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MEL “ALESSANDRO MAGNO” GIBSON

di Danila Elisa Morelli©

I costi ammonteranno a 125 milioni di dollari. Le riprese avranno inizio ad agosto e termineranno nell’aprile del 2003. Si girerà in Italia, Marocco, Tailandia. Per quanto i produttori si ostinino a definirla una “mini serie”, la produzione televisiva imperniata sulla vita di Alessandro Magno smuoverà budget e maestranze da kolossal hollywoodiano.

Prodotta dalla tv via cavo HBO, che la trasmetterà in dieci puntate, e da una star del calibro di Mel Gibson, che la dirigerà, Fire from Heaven (Fuoco dal cielo), rappresenta per l’attore americano un vero e proprio chiodo fisso da una decina d’anni: uno dei sogni proibiti insieme a quello di poter realizzare il remake del classico di Truffaut Fahreneit 451. Ora, accantonato (pare) definitivamente il secondo progetto, finalmente il primo è in fase di realizzazione.

A rovinargli l’atmosfera di giubilo è però l’amara constatazione di non essere l’unico a voler portare sullo schermo, grande o piccolo che sia, le vicende del grande conquistatore macedone. Sono infatti impegnati in una simile impresa altre personalità del mondo dello spettacolo, primo fra tutti Oliver Stone che darà il ciak d’inizio al suo Alessandro Magno ad ottobre per poterlo fare uscire nel Natale 2003. L’interprete sarà lo stesso Heath Ledger visto, ironia della sorte, proprio accanto a Gibson due anni fa ne Il Patriota. Pure Martin Scorsese si è detto intenzionato a dare la sua versione del condottiero: l’opera, prodotta da Dino De Laurentis, avrebbe come star Leonardo Di Caprio, già protagonista in Gangs of New York. Il progetto però appare arenato per il momento dato che regista e attore vorrebbero realizzare prima un biopic, un film biografico sulla vita di Howard Hughes. E mentre Alfonso Arau annuncia un costo di 15milioni di dollari per il suo Alexander, altre voci, non confermate, indicano anche Tom Cruise, Ridley Scott e Steven Spielberg tra i possibili “concorrenti”.

Viene da chiedersi come mai tanto improvviso interesse per un personaggio la cui notevole importanza storica non sembrava finora aver attratto granché i filmmakers. Sfogliando l’album dei ricordi, l’unica pellicola che viene in mente è del 1956: Richard Burton vi interpretava un giovane Alessandro dedito alle conquiste per poter sconfiggere l’ingombrante fantasma del padre Filippo. Il motivo potrebbe risiedere nel successo riscosso ultimamente dai film imperniati su figure eroiche: partendo proprio dal Braveheart di Mel Gibson e terminando, in ordine di uscita, con Il Gladiatore che ha reso popolare Russel Crowe. Il genere bellico è tornato prepotentemente fra i favoriti dal grande pubblico e la possibilità di unire a grandiose scene di battaglia (oggi realizzabili grazie alla computer grafica) la figura di un condottiero, di un eroe leggendario, fa gola a produttori e registi.

Per tornare a Gibson, non si sa ancora chi sceglierà come interprete del suo film: è infatti fuori gioco per raggiunti limiti d’età e dovrà “accontentarsi” di dirigere un giovane attore che possa essere credibile nei panni del conquistatore di cui si narrerà la vita dai 18 anni alla morte, avvenuta ad appena 33.

Fire from hell, poco più che un progetto, fa già discutere: in alcuni ambienti omosessuali c’è chi ritiene che Alessandro Magno rappresenti “uno dei più celebri omo o al massimo bisessuali della storia antica” e che Gibson non sia adatto a ricostruirne la figura. Prova a carico? Il fatto che in Braveheart l’unico gay finisse buttato giù da una torre...