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INTERVISTA AGLI “SCONTRINO ALLA CASSA”

di Danila Elisa Morelli©

Si conoscono all’università, scoprono di avere una passione in comune e, a distanza di alcuni anni, approdano al successo televisivo di Italia 1 “Zelig – Facciamo Cabaret”. Stiamo parlando degli “Scontrino alla Cassa”, il duo comico composto da Marco Terenzi (33 anni) e Paolo Mariconda (32). Come in ogni coppia comica che si rispetti, sono molto diversi l’uno dall’altro. Il primo ha l’aria del tipo serio, posato, barbetta e capelli neri; il secondo ha l’aspetto più sbarazzino, lunghi capelli biondi e gli occhi arguti tipici di chi ha appena fatto una marachella o sta per farla. Sul palco divertono con le loro riletture di classici della letteratura o della televisione. Ora sono in giro per l’Italia, impegnati in un tour massacrante che li porta da un locale all’altro, da una festa di piazza ad una rassegna di cabaret a proporre il loro ultimo spettacolo intitolato “... le avventure di Starsky & Hutch”.

Li abbiamo incontrati a Torino, proprio in occasione di una di queste serate.

Quando vi siete conosciuti e come è nata in voi l’idea di formare gli “Scontrino alla cassa”?

T: Ci siamo conosciuti dieci anni fa, nel 1990, durante l’occupazione della “Pantera”. Frequentavamo entrambi la facoltà di Lettere e bazzicavano nel dipartimento di Discipline dello Spettacolo, facevamo teatro, cinema,... E tifavamo già allora per Feltri. Ciao Vitto’...

M: E’ vero. Già all’epoca usavo i pantaloni di feltri, pardon feltro...

T: A parte gli scherzi, ci siamo conosciuti all’Università e poi ci siamo iscritti ad una scuola di teatro, di mimo francese, Le Coque. Alla fine del laboratorio, dopo tre anni di “duro lavoro”, abbiamo iniziato nel ’95 a fare cabaret, che in quel periodo stava rinascendo come genere. Ora è letteralmente esploso, ma allora a Roma c’era solo un locale che lo proponeva, il Fellini. Lì abbiamo iniziato a fare la gavetta... e ancora la stiamo facendo.

Qual è stata la prima impressione che avete avuto l’uno dell’altro?

T (sorridendo): Mi ha affascinato molto...

M (guardando divertito la sua fidanzata): Anche lui a me. E’ stato un colpo di fulmine... Abbiamo festeggiato da poco, l’8 luglio, il nostro anniversario. Ovviamente eravamo gli ultimi del corteo, sai, per maggior sicurezza...

Da quelle prime esperienze al Fellini ad oggi, com’è cambiato il vostro rapporto con il pubblico?

T: Il cabaret ci ha insegnato ad interagire con gli spettatori e con il tempo abbiamo imparato la tecnica... Inoltre oggi il pubblico sembra, come dire, alfabetizzato nei confronti del genere. Credo ci sia molto bisogno di ridere: la gente vuole divertirsi e vuole farlo con uno spettacolo dal vivo. La richiesta in questi cinque anni è cresciuta in maniera esponenziale: prima a Roma c’era un solo locale di cabaret, adesso ce ne sono una trentina. E non è difficile che un bravo attore riesca a calamitare 3000-4000 persone, come alcuni divi della musica.

Quando avete iniziato con la TV?

T: Abbiamo cominciato con il “Seven Show” nel 1997 (su Italia 7), poi nel 1998 abbiamo inaugurato il fortunato rapporto con Zelig: già all’epoca partecipavamo a tutte le puntate proponendo una parodia dei Take That... Sempre nel ‘98 siamo apparsi anche su RaiTre nel programma di Bruno Voglino intitolato “GNU”, una trasmissione non molto fortunata. C’erano molti comici di quelli che ora vanno per... il minore. Quest’anno abbiamo continuato con Zelig, ci troviamo davvero bene. Abbiamo pure una nostra foto nell’atrio!

Siete nati subito come duo?

T: Quando siamo usciti dalla scuola di teatro eravamo in nove. Poi, per eliminazione diretta, siamo rimasti in due... Evidentemente non eravamo abbastanza simpatici agli altri del gruppo...

Le vostre famiglie come hanno reagito all’annuncio che da grandi volevate fare gli attori?

M: Non c’è stato nessun problema, anzi, sono stati contenti. Parlo seriamente: certo all’inizio erano perplessi, più che altro. Poi quando hanno visto che comunque è divenuta una professione che ci consente di vivere e di essere felici...

Progetti per il futuro?

Quest’estate giriamo tutta l’Italia. Torniamo in Sardegna (dove siamo stati alcuni giorni fa), andiamo a Roma, poi allo Zelig Show a Paestum e a Milano, quindi a Colle Oppio, a Palermo,... Insomma datevi un’occhiata in giro, prima o poi passiamo.

Sorge allora spontanea la domanda: quanto è stressante la vita del cabarettista?

T: E’ molto stressante. E’ tutta una vacanza ma è anche tutta un lavoro. L’estate si lavora in giro, l’inverno si lavora... Si lavora sempre.

In autunno? Di nuovo Zelig?

Sì.

Avete in progetto film, come alcuni vostri colleghi (Aldo, Giovanni e Giacomo, Panariello,...)?

T: No, assolutamente.

M: Ma come? L’abbonamento al cinema... me l’avevi promesso!

T: Beh, film da vedere ne abbiamo tanti, anche perché siamo mezzi laureati in cinema. Però nostri, no. In realtà siamo forse gli unici a cui ancora nessuno ha ancora offerto la possibilità...

M: ... e ne siamo fieri.

T: Quindi c’è ancora campo “libero”. Questa è una bella chiusura, eh? Feltri ne sarà contento...