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I CRITICI SALGONO SUL RING!

di Danila Elisa Morelli©

Si terrà dal 10 al 12 ottobre presso il Teatro Comunale di Alessandria la prima edizione di Ring!, festival cinematografico atipico perché non presenta film, registi ed attori ma offre la possibilità di esibirsi a coloro che di questi argomenti amano scrivere e discettare: i critici. Costoro si sottoporranno al giudizio del pubblico che assisterà ai monologhi a tema libero (round), agli scontri dialettici tra rappresentanti di riviste “rivali” (match), all’esibizione dei pesi massimi ed alla premiazione finale del campione, insignito del Guantone d’Oro.

Quasi tutti hanno risposto entusiasti all’appello “tranne uno – dice il direttore artistico Alberto Barbera – che si è rifiutato di partecipare perché la critica è morta”.

L’anonimo rinunciatario forse non ha tutti i torti. Mai come oggi infatti il critico cinematografico appare esponente di una specie in via d’estinzione: “A dispetto del pullulare senza precedenti di riviste specializzate, il cinema ha perso di importanza – ammette Giorgio Carbone – Una volta era il maggior avvenimento culturalpopolare italiano, ora sembra che conti solo la tv e lo spazio dedicato al grande schermo si è andato via via riducendo”.

Piera Detassis, direttore di Ciak, concorda: “Ormai a riempire le pagine dei giornali è il fenomeno televisivo oppure la notizia di colore. Un tempo il critico era una sorta di compagno di viaggio: se lo amavi ti affidavi ai suoi consigli, se lo detestavi lo leggevi al contrario conscio di ottenere da lui comunque spunti interessanti. Ora ha preso piede la guida cinematografica fatta di voti, stelline,... Non contesto in toto questa impostazione, ma bisognerebbe tentare qualcosa di diverso non solo per il cinema ma per tutto l’entertainment, rompere con gli schemi e coniugare la critica al buon giornalismo d’informazione”.

Per Gianni Canova, direttore di Duel, “la critica è ostracizzata, non esiste quasi più”. Il motivo? “Il cinema è ormai l’unico mezzo di comunicazione di massa che libera la testa e mette in movimento il pensiero. Mi pare ci sia un progetto mediatico che tende a cancellare lo spirito critico perché una massa di consumatori non pensanti è meglio di una di consumatori pensanti. La critica cinematografica è ridotta ormai ad attività assolutamente di nicchia”.

Che sia colpa dei mass-media o di un giornalismo che identifica sempre più lo spettacolo con il gossip e la notizia con il redazionale, la conseguenza è una sola: la funzione del critico cinematografico è cambiata di pari passo con lo spazio a lui concesso.

Maurizio Porro de Il Corriere della Sera è comunque fiducioso: “La critica ha evidentemente meno spazio di un tempo e risulta sempre più mescolata con altre informazioni su tempi di lavorazione, attori, marketing. Penso però che la gente abbia ancora voglia di leggere giudizi più articolati. Certo il critico non può pensare di scrivere pezzi infiniti, di essere insindacabile o predominante sul resto dell’informazione cinematografica, ma ci sono ancora dei margini di influenza e per alcune pellicole di livello medio-alto il critico ha ancora un peso, riesce ancora a muovere la gente.”

Cosa dovrebbe essere allora un buon critico cinematografico? Secondo Porro “un mediatore di informazioni tra il cinema e il pubblico che cerca di raccontare il più possibile un film e di spingere la gente verso ciò che, secondo lui, vale la pena vedere”, per Lietta Tornabuoni “un informatore culturale, un tramite tra gli spettatori e l’autore, qualcuno che indirizzi i primi verso la scoperta di ciò che il secondo vuole comunicare”, per Canova “uno che ha visto più degli altri, che ha sedimentato visioni, un terzo occhio che aiuta a vedere meglio, a scorgere ciò che da soli non riusciremmo a vedere”, per Gianluigi Rondi “una persona che deve sapere moltissimo di cinema ma anche di teatro, letteratura, musica ed architettura perché solo così ha le competenze per poter formare il gusto dello spettatore”.

Non resta che vederli in azione, questi esperti della Settima Arte: il gong sta per suonare...