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VIRGINIA SBANCA L'AUDITEL

di Danila Elisa Morelli©

Il responso auditel è stato più che positivo: Virginia La Monaca di Monza, fiction in costume diretta da Alberto Sironi (Il Commissario Montalbano, Salvo D’Acquisto) e trasmessa da Rai Due, ha ottenuto ottimi ascolti sbaragliando la concorrenza.

Nonostante la prima puntata... Sì, "nonostante". Perché, se è vero che l'argomento trattato era di indubbio interesse (chi non sarebbe stato interessato a vedere la vera storia della monaca di manzoniana memoria?), è anche palese che la prima parte del minisceneggiato era decisamente lenta, angosciante e con una protagonista poco simpatica, volontariamente in balia di un infausto destino.

Per fortuna la seconda parte è riuscita a riequilibrare le sorti del prodotto: Virginia diviene forte, agguerrita. Si ribella alle regole e, anzi, le gira a suo vantaggio, riuscendo ad ottenere ciò che il padre e le convenzioni le volevano negare: la passione, la gioia di essere madre, la possibilità di essere, nel bene e nel male, fautrice del proprio fato.

Le fonti sulle quali ci si è basati per ricostruire le vicende della protagonista sono state storiche: “Di fiction c’è molto poco…- dichiara Francesco Scardamaglia, autore dello script insieme a Nicola Lusuardi - Ci siamo basati sugli atti del processo ufficiali, pubblicati una decina di anni fa... Si tratta di un documento molto interessante. La storia ha inizio quando Virginia ha una quarantina d’anni ed è appena trascorso il periodo della prigionia… il Manzoni ci consegnava l’immagine di Gertrude murata viva, noi invece iniziamo proprio dal termine di questa esperienza di carcerazione intollerabile per chiunque, esperienza che Virginia supera perché animata dalla speranza di poter ritrovare sua figlia…”

Il regista Sironi aggiunge: “La nostra Monaca di Monza è completamente diversa dall’immagine Manzoniana. Manzoni aveva bisogno di un contraltare a Lucia: Lucia è troppo buona per non avere dall’altra parte un’anima nera, altrimenti le donne sarebbero sembrate tutte delle immagini, delle immaginette stereotipate… Il nostro personaggio ha invece entrambi i lati, è una donna completa, complessa. La cosa che più colpisce nella storia è il tragico destino di questa ragazza che viene sballottata un po’ da tutte le parti e che in qualsiasi situazione di trovi ha sempre un estremo desiderio di imporsi al destino. Questa è la cosa più bella del personaggio, un personaggio che non si ferma mai, combattivo anche nella sconfitta”.

A dare volto e corpo al ruolo principal è stata Giovanna Mezzogiorno. Noi l'avevamo incontrata sul set allestito presso la splendida abbazia di Staffarda, una delle location rese disponibili grazie al sostegno della Film Commission Torino Piemonte. Ecco cosa ci aveva detto in quell'occasione.

“Quando mi è stata proposta questa storia e ho preso in mano la sceneggiatura, avevo ancora in mente la Monaca di Monza de I Promessi Sposi: la ricordavo fanciulla che giocava con le bambole vestite da suora e poi donna con una ciocca di capelli che spuntava dal velo. Un personaggio strano, inquietante… Mi sono resa conto che questa visione era limitativa rispetto a quella che è stata la reale vicenda umana di Virginia Maria De Leyva: sofferenza, passione, timidezza, carcerazione, maternità,… Ci sono veramente tanti ingredienti, forse persino troppi (ride)”

Vista la complessità del personaggio, come si è preparata al ruolo?

Cercando di evitare gli errori in cui potrei incorrere dovendo rappresentare le diverse età di una donna. La difficoltà è di renderli senza cadere in atteggiamenti stereotipati, provando a fornire le sfumature che rendono riconoscibile l’animo ingenuo della ragazza ed il bagaglio di esperienze della maturità. Credo che questa esperienza per un’attrice della mia età sia un’occasione incredibile. La passione che mi anima è enorme, sono molto felice di avere accettato un ruolo così affascinante.

Il fatto che gli sceneggiatori Scardamaglia e Lusuardi abbiano dichiarato di aver scritto il film pensando a te, ti ha creato maggiori timori o ti ha facilitato?

Non ci ho pensato più di tanto. Ho solo cercato, come sempre, di fare bene il mio lavoro e di farlo con serenità a dispetto del ruolo, complicato ed impegnativo.

(foto: Dionisi e Mezzogiorno, foto dell'ufficio stampa)