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TORINO CELEBRA MACARIO

di Danila Elisa Morelli©

I trentenni lo ricordano testimonial di un celebre panettone piemontese, i cinquantenni attorniato dalle sue “donnine”, gli ultrasettantenni protagonista assoluto della rivista teatrale e di film come Imputato alzatevi! e Come persi la guerra. Ieri, giorno in cui avrebbe compiuto cento anni, i torinesi lo hanno ricordato così: alcuni recandosi in “pellegrinaggio” davanti al portone del palazzo di via Botero 1 nella cui soffitta il comico nacque il 27 maggio 1902, altri partecipando alla serata organizzata presso il Museo Nazionale del Cinema dove, oltre a Isa Barzizza, Massimo Scaglione, Lorenzo Ventavoli, i figli e la moglie dell’attore scomparso nel 1980, c’era Piero Chiambretti a fare gli onori di casa. E’ stata l’occasione per ripensare al grande comico e ripercorrerne, tra una battuta ed un aneddoto, la storia.

La passione di Macario per il teatro è travolgente quanto precoce. Conosce la magia del palcoscenico ai tempi dell’oratorio salesiano ma deve troppo presto fare i conti con la vita: figlio di una portinaia, rimasto orfano di padre (morto da emigrante in America), è costretto ad iniziare a lavorare come operaio in Fiat. Sfrutta ogni secondo del suo tempo libero per recitare. Dopo la gavetta in una compagnia di “scavalcamontagne” (formazioni teatrali girovaghe), nel 1924, ottiene la scrittura che gli cambia la vita: viene nominato secondo comico per la compagnia di pantomime di Giovanni Malosso. Forte dell’esperienza fatta, si propone al luccicante e fastoso mondo della rivista ottenendo subito un ingaggio come “comico grottesco” per la compagnia di Isa Bluette. Da quel momento la carriera di Macario è un’ascesa continua: nel ‘29 ottiene che il suo nome appaia accanto a quello della Bluette, nel ‘30 fonda una sua compagnia, nel ‘33 prende parte al suo primo film (Aria di Paese), nel ‘37 scrittura Wanda Osiris dando vita ad una coppia d’oro del teatro leggero italiano.

I suoi segreti? Una comicità lieve e surreale (“mi dicono che io facevo Ionesco quando Ionesco quasi non era nato” disse), una straordinaria innocenza di modi e di linguaggio che si contrappone all’erotismo soft delle sue donnine, la scelta di caratterizzare i suoi spettacoli con costumi sfarzosi e atmosfere da sogno. E poi quella sua faccia, talmente particolare da divenire un fumetto per il “Corriere dei Piccoli”: il viso ad uovo, gli occhi vivaci e maliziosi, i capelli lisciati all’indietro e quell’unico ricciolo posto ad arte sulla fronte fecero di Macario una sorta di icona. Un’icona che solo ora inizia ad ottenere appropriati riconoscimenti tra cui l’intitolazione di una piazzetta, discreta come lui, sita tra due vie del centro storico di Torino.

Macario seppe, come solo i grandi sanno fare, prestarsi egregiamente anche al ruolo di spalla. Noi oggi vogliamo ricordarlo in queste vesti, con un sorriso: in Totò Sexy Macario dice “Io sono sempre stato il tuo braccio destro!” ed il principe della risata ribatte “Ma va là, lo sanno tutti che io sono sempre stato mancino!”.