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Oltre il confine: intervista ad Anna Galiena

di Danila Elisa Morelli©

Di questo incontro con Anna Galiena ci rimarranno impresse soprattutto tre cose: la bellezza così atipica eppure così evidente, il pudore, persino innaturale in un’attrice, che la spinge a coprire con il soprabito le gambe troppo svelate dallo spacco del vestito e soprattutto la radiosità, la gioia con cui parla di Oltre il confine, il film in arrivo nelle sale italiane venerdì di cui è la protagonista principale.

Nella pellicola, diretta dal regista Roberto Colla e in parte basata sul romanzo …, Anna interpreta un ruolo complesso e in continua evoluzione.

“Il mio personaggio? Ha rimosso ogni cosa che potesse farle male del passato e ora vive da donna in carriera: è realizzata professionalmente, ha una vita sentimentale ma preferisce comunque vivere da sola, è estremamente diversa da me: io sono molto più incasinata, emotiva, irruente, legata agli affetti. Però non so se sarei capace del suo coraggio: quando si apre, Agnese si apre veramente, completamente. Il personaggio letto sulla carta era totalmente diverso da me, ciononostante le ho dato tutta me stessa ed il regista mi ha molto aiutato a trovare la dimensione giusta.”

E come ha fatto ad entrare nella pelle di Agnese?

Per entrare nel personaggio, per immedesimarmi ho lavorato molto, provato a lungo, e mi sono servita di uno strumento per me importante: l’accento. Volevo renderlo leggero ma reale, lavorare sull’accento torinese mi è servito per rendere questa donna che aveva abbandonato il suo paese e si era totalmente integrata in questa città perdendo un po’ le sue origini. Volevo rappresentare una donna in carriera, totalmente inserita nel suo nuovo contesto sociale. In questo senso l’accento mi è servito come una maschera, un costume. Lavorare sugli accenti è importante per un attore…

Come è stato il lavoro sul set?

Per trovare l’atmosfera il regista ha voluto che si provasse molto, tre settimane di prove hanno determinato un’atmosfera che mi ha aiutato moltissimo a capire quel mondo: la frequentazione, il mangiare insieme, lo stare gli uni accanto agli altri mi è servito tanto. Raramente ho vissuto un film, un ruolo, con tanta partecipazione: per il modo in cui lo abbiamo girato, per i rapporti che si sono costruiti e per ciò che la lavorazione in Bosnia ha rappresentato per tutti noi… Non è stata un’esperienza qualunque. Ricordo solo altri due film vissuti così intensamente.

Quali?

Non so se posso dirlo... Si potrà dire? Ma sì: Il marito della parrucchiera e Senza pelle. Questo è stato parimenti coinvolgente, e per l’esperienza in Bosnia anche di più.

Come la vedremo sullo schermo? Com’è Agnese?

Beh all’inizio è una donna arrivata, di successo: una professionista, fidanzata ma single, elegante, ben vestita, truccata. Nel corso della storia cambia e alla fine la vedremo diversa, più pratica. Di lei mi interessava molto la sua crescita, il suo evolversi”

Com’è stato girare in Bosnia?

Devastante e salutare: devastante perché apri gli occhi su una realtà terribile, su un Paese in ginocchio, salutare perché ne esci più consapevole. Vedendo per la prima volta il film finito, mi sono fatta coinvolgere da spettatrice: il film riesce ad trovare un equilibrio perfetto tra realtà e vicende raccontate.

Progetti per il futuro?

Non ne parlo per scaramanzia. In realtà però vorrei prendermi una vacanza: è da 4 anni che non mi concedo una pausa. Sicuramente voglio continuare ad imparare: sono tornata a scuola l’anno scorso, ho voluto ripassare alcune cose. Credo che per un attore sia di vitale importanza non smettere mai di imparare.

 

(foto: ufficio stampa)