuol tornare al nido”...

Il 1961 è l’anno di Celentano: la sua esecuzione di 24mila baci viene criticata perché per alcuni secondi il giovane cantante dà le spalle al pubblico. Pochi sanno che il “molleggiato” è al Festival grazie ad una licenza dal servizio militare firmata dall’allora Ministro della Difesa Andreotti.

Nel 1963 nasce il meccanismo perverso di premiare con un anno di ritardo il vincitore morale della precedente edizione: Tony Renis vince con il modesto Uno per tutte, niente in confronto a Quando quando quando. Per la prima volta Mike Bongiorno presenta la rassegna e l’incasso totale della manifestazione sfiora la cifra di 72milioni e 520mila lire.

Il 1964 è l’anno degli stranieri: per lanciare la musica nostrana all’estero le canzoni in gara sono proposte da un interprete italiano e da uno forestiero. Vince la sedicenne Cinquetti con Non ho l’età e Domenico Modugno, colpito da amnesia durante l’esecuzione di Che me ne importa a me, inventa di sana pianta il testo della canzone. Ma è anche l’anno del primo playback, quello di Bobby Solo che, a causa di un attacco di “fifite acuta” (parole sue), subisce un calo di voce ed è costretto ad esibirsi con l’ausilio del preregistrato. Risultato: Una lacrima sul viso non vince e Solo verrà “risarcito” nel ‘65 ottenendo il primo posto con Se piangi se ridi. Nel 1966 arrivano i primi complessi (Equipe 84, Ribelli), Bobby Solo giunge in ritardo alle prove e viene “squalificato” dalla Rai (per 6 mesi non potrà apparire in video). Il ragazzo della via Gluck non arriva in finale.

L’edizione 1967 finisce in tragedia: il ventinovenne cantautore Luigi Tenco, escluso con il brano Ciao amore ciao, si uccide con un colpo di pistola nella stanza 219 della dependance dell’Hotel Savoy. Il Festival continua come se niente fosse e l’unico cantante a partecipare ai funerali è Fabrizio De Andrè.

Nel 1968 desta scalpore la protesta di Celentano il quale, risentitosi per la vittoria di Sergio Endrigo, abbandona la sala senza ritirare il terzo premio. L’episodio causa il divorzio artistico fra il capo del clan e Don Backy. Questi, autore del brano di Celentano (Canzone), si offende del gesto dell’amico, già reo di averlo costretto a “cedere” la paternità di Casa bianca (seconda classificata, interpretata dalla Vanoni) ad un prestanome per aggirare una clausola del regolamento del Festival.

Il 1969 è segnato dalla contestazione giovanile: Sanremo è presidiata da 2000 poliziotti e, mentre Lucio Battisti è in gara con Un’avventura, Dario Fo e Franca Rame conducono il Controfestival.

ANNI ’70 Inizia il periodo buio. Il ‘70 è l’anno della “coppia più bella del mondo” che vince con Chi non lavora non fa l’amore. Sergio Endrigo rende la pariglia al rivale dichiarando: “Non mi dispiace che abbia vinto Celentano, mi dispiace che abbia vinto quella canzone!”. Sulle pagine dei giornali il Festival è oscurato dalla notizia del matrimonio di Mina con il giornalista Virgilio Crocco.

Il 1971 incorona Nada e Nicola Di Bari, interpreti di Il cuore è uno zingaro, ma a vendere di più è 4/3/1943 di Lucio Dalla che, per partecipare al Festival, viene modificata: il titolo originale era Figlio di mignotta ed il verso “per i ladri e le puttane” diviene “per la gente del porto”.

Sanremo è però in caduta libera: nel ‘72 si decide di eliminare la doppia esecuzione dei brani ed un discografico dichiara: “Nel 1967 purtroppo morì un cantante. Questa notte è morto un Festival”; nel ‘73 la televisione propone solo la serata finale di un’edizione iniziata con evidente ritardo per dissidi tra Rai e case discografiche; nel ‘74 partecipano alle selezioni solo 126 canzoni; l’anno seguente la rassegna viene bollata come “la peggiore di tutti i tempi” ed infatti si vendono appena 45mila dischi in totale,...

Nel 1977 Vittorio Salvetti cerca di risollevare le sorti del Festival. Sposta la sede dal Casinò al Teatro Ariston e fa passare il “complesso dei complessi”: sul podio salgono Homo Sapiens, Collage e Santo California. I telespettatori non assistono alla premiazione in diretta: da due anni infatti la Rai interrompe il collegamento prima della proclamazione dei vincitori!

ANNI ’80 Sanremo cambia look: Claudio Cecchetto e Roberto Benigni (che si produce in un lungo bacio con la valletta Olimpia Carlisi) si muovono in una scenografia “discotecara” con specchi, raggi laser e ben 11mila 500 lampadine.

Nell’81 la Rai trasmette le tre serate: debutta e vince Alice, pupilla di Franco Battiato. La sua vittoria era stata pronosticata un mese prima.

L’82 è l’anno di Riccardo Fogli ma il pubblico nota il giovane Vasco Rossi, interprete di Vado al massimo. Si piazzerà ultimo ed il settimanale Oggi scriverà “Come si può permettere la Rai di mostrare... un simile esempio di drogato”.

Il Festival cambia aspetto: alla giuria di esperti si affianca quella popolare del concorso Totip; vengono create le categorie “big” e “nuove proposte” (il primo vincitore di quest’ultima è Eros Ramazzotti nell’84 con Terra Promessa); arrivano i super ospiti stranieri; viene introdotta una gara tra videoclip (vince Absolute Beginners di David Bowie - 1986).

Nel 1987, ventennale della morte di Tenco, Baudo annuncia in diretta la scomparsa di Claudio Villa. Si impone il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi con Si può dare di più.

Ormai il Festival è un’enorme macchina promozionale per cantanti più o meno noti, per presentatori più meno capaci (ricordate l’edizione condotta dai “4 figli di papà” Rosita Celentano, Gianmarco Tognazzi, Danny Quinn e Paola Dominguin?).

ANNI ’90 Nel ‘90 il Festival emigra al Palafiori. La gigantesca struttura è ribattezzata “Paladiavolo” e “Palaincubo” per il gelo che si patisce al suo interno e per i tanti pipistrelli che vi svolazzano. Ritorna l’orchestra, assente dal ‘79, ed i cantanti si esibiscono dal vivo dopo anni di playback. La finale, che proclama la vittoria annunciata dei Pooh, è seguita da 17milioni di telespettatori. Non mancano le polemiche: Striscia la notizia accusa i cantanti di utilizzare basi registrate e denuncia un losco giro di bustarelle.

Il 1991 vede l’imporsi di Riccardo Cocciante, Renato Zero e Marco Masini, tutti alla loro prima apparizione nella categoria “big”. Diviene un tormentone Siamo donne interpretata da Jo Squillo e Sabrina Salerno, prima cantante ad esibirsi in bikini. Fra le stranezze si segnala l’espediente ideato da Loredana Berté per non essere disturbata al telefono: si fa passare solo le telefonate di chi si annuncia con la parola d’ordine “scarrafone”.

Se il 1992 è l’anno del primo Dopofestival, il ‘93 è quello di Laura Pausini, delle polemiche per il brano antiabortista In te cantato dall’allora sconosciuto Nek (secondo al Sanremo ‘97 con Laura non c’è), e della comparsa sul palco dell’Ariston di un volto Mediaset, Lorella Cuccarini, che farà da apripista ad Ambra, Mike Bongiorno e Raimondo Vianello.

Nel 1994 si comincia a patire l’effetto Baudo: ormai incontrastato padrone della manifestazione, è accusato di maschilismo nei confronti delle compagne di lavoro, di eccessivo presenzialismo (ormai tra Festival, Dopofestival, polemiche ed interventi, occupa i palinsesti televisivi per un’intera settimana), di favoritismo nei confronti di alcuni cantanti. E’ l’anno di Giorgio Faletti e della sua Minchia signor tenente.

Nel ‘95 Pippo si trasforma in “SuperPippo” producendosi nel salvataggio in diretta di uno spettatore che minaccia di gettarsi dalla balconata. Al di là del pittoresco episodio, la rassegna si segnala per la massiccia presenza di ospiti stranieri e per la “sconfitta” dei vincitori presunti, Fiorello e 883.

Nel ’96 le polemiche si scatenano quando giunge notizia che Sabrina Ferilli, chiamata ad affiancare il solito Baudo, fa togliere dalla sua stanza d’albergo un quadro di Romano Mussolini: non per niente è figlia di un dirigente PDS...

Nel ’97 torna Mike Bongiorno, affiancato dalla superscortata (4 guardie del corpo) Valeria Marini e dal comico Piero Chiambretti il quale, complice un complicato sistema di tiranti, vola sul palco, fa alzare gli ascolti e soffre alle parti basse.

Mentre il Festival decolla, il Dopofestival si trasforma in un’inutile appendice della manifestazione. Il 1998 è la volta di Raimondo Vianello. L’ironico conduttore vive un solo momento di imbarazzo quando, a sorpresa, Madonna gli rivolge la parola ed egli, non sapendo l’inglese, l’allontana dal palco senza tante cerimonie.

Nel ‘99 inizia l’era Fazio: le (belle) canzoni in gara fanno da sfondo. Ciò che interessa il conduttore è ironizzare sui tanti presentatori improvvisati e profondersi in fastidiosi elogi per i suoi super-ospiti (vedi Ivano Fossati). Così il Festival viene nobilitato dalla sinistra e raccoglie nuove fette di pubblico fino ad ottenere punte di 20milioni d’ascolto.

DAL 2000... Il nuovo millennio vede il Festival in difficoltà. Almeno in termini di ascolti: Mediaset invfatti decide di non rinunciare alla sfida e decide di piazzare programmi forti in diretta concorrenza al Festivalone...

E così lo share diminuisce, complici anche le formule non sempre felici scelte dai direttori artistici, primo fra tutti Baudo che continua a proporre un Festival decisamente vecchio stampo. Le varie edizioni hanno un solo merito: quello di far conoscere al grande pubblico gruppi e cantanti altrimenti solo di "nicchia"... Qualche esempio? Gli exploit di Carmen Consoli, Samuele Bersani e Subsonica nel 2000 o di Alexia nel 2003.

Fa eccezione l'edizione 2004 curata da Tony Renis il quale riesce a trovare per ogni genere musicale una canzone rappresentativa. Presentato da una Simona Ventura francamente inguardabile (a causa delle mise con reggiseno a vista), il Festival 2004, per circondato da polemiche sterili, ottiene finalmente il successo discografico: il cd, contenente tutte le canzoni (tranne quella di Paolo Meneguzzi) e venduto a prezzo modico anche in edicola, entra in classifica e stravende. La vittoria va ad una bella canzone, L'uomo volante, interpretata da un Marco Masini che torna in scena dopo anni di incomprensioni.

E' ancora in corso l'edizione e già si parla di chi sostituirà Renis e Ventura: lo scettro nel 2005 passerà all'acchiappascolti Paolo Bonolis, forte del successo del preserale Affari Tuoi.

 

 

I SEGRETI DELL'ARISTON

Inaugurato nel 1957, il Teatro Ariston di Sanremo si trova in via Matteotti ed è proprietà della famiglia Vacchino.

Nel corso dell'anno, esso funge da cinema multisala. A gennaio però viene preso in affitto dalla Rai per essere allestito appositamente per il Festival della Canzone Italiana.

L'Ariston non ha ospitato sempre il Festival. Prima del 1977 il Festival si svolgeva infatti presso il Casinò del comune ligure: fu Vittorio Salvetti a spostarlo nel centralissimo Teatro. Nel 1990 emigra invece al Palafiori, una gigantesca struttura ribattezzata immediatamente “Paladiavolo” e “Palaincubo” per il gelo che si patisce al suo interno e per i tanti pipistrelli che vi svolazzano... Vista la situazione, il ritorno all'Ariston, manco a dirlo, sarà rapido ed indolore!

 

 

LE SVISTE DELLA GIURIA

La storia sanremese è costellata di aneddoti ed episodi quanto meno curiosi che hanno a che fare con i verdetti della giuria. I sospetti di “brogli elettorali” nascono infatti agli albori del Festival.

E’ il “reuccio” Claudio Villa ad accendere la miccia nel ’58: vistosi battuto da Modugno e Dorelli, interpreti di Nel blu dipinto di blu, esce infuriato dal Salone delle Feste chiedendo a viva voce dove siano finiti i 350 voti che gli erano stati garantiti...

Tre anni dopo Totò, eletto membro della Commissione Selezionatrice delle canzoni, lascia il suo posto dichiarando “Perbacco, non sono mica un pagliaccio!”. Il motivo? L’eliminazione ingiustificata della canzone Parole gli fa pensare che i colleghi siano vittime di pressioni da parte dei discografici.

Il ‘67 è l’anno della morte di Luigi Tenco, suicidatosi dopo l’eliminazione della sua Ciao amore ciao. Sul biglietto d’addio scrive: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro!) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda in finale Io tu e le rose ed una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao, Luigi”.

Nel ‘74 una delle giurie demoscopiche, quella di Firenze, decide di astenersi dal voto “per mutare il volto di questa manifestazione, ancora legata alle manovre delle case discografiche”.

In effetti il Festival è fortemente influenzato dall’industria del disco. L’esempio più eclatante è del 1960: la RCA, scontenta per una trattativa finita male con gli organizzatori del Festival, decide di boicottare la manifestazione negando tutti i suoi artisti. Cosa si intende per “trattativa”? Ogni etichetta discografica propone agli organizzatori del Festival una sorta di “pacchetto” in cui sono compresi sia cantanti famosi sia volti nuovi. La presenza di un big (italiano o straniero) è vincolata a quella di un esordiente. In questo modo la televisione si garantisce il successo di ascolti grazie alla partecipazione in gara dei campioni noti al grande pubblico e la casa discografica ottiene la possibilità di far conoscere a milioni di telespettatori le sue nuove promesse. Inutile dire che questo meccanismo è tuttora largamente praticato.

 

 

QUANTE CENSURE

“La Rai Tv ha smentito ogni censura sui testi delle canzoni. La Rai non interviene, ci mancherebbe. La Rai Tv mormora sommessamente paterni consigli agli autori, agli organizzatori, ricorda che le canzoni che parlano di divorzio, di contestazioni, di miseria, di problemi economici, cioè di tutti i temi che la gente discute, non sarebbero gradite. E gli autori si affrettano ad allinearsi inviando testi assolutamente qualunquisti”: scriveva così Gigi Speroni sul “Corriere della Sera”. Era il 1957.

Dieci anni dopo moriva Luigi Tenco, suicidatosi dopo l’eliminazione della sua “Ciao amore ciao”: pur di garantirsi qualche possibilità di successo aveva cancellato dal testo della sua canzone alcuni riferimenti antimilitaristi per conferirle un aspetto più “festivaliero”. La canzone fu ugualmente esclusa.

Molti altri sono stati gli episodi di censura: dal caso emblematico di “4/3/1943” che Lucio Dalla ha potuto cantare nella versione originale solo lo scorso anno in qualità di superospite (il titolo originale era “Figlio di mignotta” ed il verso “per la gente del porto” era in realtà “per i ladri e le puttane”) alla correzione che dovettero apportare i Pooh al brano “Uomini Soli” (dove, per evitare l’accusa di pubblicità gratuita, proprio “il Corriere della Sera” fu sostituito da un anonimo “il giornale della sera”) e Loredana Bertè alla canzone “Luna” (“E vaffanculo Luna” divenne un improbabile “Occhiali neri luna”).

Ma a Sanremo non sono state censurate solo le canzoni: nel 1962 Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi non vennero mandati in onda perché rei di avere realizzato nello spettacolo “Uno, due, tre” uno sketch in cui prendevano di mira addirittura il Presidente della Repubblica. Circa venti anni dopo suscita critiche e polemiche Roberto Benigni il quale si produce in un bacio appassionato con la valletta Olimpia Carlisi, prende di mira Woytilaccio e Cossigaccio e, dulcis in fundo, propone: “il prossimo anno farei cantare le stesse canzoni che avete appena ascoltato affidandole ai partiti politici e ad alcuni uomini di spicco. I democristiani cantano Solo noi, i comunisti Gelosia, i radicali Voglio l’erba voglio, i repubblicani Va’ pensiero. Infine Cossiga dedica al cugino Berlinguer Tu mi manchi dentro”.

Col passare degli anni comunque le maglie della censura si allentano. Per fortuna, altrimenti chi avrebbe potuto ascoltare la splendida canzone di Giorgio Faletti che esordisce con “Minchia signor tenente”?

 

 

GLI ANEDDOTI

Adionilla Negrini Pizzi è la prima vincitrice della manifestazione. Nel 1951 partecipa alla gara con 9 canzoni e vince con Grazie dei fior, il cui singolo venderà ben 36mila copie.

Nel '52 la Pizzi bissa il successo in maniera trionfale occupando tutti i gradini del podio con le canzoni Vola colomba, Papaveri e papere, Una donna prega.

Nel '53 viene effettuato il primo esperimento televisivo: l’emittente nazionale trasmette circa un’ora della serata finale. Due anni dopo la Rai è in grado di trasmettere in Eurovisione la serata finale, seguita da otto milioni di telespettatori.

Nel '60 Modugno, in gara con la canzone Libero, viene accusato da un’associazione di donne cattoliche di istigare i mariti italiani ad abbandonare il tetto coniugale. I versi incriminati sono: “Libero voglio vivere come rondine che non vuol tornare al nido”...

Il 1961 Celentano,grazie ad una licenza dal servizio militare firmata dall’allora Ministro della Difesa Andreotti, si esibisce cantando 24mila baci: la sua esecuzione viene criticata perché per alcuni secondi il giovane cantante dà le spalle al pubblico. 

Il 1964 è l’anno del primo playback, quello di Bobby Solo che, a causa di un attacco di “fifite acuta” (parole sue), subisce un calo di voce ed è costretto ad esibirsi con l’ausilio del preregistrato.

L'edizione 1980 vede Claudio Cecchetto e Roberto Benigni (che si produce in un lungo bacio con la valletta Olimpia Carlisi) muoversi in una scenografia “discotecara” con specchi, raggi laser e ben 11mila 500 lampadine.

Nel ‘90 il Festival emigra al Palafiori. La gigantesca struttura è ribattezzata “Paladiavolo” e “Palaincubo” per il gelo che si patisce al suo interno e per i tanti pipistrelli che vi svolazzano.

Una lacrima sul viso, Nel blu dipinto di blu, Un cuore matto, Quando Quando Quando, Nessuno mi può giudicare, Gianna, Il ragazzo della via Gluck, Io che non vivo (senza te), 4/3/1943, Jesahel: ecco le dieci canzoni sanremesi che hanno venduto in assoluto di più. Di queste solo Nel blu dipinto di blu è anche vincitrice del Festival. Solo per caso: bocciata dalla commissione selezionatrice, venne ripescata in extremis prima del via della manifestazione. La Giuria non ha mai brillato per lungimiranza...

 

L'EDIZIONE 2005

Da un Teatro Ariston completamente rivoluzionato, prende il via martedì 1 marzo la 55esima edizione del Festival della Canzone Italiana.

Ad ideare e condurre la kermesse sarà Paolo Bonolis il quale sarà affiancato sul palco, come tradizione vuole, da due presenze femminili: la bionda Antonella Clerici e la bruna Federica Felini. Il loro compito appare chiaro: la prima, solare e carnosa, potrà costituire l'ideale "spalla" per Bonolis, da sempre amante dei duetti comici, assumendo così le funzioni che un tempo furono di Luca Laurenti; la seconda, modella ventunenne, offrirà un giusto spettacolo per gli occhi, indosserà come di dovere gli abiti firmati Giorgio Armani e dimostrerà che non bisogna essere per forza straniere per poter costituire la "bella presenza" sul palco sanremese.

La Scenografia

Come dicevamo, l'interno del Teatro Ariston è stato rivoluzionato. A firmare il restyling voluto da Bonolis è Gaetano Castelli, giunto al suo undicesimo Sanremo in qualità di scenografo.

La grande novità sarà costituita dalla presenza di parte del pubblico (150 ospiti invitati dalla Rai) sul palcoscenico: prenderanno posto dietro ai cantanti, su una gradinata allestita appositamente.

Il nuovo assetto prevede inoltre una scala semovente ricca di led luminosi ed un enorme schermo (in gergo tecnico: vidiwall) per proiettare immagini d'accompagnamento all'esecuzione delle canzoni.

Gli orchestrali prenderanno posto nel cosiddetto "golfo mistico" ed il direttore d'orchestra non si troverà più al lato del palco ma di fronte, in modo da guardare direttamente sia l'artista sia i musicisti. La responsabilità dell'orchestra quest'anno spetta al maestro Renato Serio.

Imponenente sarà l'impiego delle luci: "Essendo più che altro uno spettacolo televisivo - ha dichiarato Castelli al settimanale TV Sorrisi e Canzoni - le luci sono di fondamentale importanza. E' per questo che tutto il palco, le gradinate e le quinte sono composte da luci: piccoli led, grandi come la capocchia di uno spillo, coperti da una base di plexiglas".

 

La Gara

Le novità del 55esimo Festival di Sanremo non si fermano alla scenografia. A distanza di anni, torna il meccanismo della gara ad eliminazione.

Gli artisti saranno divisi in cinque categorie: uomini, donne, gruppi, classic, giovani. Ogni categoria sarà composta da cinque artisti tranne quella dei giovani che saranno in dodici. Alla finale di sabato, arriveranno 15 artisti, tre per ogni categoria. A questo punto verrà eletto un campione per ogni gruppo.

Qui si concluderà il compito delle giurie demoscopiche sparse in tutta Italia ed entrerà in gioco il pubblico da casa che, attraverso sms e televoto, eleggerà il vincitore assoluto.

Non esiste la "Giuria di Qualità" né il Premio alla Carriera.

 

Niente Dopofestival

Quest'anno infatti il tradizionale appuntamento dello "spettegules festivaliero" sarà assente... D'altronde, tranne rare eccezioni, il Dopofestival era ridotto ad un prosieguo sterile della manifestazione in cui non si approfondiva ma si incensava e le osservazioni, spesso giuste, proposte dal pubblico venivano messe a tacere con un uso sapiente del microfono o con indelicatezza da parte del conduttore (come non ricordare i telespettatori zittiti da un ingombrante Baudo, padrone di casa al Festival ed al Dopofestival?).

Lo spazio per le discussioni sarà inglobato nel Festival al quale interverranno cinque opinionisti: Ambra Angiolini (che avrà il compagno Francesco Renga tra i cantanti in gara), Iva Zanicchi, Claudio Bonivento, Marco Giusti e lo scrittore Ezio Vendrame. Agli opinionisti fissi potrebbero aggiungersi dei "battitori liberi" i cui nomi sono ancora da definire.

 

Le presenze femminili

I collegamenti con le giurie demoscopiche saranno presentati dalla Miss Italia in carica, Cristina Chiabotto. Sul palco, affianco a Paolo Bonolis, ci saranno la modella Federica Felini (indosserà abiti firmati Giorgio Armani) e la conduttrice Antonella Clerici (vestirà Gai Mattiolo).

 

I cantanti in gara

DONNE

Alexia - Vincitrice dell'edizione 2003 ("Per dire di no"), la cantante spezzina presenta un brano dal titolo "Da Grande"; Paola e Chiara - Alla loro seconda partecipazione, le due sorelle milanesi propongono un brano melodico dal titolo "A modo mio"; Marina Rei - Si intitola "Fammi entrare" il brano della musicista che si presenta per la quarta volta a Sanremo; Antonella Ruggiero - E' il catanese Mario Venuti a firmare il brano che la cantante genovese presenterà al Festival, "Echi di infinito"; Anna Tatangelo - Classe 1987, è già al suo terzo Festival! Il brano si intitola "Ragazza di periferia".

UOMINI

Gigi D'Alessio - Torna per la terza volta in riviera e da superfavorito. Il brano proposto, di cui è autore, si intitola "L'amore che non c'è"; Marco Masini - Campione uscente (sua la vittoria 2004 con "L'uomo volante"), presenta "Nel mondo dei sogni"; Paolo Meneguzzi - Classe 1976, piazzatosi quarto nella scorsa edizione ("Guardami negli occhi"), ci riprova con "Non capiva che l'amavo"; Francesco Renga - Ex front man dei Timoria, Renga ha trovato la sua giusta dimensione da solista come interprete di brani che sposano la qualità al successo discografico. Al Festival presenta "Angelo"; Umberto Tozzi - A quattro anni dalla sua ultima partecipazione, il cantante torinese presenta "Le parole".

GRUPPI

Dj Francesco Band - Reduce dal "successo" dell'Isola dei Famosi, dalla "storia" con l'onnipresente Yespica, il figlior prodigo Facchinetti Francesco si presenta in gruppo con "Francesca"; Le Vibrazioni - Che costituiscano un fenomeno discografico è indubbio: le cifre sono da capogiro (80mila copie del singolo "Dedicato a te", 350mila copie l'album)! Più difficile capire ancora le reali qualità del gruppo... Il brano si intitola "Ovunque andrò"; Matia Bazar - Undici Festival all'attivo ma con quattro voci femminili diverse. Dopo Antonella Ruggiero, Laura Valente e Silvia Mezzanotte, sarà Roberta Faccani ad interpretare "Grido d'amore"; Nicky Nicolai & Stefano Di Battista Jazz Quartet - Saranno loro ad assumersi il compito di rendere il Festival più d'elite, come in passato fecero Avion Travel e Cammariere. Il brano si intitola "Che mistero è l'amore"; Velvet - Autori del dissacrante "Boyband", i Velvet tornano a Sanremo (c'erano stati nel 2001) più maturi e preparati che mai. Il brano è "Dovevo dirti molte cose".

CLASSIC

Nicola Arigliano - Classe 1923, mancava dalla manifestazione dal 1964, l'anno di "Venti km al giorno". Canta "Colpevole"; Marcella Bella - Cinquantatré anni ottimamente portati, la cantante catanese partecipa al suo settimo festival con il brano "Uomo bastardo"; Franco Califano - Riportato in auge dalle eccezionali imitazioni di Fiorello, l'autore di brani importanti come "Un grande amore e niente più" e "La nevicata del '56", interpreterà "Non escludo il ritorno"; Toto Cutugno - Alla sua 13esima rassegna, l'artista toscano canterà con Annalisa Minetti il brano "Come noi nessuno al mondo"; Peppino Di Capri - Con "La panchina" l'artista può fregiarsi del titolo di "presenzialista" partecipando al suo 15esimo festival.

GIOVANI

Sette solisti e cinque gruppi. Nove proposte sono state scelte dalla Commissione Artistica della Rai, tre provengono dall'Accademia della Canzone di Sanremo.

 

DIARIO DI BORDO

- Martedì 1/3 -

Spetta all'ottimo chitarrista Paolo Carta il compito di dare inizio al 55esimo Festival: è lui infatti ad intonare una versione moderna e riarrangiata dell'Inno di Mameli.

Segue una piacevole esibizione dei giovani che si disputeranno un posto in finale a partire da domani: cantano "Non sarà un'avventura", "Mi sono innamorato di te", "Il pescatore". L'effetto è incredibilmente suggestivo: la partenza del Festival è di quelle memorabili.

Peccato che poi il Festival inizi davvero e che un Bonolis, comprensibilmente un po' agitato, saluti il pubblico con un "Buonasera a tutti, amici telespettatori" per poi condurre una serata priva di ritmo e con canzoni qualitativamente meno valide degli anni scorsi.

Ma veniamo alle prime donne: Antonella Clerici sfoggia un improbabile abito a campana che, al di là della scenetta per la serie "non riesco a scendere le scale", sembra effettivamente impedirle i movimenti. Con lei, come immaginavamo, Bonolis realizza siparietti comici come già aveva fatto Vianello: tanto la Pivetti era bersagliata dall'ironico Raimondo, tanto la Clerici è vittima del sarcasmo di Paolo. Il ruolo della Herzigova è così assunto dalla Felini alla quale nuoce forse la dizione: passerà alla storia il suo "Zao", storpiatura di "ciao"...

Le canzoni si susseguono a ritmo non proprio incalzante: si esibiscono tutti i big. Eccoli, in ordine di apparizione: Tozzi presenta un brano in puro stile Tozzi, le immagini sui mega schermi posti alle sue spalle non c'entrano nulla (voto: 6); Paola e Chiara propongono un brano orecchiabile (voto: 7); i Matia Bazar hanno, come spesso capita, una canzone che sa di già sentito (voto: 4); Nicola Arigliano canta con classe "colpevole di averti qui, di avere detto ancora sì" (voto: 8); DJ Francesco Band imita un po' i Negrita senza averne le capacità né la prestanza (voto: 5); Toto Cutugno presenta con Annalisa Minetti una canzone degna del gruppo "classic" (voto: 6); Alexia ha voce, ritmo, sveglia l'Ariston (voto: 8); Gigi d'Alessio sembra uscire dal suo cliché per poi rientrarci (voto: 6).

Arriva l'ospite straniero: il cantante Michael Bublé. Ed arriva la prima figuraccia del Festival: mentre il canadese canta un primo brano, il microfono smette di funzionare e passano troppi secondi prima che all'artista d'oltreoceano venga sostituito. Bublè si presta ad un duetto con Bonolis intonando "Tu vuo' fa' l'americano" per poi cantare la bellissima "Home".

Riparte la gara: Le Vibrazioni continuano a scimmiottare un'epoca e sono meno orecchiabili del solito (voto: 3); Francesco Renga porta voce, classe e poesia (voto: 9).

Dopo l'ennesimo stacco pubblicitario, Bonolis ha l'arduo compito di annunciare l'improvvisa morte di Alberto Castagna.

Si esibiscono: Antonella Ruggiero porta un brano firmato da Mario Venuti ma suona di occasione sprecata (voto: 6); Marco Masini propone una canzone con meno impatto di quella dell'anno scorso (voto: 7), Anna Tatangelo ha una canzone di D'Alessio e si sente (voto: 6); Di Capri offre un quadretto idilliaco con "La Panchina" (voto: 6); Marcella Bella scuote la platea con "Uomo bastardo" (voto: 7); Paolo Meneguzzi canta quella che sarà la hit per le radio (voto: 7); Nicky Nicolai etc presenta il brano per snob (voto: 7); Franco Califano ha un brano scritto da Zampaglione che ben si adatta a lui (voto: 7); i Velvet sono di impatto (voto: 8) così come Marina Rei (voto: 7).

La classifica parziale vede, nell'ordine:

UOMINI: Renga, Masini, D'Alessio, Meneguzzi, Tozzi

DONNE: Ruggiero, Alexia, Tatangelo, Rei, Paola&Chiara

GRUPPI: Nicky Nicolai..., Matia Bazar, Vibrazioni, DJ Francesco Band, Velvet

CLASSIC: Cutugno, Bella, Di Capri, Arigliano, Califano.

 

- Mercoledì 2/3 -

La serata di mercoledì manca di ritmo quasi quanto la prima. A differenza di questa, però, si segnala per due o tre episodi non particolarmente felici.

Il primo riguarda la scelta dell'ospite: una mezz'ora del Festival è dedicata a Mike Tyson. Nulla da dire sulla levatura del pugile dal punto di vista atletico, ma è quanto meno bizzarro sentir definire una "bella persona" chi è stato condannato per stupro o per aver strappato a morsi l'orecchio di un rivale... Senza sottolineare che Tyson sta al Festival come i cavoli a merenda...

La seconda è la polemica che si instaura quando Ezio Vendrame definisce "vomitevole" il comportamento di Gigi D'Alessio che, in occasione della sua esibizione, aveva incensato Bonolis per la scelta di reinserire il meccanismo della gara ad eliminazione tra cantanti. Ne deriva un battibecco tra opinionisti e pubblico poco carino, davvero. Soprattutto perché il pubblico si comporta in maniera francamente incivile.

La terza è l'atteggiamento di Bonolis nei confronti della Chiabotto: zittisce la miss Italia in carica, garbata e disponibile, con la scusa di evitare un inutile protrarsi dell'attesa per sapere chi verrà eliminato tra le categorie Uomini e Donne. In realtà vuole solo avere ancora più tempo per lui al fine di straparlare... Per inciso, gli eliminati sono Umberto Tozzi e Paola&Chiara.

La quarta, la più grave, è il trattamento riservato ai giovani. Chi scrive non amava le gestioni baudesche ma deve ammettere che il Super-Pippo, alternando le esibizioni di big e giovani, consentiva a questi ultimi di avere una certa visibilità. Bonolis, l'innovatore, relega invece la nuova linfa al giorno successivo: le sei proposte si esibiscono cioè dopo la mezzanotte... Con inoltre un penoso ritardo nella comunicazione dei risultati...

- Giovedì 3/3 -

La serata registra un simpatico duetto tra Paolo Bonolis e Will Smith: l'attore e cantante afro americano è disponibile e si destreggia con abilità sul palco. Lo scopo della sua presenza è, oltre ad intascare un cospicuo gettone di presenza, annunciare l'uscita del suo nuovo film intitolato Hitch.

La gara registra le eliminazioni di Franco Califano (categoria Classic) e Velvet (Gruppi): l'uscita di scena di entrambi è fonte di malcontento generale. Entrambi gli eliminati, a differenza di quelli della sera prima, si presentano sul palco per occupare la sediolina messa a disposizione dal sadico Bonolis. E così Califano coglie l'occasione per segnalare due cose: che non ha avuto vantaggi dall'amicizia che lo lega al conduttore e che l'unico motivo di dispiacere e di non poter far sentire la versione riarrangiata del suo brano insieme ai Flaminio Maphia. Si svela così una pecca nell'ingranaggio festivaliero: venerdì sera tutti i big dovrebbero presentare il loro brano in una veste "diversa" con la complicità di un artista ospite scelto ad hoc. Il lavoro preparatorio e la disponibilità richiesta risultano però inutili in caso di eliminazione...

Gli ascolti del Festival continuano a surclassare le passate edizioni.

- Venerdì 4/3 -

I Big ancora in gara possono ospitare sul palco un ospite a loro scelta. E così la serata che solitamente era dedicata solo alla gara tra nuove proposte, con conseguente perdita di audience, si trasforma in un evento memorabile, in uno spettacolo coi fiocchi.

Tra le esibizioni si segnalano su tutte quella di Marco Masini e di Nicky Nicolai e Stefano di Battista Jazz Quartet: il primo è accompagnato dalla giovane voce dei Gazosa, i secondi si avvalgono della performance in voce e pianoforte di un incredibile Alessandro Preziosi.

Per il resto si segnalano le "furbe" Vibrazioni con Elio delle Storie Tese al flauto traverso, i Matia Bazar con il modello Sergio Muniz, Gigi D'Alessio con i ragazzi di Amici,...

Mancano invece, a causa delle eliminazioni, i Flaminio Maphia (per Franco Califano), il ballerino Kledi (per Paola e Chiara),... Assente per malattia invece Carla Fracci, che invia una lettera per scusarsi con il pubblico e salutare il cantante che l'avrebbe voluta sul palco, Peppino di Capri.

Dei sei giovani in gara, ne rimangono tre: il complesso La Differenza, Laura Bono e Veronica Ventavoli. Peccato per gli Eku.

Ma la serata si segnala per qualcos'altro: sulla riviera giunge notizia della liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Poco dopo giunge anche quella relativa alla scomparsa di Nicola Calipari, l'agente del SISMI che, dopo averla liberata, è morto per difenderla da un attacco mosso dagli americani.

Ebbene, è imbarazzante se non scandaloso assistere alle manifestazioni di giubilo sul palco e nel backstage. E' tutto un felicitarsi ed un celebrare: Marina Rei invita ad applaudire la liberazione, DJ Francesco modifica il testo della sua canzone e intona "Giuliana è libera". Il tragico sospetto è che esistano persone di serie A e di serie B e che Giuliana faccia parte delle prime mentre Nicola delle seconde...

 

- Sabato 5/3 -

La serata si apre con l'esibizione di Vasco Rossi.

Per il resto, si cerca di riparare alla magra figura del giorno prima: sin dal pomeriggio Cattaneo informa la stampa che la serata prenderà il via alcuni minuti prima per poter consentire l'interruzione del programma verso la mezzanotte quando l'aereo che trasporta la salma di Nicola Calipari atterrerà all'Aeroporto di Ciampino.

Ed infatti gli artisti rimasti in gara si esibiscono tutti entro la mezzanotte. Bonolis cede la linea al TG malvolentieri: sembra quasi stupito della cosa, mentre la Clerici già da alcuni minuti faceva praticamente il conto alla rovescia.

Alla fine vengono segnalati i vincitori per categoria:

UOMINI - Francesco Renga

DONNE - Antonella Ruggiero

GRUPPI - Nicky Nicolai e Stefano Di Battista Jazz Quartet

CLASSIC - Toto Cutugno

GIOVANI - Laura Bono

Parte il televoto che consacra Francesco Renga vincitore del 55esimo Festival di Sanremo. Il premio della critica va invece all'ottantaduenne Nicola Arigliano.