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BRAD PITT? NO, GRAZIE!

di Danila Elisa Morelli©

Brad Pitt respinto da una donna? Pare proprio di sì: Mary Guilbert, distinta signora americana insiste nel dirgli di no.

Da una parte c’è Pitt che si è messo in testa di interpretare sul grande schermo il ruolo del cantautore Jeff Buckley, morto prematuramente nel 1997, dall’altra c’è la madre di quest’ultimo, la Guilbert appunto, che gli ha negato qualsiasi possibilità dichiarando decisa: “Ci sarà un film su mio figlio solo dopo che sarò morta!”. E lei, naturalmente, è ben lungi dal decedere. Molto meno categorici, i fan del cantautore si sono detti immediatamente entusiasti all’idea di una pellicola sul loro idolo. Anche da parte loro però giunge un veto nei confronti di Pitt: come può il divo più slavato di Hollywood possa impersonare colui che fu soprannominato il “Dylan del 2000”? Molto meglio l’eclettico Johnny Depp o il promettente Josh Hartnet (astro in ascesa dopo le fatiche di Pearl Harbor).

La vicenda è destinata a suscitare scalpore non solo per la fama di chi vi è coinvolto ma anche perché l’interesse per la pellicola, tuttora un ambizioso progetto e nulla più, è molto alto. La figura di Buckley è entrata nel mito per la sua tragica scomparsa avvenuta all’inizio di una promettente carriera: il cantautore morì annegando in circostanze misteriose (l’autopsia escluse l’assunzione di droghe o alcool) nelle acque del Wolf River la sera del 29 maggio di 4 anni fa. Se si considera che anche il padre di Jeff, il cantante Tim Buckley, era morto (lui sì per overdose) a soli 27 anni, è facile capire la nascita di un “caso”, trattato dalla stampa internazionale in modo piuttosto simile a quello di Bruce e Brandon Lee... Al di là delle tragiche coincidenze però, ben più interessante è soprattutto per gli appassionati di musica il lascito di Jeff: un unico, originale album che, uscito nel 1994, incantò immediatamente pubblico, critica, colleghi (tra gli estimatori Bono Vox degli U2 e Michael Stipe dei REM).

Di lui colpivano la disponibilità, la profondità dei testi, l’amore per le performance dal vivo. Ma soprattutto la voce, capace di passare da toni cupi e malinconici ad acuti intriganti e irraggiungibili ai più, talmente fuori dal comune da valergli il soprannome di “voce d’angelo”. A testimonianza del suo straordinario talento rimangono, oltre all’album Grace, le registrazioni assemblate in opere postume (l’ultimo album, Live à l’Olympia, è uscito quest’estate) che lasciano il retrogusto amaro dell’amarcord.