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I QUINTORIGO

di Danila Elisa Morelli©

Si sono esibiti a Moncalieri per un pubblico di fedeli fan, cultori del jazz e semplici curiosi: i Quintorigo sono un gruppo decisamente fuori dagli schemi, capace di fondere tradizione classica e musica contemporanea producendo un mix intrigante ed originale. Abbiamo intervistato uno dei componenti, il sassofonista Valentino Bianchi.

Voce, sax, violino, violoncello e contrabbasso. Come nasce questo ensemble?

Per caso. Inizialmente il violinista suonava la batteria, il violoncellista la chitarra. Eravamo una normale cover-band. Poi, studiando al  Conservatorio, abbiamo pensato di utilizzare gli strumenti “nobili”. Il risultato era promettente e così sono nati i Quintorigo.

Chi si occupa dei testi e chi delle musiche?

I testi sono opera del cantante John De Leo. Per il resto abbiamo sempre lavorato tutti e cinque insieme.

Mescolate free jazz, pop, rock,… Cosa significa per voi “contaminazione”?

Fa parte della nostra natura, del nostro istinto di sperimentare e miscelare i vari generi. Uniamo alla formazione classica una predilezione per il jazz e l’amore per il rock ed il pop d’autore.

Quale musica ascoltate?

Ciascuno ha i suoi gusti. Il bello è mettere insieme queste molteplicità per far nascere qualcosa di contaminato. La scelta delle cover che suoniamo non è casuale: Bowie, Hendrix, Waits,...

Come vanno le vendite del nuovo album “In Cattività”?

Nel nostro piccolo, abbiamo “tenuto” più di altri che, pur vendendo sempre molto, hanno dimezzato le copie piazzate.

Se dovessi definire ogni elemento del gruppo con un aggettivo?

Che domanda! Non ce l’aveva mai fatta nessuno… Mi è più facile definire il gruppo nella sua totalità: sperimentale, originale.

Chi vi intriga del panorama italiano?

Alcuni mostri sacri, artisti come Conte, Capossella, Fossati,... In generale la produzione attuale è standardizzata, fatta per abbindolare le masse. C’è un pubblico di ascoltatori raffinati, ma è ristretto…

Avete partecipato a Sanremo con Rospo nel ’99 e Bentivoglio Angelina nel 2002. Quanto è importante la vetrina nazionalpopolare del Festival?

Molto importante: in pochi giorni abbiamo goduto di un bacino d’utenza immenso. Il premio della critica e quello per il miglior arrangiamento sono pagine belle della nostra storia. I retroscena agghiaccianti che vengono fuori ora già si subodoravano per quanto noi, inutile dirlo, non ne siamo mai stati toccati: i nostri ultimi posti lo testimoniano…