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I 10 perché di un FESTIVAL ben riuscito.

di Danila Elisa Morelli©

Perché finalmente titoli di canzoni, nomi di interpreti e autori non sono stati storpiati dalla una modella straniera ma letti con professionalità da una grande presentatrice italiana.

Perché grazie alle “prodezze” dei Placebo, alla scialba apparizione di Eminem ed al playback di Ricky Martin qualcuno si sarà reso conto che non vale la pena di essere poi così esterofili.

Perché fra le canzoni in gara c’erano brani che davano un’autentica emozione come “Bentivoglio Angelina” dei Quintorigo e “Raccontami” di Renga.

Perché il pubblico non è stato costretto a sorbirsi inutili e noiosi collegamenti con le sedi RAI in cui si trovavano le varie giurie popolari.

Perché finalmente nessuno ha dovuto vedere un “Quelli che il calcio” versione Sanremo, con un Fazio politicante che invita cantautori politicizzati a fare appelli di carattere politico.

Perché la bellona di turno ha fatto solo quello che sa fare. Non si è prodotta in canzoni stonate, non ha ballato il tango, non ha seguito lezioni di canto in diretta, non le è stato chiesto della sua infanzia, dei suoi amori, della sua vita. Ha sfilato e basta.

Perché dopo il mercoledì di pausa calcistica, il Festival è decollato. E Fiorello è stato incredibile.

Perché per una volta fra i Campioni ha vinto chi doveva vincere e non chi “doveva” vincere.

Perché Chiambretti dal palchetto funziona più che sospeso in aria sul palcoscenico dispensando battute argute e pungenti su tutti, anche i comprimari di lusso.

Perché Sanremo è Sanremo.