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IL SILENZIO DELL'ALLODOLA.

di Danila Elisa Morelli©

E’ possibile sopravvivere ad una carcerazione, a violenze e soprusi, ad un digiuno di oltre sessanta giorni? Biologicamente no, ma spiritualmente sì. Almeno nel caso dell’irlandese Bobby Sands che, rinchiuso nella prigione britannica di Long Kesh a causa della sua appartenenza all’IRA, vi morì il 5 maggio 1981.
A lui è dedicato Il silenzio dell’allodola, opera prima del regista toscano David Ballerini.
Un film coinvolgente che, seppur girato due anni fa, si rivela ancora drammaticamente attuale: la vicenda storica narrata, purtroppo, non ha nulla da “invidiare” a quelle recenti di Abu Grahib…

David Ballerini, classe 1973, parla della pellicola con comprensibile passione: “Perché questa storia? Perché rimasi colpito dalla lettura del libro autobiografico di Sands, One day in my life. Le sue ultime memorie mi scioccarono: non credevo possibile che una persona potesse sopravvivere nelle condizioni descritte… Sopravvivere non in senso biologico, ma soprattutto come uomo, difendendo le proprie libertà e dignità. L’idea che tali misfatti fossero avvenuti in Europa, mi indignava e feriva…"

E allora?

Ho pensato: se io, da italiano di un’altra generazione, provo queste sensazioni, allora forse la storia di Bobby Sands può avere un significato universale che va oltre la specificità del momento e del contesto storico.

Perché girare il film a Torino?

L’azione si svolge tutta in carcere… per rendere bene questo ambiente fisico e le sue valenze metaforiche immaginavo uno spazio particolare: una gigantesca e mostruosa fabbrica invasa dall’esercito. Torino rappresentava la scelta ideale. Abbiamo usato come set l’ex manicomio ed alcuni stabilimenti dismessi che su pellicola acquisiscono l'aspetto di uno spazio metafisico, ricco di valenze.

Le riprese risalgono al 2003 ma il film esce nelle sale solo a giugno 2005. Perché?

Perché è stato un vero calvario... La sceneggiatura (sempre a firma di Ballerini, n.d.r.) risale al 1998. Solo nel '99 venne notata dopo aver ottenuto un prestigioso riconoscimento da parte della Presidenza del Consiglio. Il primo produttore trattò il progetto del film con superficialità... Ho dovuto lottare per riprendermi ciò che era mio e affidarlo a qualcuno che si dimostrasse più serio. Girato il film, i disordini ed i ritardi hanno interessato la fase di postproduzione...

E dunque così difficile intraprendere la carriera di regista?

Tremendamente. Per molte ragioni, anche storiche. Inoltre molti distributori sono vittime di pregiudizi nei confronti di un regista italiano: per loro un film d'autore non può che essere "palloso" e senza possibilità di successo al botteghino. Si negano senza neanche avere visto la pellicola!

L'interprete principale della pellicola è l’attore boemo Ivan Franek, già intenso protagonista di “Brucio nel vento” di Soldini...

E’ un attore dal talento straordinario che ha dato ottima prova di sé. E' in scena il 90% del tempo e riesce a rendere con efficacia tutti gli stati emotivi del personaggio. Mi fa pensare al giovane De Niro...

Progetti futuri?

Due, in fase ancora embrionale: un horror ed un fanta-thriller.

 

CHI ERA BOBBY SANDS?

Bobby Sands nasce nel 1954 a Rathcoole, quartiere della periferia nord di Belfast.

A diciott'anni entra nell'Ira, nell’ottobre del 1972 viene arrestato per possesso di armi e condannato a tre anni e mezzo di reclusione, nel '76, in seguito ad uno scontro a fuoco, viene nuovamente arrestato.

Condannato a 15 anni di carcere, rifiuta di rispondere alle domande degli inquirenti ed incomincia la protesta contro le condizioni di detenzione. In questa occasione, l’11 marzo 1981, intraprende uno sciopero della fame. La notizia avrà un forte impatto sull’opinione pubblica.

Nonostante il sostegno popolare e l’interessamento diretto del Vaticano, l’allora primo ministro britannico Margareth Thatcher rifiuta il dialogo con i detenuti in sciopero.

Sands muore il 5 maggio 1981. Dopo di lui moriranno altri nove carcerati in sciopero della fame. Il 3 ottobre 1981 lo sciopero della fame dei detenuti cessa.

Autore di poesie, Sands in prigione scrive appunti sui rotoli della carta igienica. I "foglietti" raccolti dopo la sua morte daranno origine al libro di memorie One day in my life (la versione italiana si intitola Un giorno della mia vita) da cui il film "Il silenzio dell'allodola" trae ispirazione.