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Cuore Sacro: intervista a Ferzan Ozpetek...

di Danila Elisa Morelli©

Nato a Istambul nel 1959, Ferzan Ozpetek vive in Italia da quando vi si trasferì, appena diciassettenne, per studiare Storia del Cinema a Roma. Facile quindi ritenerlo a tutti gli effetti un regista italiano. Per giunta simpatico e disponibile: impegnato nella promozione del suo ultimo film, "Cuore Sacro", risponde volentieri e schiettamente non solo alle domande di routine ma anche a quelle più "impertinenti", tese a scoprire chi si cela dietro la macchina da presa di pellicole come “Le fate ignoranti” o “La finestra di fronte”.

Sta assistendo alle proiezioni di Cuore Sacro in tutta Italia. Perché?

Per tastare le impressioni del pubblico e della stampa specializzata. Non certo per promuoverlo perché per quello è più utile la televisione. E difatti, sacrificando la mia riservatezza, sarò ospite in varie trasmissioni come "Buona Domenica", "L'infedele", "Otto e mezzo".

Soddisfatto della risposta del pubblico?

Sì, i risultati del primo week-end di programmazione sono positivi. Vedendolo in sala con il pubblico, specie in occasione della proiezione fiorentina, mi sono emozionato, in particolare durante la scena finale, gli ultimi dieci minuti. Non mi aspettavo che parlare di spiritualità e di solidarietà scuotesse così tanto le persone, in senso positivo. Credo comunque che sia necessario aver sofferto per capire a fondo la pellicola

Cosa l'ha spinta a realizzare Cuore Sacro?

Un'esigenza. L'idea mi era venuta cinque anni fa, durante la realizzazione de Le fate ignoranti.

Lo considera il suo film più difficile?

No... quello deve ancora venire! Certo, è analizzato uno dei rapporti affettivi più complessi ed affascinanti: quello di una donna con sua madre... E poi c'è il finale aperto... anche se escludo che la protagonista possa tornare a fare l'imprenditrice!

Si è molto discusso della presenza della Gastoni...

L'ho scelta perché l'ammiro molto. Dopo 25 anni per lei era difficile tornare sul set e la prima settimana abbiamo avuto qualche problema, non lo nego. In seguito però è andato tutto benissimo.

Durante un'intervista rilasciata a Maurizio Costanzo nel contenitore di Buona Domenica, l'attrice si è lamentata di alcuni tagli in fase di montaggio...

Ho tagliato molto, è vero, come faccio sempre. Non ha idea di quanto abbia sofferto a tagliare ne La finestra di fronte alcune scene splendide in cui compariva Girotti! Eppure era necessario, inevitabile.

Quanto c'è di autobiografico nel film?

Per un autore è inevitabile... in ogni mio film c'è qualcosa di autobiografico.

Sta già pensando al prossimo film?

Sarà una commedia: Mine vaganti. Voglio divertire e divertirmi, voglio la leggerezza, ritrovare quella levità che c'era ne Le fate ignoranti.

Che film ama vedere al cinema?

Tutti quelli che mi emozionano. L'ultimo che mi ha colpito è stato Le invasioni barbariche.

Cosa non ama del suo lavoro?

La fase promozionale in tv. Mi espongo già con il film, mi affatica espormi anche personalmente in televisione.

Come sceglie gli attori? Con quale si è creata maggiore alchimia?

Li scelgo in modo diverso. Ai provini preferisco una chiaccherata. A Barbora, ad esempio, ho proposto una lettura... Alla sua seconda domanda rispondo con due nomi: Stefano Accorsi e Filippo Nigro.

Avverte l'ansia dovuta ai suoi precedenti successi? La gente si aspetta molto da lei...

L'ansia c'è. Compensata dalla razionalità che ti fa capire quanto non sia possibile essere sempre di successo. A me poi interessano le emozioni, le reazioni del pubblico e non il successo di botteghino.

Il film sarà distribuito anche all'estero?

Sì. Dopo Il bagno turco mi si sono aperte le porte...

E com'è il pubblico straniero?

Diverso da quello italiano. L'anglosassone ad esempio ride di più, più facilmente, rispetto a quello latino.

Quali sono i suoi hobby?

Oltre al cinema, la cucina italiana: sono “specializzato” in primi piatti, pollo e polpette.

Il regista che ama di più?

Vittorio De Sica. Anche come attore: uno dei film che preferisco in assoluto è “Il Segno di Venere”, dove recita diretto da Dino Risi.

E’ un tifoso di calcio?

No, non sono un appassionato. Se devo scegliere una squadra, direi la Roma…

In occasione di Mondiali o Olimpiadi per chi tifa, Italia o Turchia?

Italia, senza dubbio.

Cosa ama guardare in tv?

La guardo molto poco. Mi piacciono molto telefilm come “Sex & The City” e “Six Feet Under”.

Cosa pensa di Torino?

Nel ’96, quando la visitai per la prima volta, rimasi stupito: mi aspettavo una metropoli industriale, moderna, con grattacieli ed invece scoprii una città romantica, esteticamente splendida, ricca di bar, caffetterie,…

Potrebbe girarci un film?

No. E’ troppo inflazionata. E poi dovrei conoscerla di più, viverci, per poterla rappresentare al meglio in una pellicola.

 

... e a Barbora Bobulova.

Misurata nei toni, di una bellezza discreta e "normale", Barbora Bobulova appare cortese e disponibile.

Come si è avvicinata al personaggio?

Avevo molta paura del ruolo. Era complicato, complesso, tocca zone dell'animo umano molto profonte, intime. Con Ferzan mi sono trovata bene perché ti coinvolge molto nella costruzione del personaggio e sa sempre intervenire al momento giusto.

Il pubblico italiano è abituato a vederla in ruoli drammatici...

Sì, è un po' ne soffro: mi piacerebbe recitare in una bella commedia! Non mi lamento, sia chiaro: ho avuto offerte per ruoli più leggeri ma non mi allettavano. Mi piacerebbe lavorare con registi come Virzì, Soldini.

Come è divenuta attrice? Perché in Italia?

Ho iniziato giovanissima, anche se in famiglia non c'erano persone di spettacolo. Studiavo all'Accademia Teatrale di Bratislava quando vennero degli italiani che cercavano un'attrice per un ruolo ne L'infiltrato, una produzione Rai del 1995. Terminata questa esperienza, me ne tornai a casa dove avevo già un certo successo come attrice di teatro. L'anno dopo però venni richiamata da Bellocchio per Il principe di Honburg e così, visto che in patria il cinema, dopo la caduta del muro, era praticamente morto, ho deciso di fermarmi qui dove invece avrei potuto farlo.

Le manca il suo Paese?

Molto. Almeno quanto il teatro.