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INTERVISTA A SAMUEL DEI SUBSONICA

di Danila Elisa Morelli©

In pochi anni hanno sconvolto il panorama musicale italiano, fatto incetta di premi, collaborato con grandi artisti, realizzato più di quattrocento concerti in tutta Italia. Sono i Subsonica. Il loro nuovo LP, Amorematico, è uscito ieri. Per saperne di più abbiamo incontrato Samuel, carismatico cantante della band.

Innanzitutto, spiegaci il titolo.

Nei Subsonica ci sono due anime distinte il cui contrasto crea equilibrio: la parte vissuta in studio, tecnica e cerebrale, e quella dal vivo, più libera, emozionale. Questo binomio, tra razionale ed emotivo, ricorreva già nel titolo dell’album Microchip Emozionale. Amorematico nasce da una mia intuizione, un’associazione tra amore ed ematico: amore sanguigno, passionale. Rappresenta bene il disco che è vissuto, patito sulla pelle...

Dopo l’enorme successo del precedente lp, quanta pressione avvertivate?

Tantissima: è stato lo scoglio che abbiamo dovuto superare. Avevamo: partecipato a Sanremo, vinto due PIM, un MTV Awards, un disco di Platino, suonato in tutta Italia,... L’ambiente che ci gravitava attorno chiedeva implicitamente di bissare Microchip Emozionale e all’inizio, captando questa attesa, istintivamente eravamo portati a farlo. Poi ci siamo resi conto che in realtà noi volevamo sperimentare altro, progredire. Allora ci siamo fermati, abbiamo deciso di tornare a vivere la nostra Torino, che è sempre stata fonte di ispirazione principe con i suoi fermenti musicali, la sua vita notturna.

Quali sono le caratteristiche del nuovo lp?

I Subsonica, pur facendo una musica pop, hanno una “scorza” che li rende non facilmente comprensibili al primo impatto. Amorematico ne è la prova, è più difficile, meno immediato di Microchip Emozionale. Il brano Tutti i miei sbagli era un po’ un’eccezione perché nato apposta per Sanremo 2000. Alcuni, specie i fan della prima ora, temevano che ci saremmo snaturati: si sono ricreduti quando, terminato il Festival, siamo tornati a suonare, anche gratis, nei posti di sempre.

Sulla copertina di Amorematico siete vestiti da astronauti. Perché?

Trovandoci nella situazione di impasse di cui ti dicevo prima, abbiamo sentito la necessità di riavvicinarci. Avevamo passato cinque anni “di corsa” perdendo il contatto fra di noi. Per ritrovarci abbiamo dovuto tutti intraprendere un “viaggio”, io con i Motel Connection (autori delle musiche di Santa Maradona), Boosta facendo il dj,... La tuta da astronauta simboleggia i nostri viaggi interiori e rimanda anche ad “A come Andromeda”, un film che vedevamo in quel periodo.

Che impressione ti fa Amorematico?

Lo sento molto mio, più degli altri.