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I BANCHIERI DI DIO

di Danila Elisa Morelli©

Venerdì arriva nelle sale I banchieri di Dio. Finalmente. Perché quasi nessuno credeva più che questo film, il cui primo progetto di realizzazione risale a circa quindici anni fa, avrebbe un giorno potuto vedere la luce ed essere proiettato nelle sale cinematografiche. Ci credeva solo lui, il regista, Giuseppe Ferrara: “Il film si fa grazie alla sua caparbietà, alla sua rabbia ed al coraggio di un produttore che ne ha voluto la realizzazione” dice Omero Antonutti, protagonista principale della pellicola, nella quale interpreta un credibilissimo Roberto Calvi.

Ferrara lo abbiamo incontrato a luglio quando era impegnato nelle riprese del film.

Perché questa storia?

"Il motivo per cui scelgo sempre storie drammatiche è che penso che questo paese sia un paese, come diceva Sciascia, “senza verità” e che un regista debba essere come un architetto in grado di costruire un ponte che permetta di attraversare un fiume, di andare al di là di qualche cosa. Io credo di non sprecare la pellicola, a differenza di molti miei colleghi. Vorrei che questo film servisse a capire, a informare, a non dimenticare, soprattutto i nostri morti. Il mio cinema è un cinema della memoria. Certo, se io faccio un film su Falcone mi additano come uno sciacallo, uno speculatore, qualcuno che sfrutta i morti. Ma questo succede perché io faccio paura. E questo film fa paura al punto che la Sezione Credito Cinematografico della Banca Nazionale del Lavoro lo sta fermando, tenta di censurarlo. Questa sezione fa passare dei film indegni e blocca il finanziamento di questo con capziose scuse, con grottesche e piccolissime obiezioni. In questo momento io accuso formalmente la Commissione di frapporre ostacoli alla concessione del credito per impedire che questo film venga fatto. E se non è vero quello che dico, che me lo si dimostri!”

I 14 anni di gestazione sono dovuti solo ai problemi cui ha accennato?

Beh, la vicenda stessa è complicata e le difficoltà per trovare il bandolo della matassa ci sono tuttora: nel film non sveleremo nessuno mistero, cerchiamo di ricostruire, di far riflettere. La storia è ancora avvolta nel mistero, a distanza di venti anni. Certo, c’è un’ordinanza del giudice Armerini di ben 100 pagine contro Calò come mandante dell’omicidio. Quindi il “responsabile” del delitto dovrebbe essere la mafia… però io mi domando: chi c’è dietro alla mafia? Come si spiegano le prime ipotesi su Calvi suicida? Ma se lo immagina un uomo di 60 anni, pesante 80chili, che si mette 5kg di mattoni in tasca ed un mattone sul pube e poi si arrampica come uno scimmione su un’impalcatura senza che gli resti sulle mani alcuna traccia di ruggine… Per me questa morte fu una forma di intimidazione fortissima per coloro che erano dietro a Calvi, primo fra tutti il Vaticano! Perché se Marcincus fosse stato uno dei mandanti, avrebbe chiesto per prima cosa la famosa borsa che procurò al Vaticano tanti fastidi e l’avrebbe nascosta per bene, altro che lasciarla sotto il ponte! E che dire poi del presunto tentativo di suicidio in carcere? Per me fu tutta una finta: si tagliò solo leggermente un polso senza incidere la vena… Fu solo un modo per dimostrare la sua disperazione, per “scusarsi” rispetto a qualcuno delle confessioni appena fatte ai giudici…

Da dove inizia a raccontare la vicenda di Calvi?

Per forza di cose ho dovuto restringere un po’ il campo: il racconto inizia nel 1976 con una premessa in cui si accenna anche alla figura di Michele Sindona e poi salta subito all’anno cruciale, il 1981.

Perché ha deciso di girare a Torino?

Perché la Film Commission ha determinato una situazione produttiva altamente favorevole e soprattutto perché ci sono luoghi ottimi per ricostruire il Vaticano: mi riferisco ad alcune regge sabaude che, opportunamente arricchite, rendono l’idea di alcuni ambienti ecclesiastici. Il ponte dei Frati Neri invece abbiamo dovuto “ricostruirlo” sul Danubio: l’originale era impacchettato per restauri.

Come ha scelto gli attori?

Mi baso sulla somiglianza fisica o, come nel caso di Hauer, su una certa somiglianza “interiore”. Ho voluto attori non consumati dal divismo, che diano credibilità ai personaggi, senza il rischio di offuscarli.

E gli attori cosa pensano dei loro ruoli e del film?

“Sono rimasto intrigato dalla sua figura nel privato – dice Omero Antonutti, reincarnazione perfetta del banchiere italiano - Se pubblicamente Calvi appariva cinico, inquietante, ambiguo, duro, impenetrabile, in casa rivelava un aspetto quasi infantile, era fragile, nevrotico. Questo è ciò che mi ha interessato di più. Per me la cosa che lo ha distrutto è stata la sua grande ambizione: è l’ambizione a giocargli un brutto scherzo, lo fa divenire ingenuo, lo spinge a trattare con “mezze figure” che lo distruggeranno…”

Da canto suo Rutger Hauer, che conserva del suo ruolo in Blade Runner lo sguardo glaciale e malinconico, afferma: “Il film non dirà quello che è successo realmente: è un punto di vista su quello che potrebbe essere accaduto. E’ una ricerca, un modo per stimolare la discussione. Mi piace l’idea farne parte perché secondo me quella che vi si narra non è una storia solo “italiana”. Voglio poter vedere questo film negli Stati Uniti o in Inghilterra.

Come si trova ad interpretare un potente?

Non penso di interpretare che Marcincus sia un “potente”. Il potere è qualcos’altro, qualcosa di invisibile.