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Sanremo: 50 anni di...

di Danila Elisa Morelli©

“Signore e signori, benvenuti nel Casinò di Sanremo per una eccezionale serata organizzata dalla Rai, una serata della canzone con l’orchestra di Cinico Angelini. Premieremo, tra le 240 composizioni inviate da altrettanti autori, la più bella canzone dell’anno. Le 20 canzoni prescelte vi saranno presentate da Nilla Pizzi e da Achille Togliani con il Duo Fasano”: furono queste le parole con cui Nunzio Filogamo annunciò l’inizio di quella che sarebbe divenuta la più importante manifestazione canora italiana. Erano le 22.00 del 29 gennaio 1951 ed il Festival di Sanremo si svolgeva presso il Giardino d’Inverno del Casinò Municipale. Il biglietto d’ingresso costava 500 lire ed i giornalisti chiamati a seguire l’evento erano appena quattro, per la verità ben più impegnati a giocare alla roulette che a sentire i gorgheggi dei cantanti.

Da allora tutto è cambiato: oggi il Festival è un’enorme macchina promozionale seguita con interesse dai mass media di tutto il Mondo e capace di monopolizzare i palinsesti televisivi per almeno una settimana. Tanti gli aneddoti, le curiosità, i retroscena, gli scandali. Ecco una breve cronistoria dei primi cinquant’anni di Sanremo.

ANNI ’50 Adionilla Negrini Pizzi è la prima vincitrice della manifestazione. Nel 1951 partecipa alla gara con 9 canzoni e vince con Grazie dei fior, il cui singolo venderà ben 36mila copie. I giornali dell’epoca le attribuiscono una love-story con il “rivale” Achille Togliani, in realtà innamorato della bella Sofia Loren.

L’anno seguente la Pizzi bissa il successo in maniera trionfale occupando tutti i gradini del podio con le canzoni Vola colomba, Papaveri e papere, Una donna prega. Proprio al secondo brano è legata la prima polemica della storia di Sanremo: la canzone è infatti ritenuta una satira politica in cui sarebbero descritti i rapporti tra i potenti (papaveri) e la gente comune (papere). E’ in questa edizione che Nunzio Filogamo pronuncia la frase: “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera”.

Nel 1953 all’orchestra del maestro Cinico Angelini si affianca quella diretta da Armando Trovaioli. Doppia orchestra, doppia esecuzione: ogni canzone in gara viene infatti interpretata da due cantanti diversi. Flo Sandon’s, vincitrice con Carla Boni, si esibisce febbricitante per un forte attacco di appendicite.

Viene effettuato il primo esperimento televisivo: l’emittente nazionale trasmette circa un’ora della serata finale. Due anni dopo la Rai è in grado di trasmettere in Eurovisione la serata finale, seguita da otto milioni di telespettatori. Per ragioni di immagine, si sostituisce Nunzio Filogamo con il più telegenico Armando Pizzo affiancato da Maria Teresa Ruta, zia dell’odierna conduttrice televisiva. Claudio Villa, vincitore con Buongiorno tristezza, è a letto con 40 di febbre: i telespettatori dovranno accontentarsi di udirne la voce incisa guardando un palcoscenico vuoto.

Filogamo torna nel ‘57, quando la Rai cede a privati la gestione dell’evento. Gli anni Cinquanta si chiudono con l’incredibile successo di Volare (1958) e di Piove (1959) cantate dalla coppia Modugno - Dorelli e con la “scandalosa” sensualità con cui Jula De Palma interpreta il brano Tua.

ANNI ’60 Arrivano gli “urlatori” e vincono: Tony Dallara, in coppia con Renato Rascel, si piazza in prima posizione nel 1960 gridando a squarciagola le parole di Romantica. Alla categoria “urlatori” appartiene anche la diciannovenne Mina che, a causa di un fastidioso ascesso alla gola, non riesce a farsi notare. Modugno, in gara con la canzone Libero, viene accusato da un’associazione di donne cattoliche di istigare i mariti italiani ad abbandonare il tetto coniugale. I versi incriminati sono: “Libero voglio vivere come rondine che non vuol tornare al nido”...

Il 1961 è l’anno di Celentano: la sua esecuzione di 24mila baci viene criticata perché per alcuni secondi il giovane cantante dà le spalle al pubblico. Pochi sanno che il “molleggiato” è al Festival grazie ad una licenza dal servizio militare firmata dall’allora Ministro della Difesa Andreotti.

Nel 1963 nasce il meccanismo perverso di premiare con un anno di ritardo il vincitore morale della precedente edizione: Tony Renis vince con il modesto Uno per tutte, niente in confronto a Quando quando quando. Per la prima volta Mike Bongiorno presenta la rassegna e l’incasso totale della manifestazione sfiora la cifra di 72milioni e 520mila lire.

Il 1964 è l’anno degli stranieri: per lanciare la musica nostrana all’estero le canzoni in gara sono proposte da un interprete italiano e da uno forestiero. Vince la sedicenne Cinquetti con Non ho l’età e Domenico Modugno, colpito da amnesia durante l’esecuzione di Che me ne importa a me, inventa di sana pianta il testo della canzone. Ma è anche l’anno del primo playback, quello di Bobby Solo che, a causa di un attacco di “fifite acuta” (parole sue), subisce un calo di voce ed è costretto ad esibirsi con l’ausilio del preregistrato. Risultato: Una lacrima sul viso non vince e Solo verrà “risarcito” nel ‘65 ottenendo il primo posto con Se piangi se ridi. Nel 1966 arrivano i primi complessi (Equipe 84, Ribelli), Bobby Solo giunge in ritardo alle prove e viene “squalificato” dalla Rai (per 6 mesi non potrà apparire in video). Il ragazzo della via Gluck non arriva in finale.

L’edizione 1967 finisce in tragedia: il ventinovenne cantautore Luigi Tenco, escluso con il brano Ciao amore ciao, si uccide con un colpo di pistola nella stanza 219 della dependance dell’Hotel Savoy. Il Festival continua come se niente fosse e l’unico cantante a partecipare ai funerali è Fabrizio De Andrè.

Nel 1968 desta scalpore la protesta di Celentano il quale, risentitosi per la vittoria di Sergio Endrigo, abbandona la sala senza ritirare il terzo premio. L’episodio causa il divorzio artistico fra il capo del clan e Don Backy. Questi, autore del brano di Celentano (Canzone), si offende del gesto dell’amico, già reo di averlo costretto a “cedere” la paternità di Casa bianca (seconda classificata, interpretata dalla Vanoni) ad un prestanome per aggirare una clausola del regolamento del Festival.

Il 1969 è segnato dalla contestazione giovanile: Sanremo è presidiata da 2000 poliziotti e, mentre Lucio Battisti è in gara con Un’avventura, Dario Fo e Franca Rame conducono il Controfestival.

ANNI ’70 Inizia il periodo buio. Il ‘70 è l’anno della “coppia più bella del mondo” che vince con Chi non lavora non fa l’amore. Sergio Endrigo rende la pariglia al rivale dichiarando: “Non mi dispiace che abbia vinto Celentano, mi dispiace che abbia vinto quella canzone!”. Sulle pagine dei giornali il Festival è oscurato dalla notizia del matrimonio di Mina con il giornalista Virgilio Crocco.

Il 1971 incorona Nada e Nicola Di Bari, interpreti di Il cuore è uno zingaro, ma a vendere di più è 4/3/1943 di Lucio Dalla che, per partecipare al Festival, viene modificata: il titolo originale era Figlio di mignotta ed il verso “per i ladri e le puttane” diviene “per la gente del porto”.

Sanremo è però in caduta libera: nel ‘72 si decide di eliminare la doppia esecuzione dei brani ed un discografico dichiara: “Nel 1967 purtroppo morì un cantante. Questa notte è morto un Festival”; nel ‘73 la televisione propone solo la serata finale di un’edizione iniziata con evidente ritardo per dissidi tra Rai e case discografiche; nel ‘74 partecipano alle selezioni solo 126 canzoni; l’anno seguente la rassegna viene bollata come “la peggiore di tutti i tempi” ed infatti si vendono appena 45mila dischi in totale,...

Nel 1977 Vittorio Salvetti cerca di risollevare le sorti del Festival. Sposta la sede dal Casinò al Teatro Ariston e fa passare il “complesso dei complessi”: sul podio salgono Homo Sapiens, Collage e Santo California. I telespettatori non assistono alla premiazione in diretta: da due anni infatti la Rai interrompe il collegamento prima della proclamazione dei vincitori!

ANNI ’80 Sanremo cambia look: Claudio Cecchetto e Roberto Benigni (che si produce in un lungo bacio con la valletta Olimpia Carlisi) si muovono in una scenografia “discotecara” con specchi, raggi laser e ben 11mila 500 lampadine.

Nell’81 la Rai trasmette le tre serate: debutta e vince Alice, pupilla di Franco Battiato. La sua vittoria era stata pronosticata un mese prima.

L’82 è l’anno di Riccardo Fogli ma il pubblico nota il giovane Vasco Rossi, interprete di Vado al massimo. Si piazzerà ultimo ed il settimanale Oggi scriverà “Come si può permettere la Rai di mostrare... un simile esempio di drogato”.

Il Festival cambia aspetto: alla giuria di esperti si affianca quella popolare del concorso Totip; vengono create le categorie “big” e “nuove proposte” (il primo vincitore di quest’ultima è Eros Ramazzotti nell’84 con Terra Promessa); arrivano i super ospiti stranieri; viene introdotta una gara tra videoclip (vince Absolute Beginners di David Bowie - 1986).

Nel 1987, ventennale della morte di Tenco, Baudo annuncia in diretta la scomparsa di Claudio Villa. Si impone il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi con Si può dare di più.

Ormai il Festival è un’enorme macchina promozionale per cantanti più o meno noti, per presentatori più o meno capaci (ricordate l’edizione condotta dai “4 figli di papà” Rosita Celentano, Gianmarco Tognazzi, Danny Quinn e Paola Dominguin?).

ANNI ’90 Nel ‘90 il Festival emigra al Palafiori. La gigantesca struttura è ribattezzata “Paladiavolo” e “Palaincubo” per il gelo che si patisce al suo interno e per i tanti pipistrelli che vi svolazzano. Ritorna l’orchestra, assente dal ‘79, ed i cantanti si esibiscono dal vivo dopo anni di playback. La finale, che proclama la vittoria annunciata dei Pooh, è seguita da 17milioni di telespettatori. Non mancano le polemiche: Striscia la notizia accusa i cantanti di utilizzare basi registrate e denuncia un losco giro di bustarelle.

Il 1991 vede l’imporsi di Riccardo Cocciante, Renato Zero e Marco Masini, tutti alla loro prima apparizione nella categoria “big”. Diviene un tormentone Siamo donne interpretata da Jo Squillo e Sabrina Salerno, prima cantante ad esibirsi in bikini. Fra le stranezze si segnala l’espediente ideato da Loredana Berté per non essere disturbata al telefono: si fa passare solo le telefonate di chi si annuncia con la parola d’ordine “scarrafone”.

Se il 1992 è l’anno del primo Dopofestival, il ‘93 è quello di Laura Pausini, delle polemiche per il brano antiabortista In te cantato dall’allora sconosciuto Nek (secondo al Sanremo ‘97 con Laura non c’è), e della comparsa sul palco dell’Ariston di un volto Mediaset, Lorella Cuccarini, che farà da apripista ad Ambra, Mike Bongiorno e Raimondo Vianello.

Nel 1994 si comincia a patire l’effetto Baudo: ormai incontrastato padrone della manifestazione, è accusato di maschilismo nei confronti delle compagne di lavoro, di eccessivo presenzialismo (ormai tra Festival, Dopofestival, polemiche ed interventi, occupa i palinsesti televisivi per un’intera settimana), di favoritismo nei confronti di alcuni cantanti. E’ l’anno di Giorgio Faletti e della sua Minchia signor tenente.

Nel ‘95 Pippo si trasforma in “SuperPippo” producendosi nel salvataggio in diretta di uno spettatore che minaccia di gettarsi dalla balconata. Al di là del pittoresco episodio, la rassegna si segnala per la massiccia presenza di ospiti stranieri e per la “sconfitta” dei vincitori presunti, Fiorello e 883.

Nel ’96 le polemiche si scatenano quando giunge notizia che Sabrina Ferilli, chiamata ad affiancare il solito Baudo, fa togliere dalla sua stanza d’albergo un quadro di Romano Mussolini: non per niente è figlia di un dirigente PDS...

Nel ’97 torna Mike Bongiorno, affiancato dalla superscortata (4 guardie del corpo) Valeria Marini e dal comico Piero Chiambretti il quale, complice un complicato sistema di tiranti, vola sul palco, fa alzare gli ascolti e soffre alle parti basse.

Mentre il Festival decolla, il Dopofestival si trasforma in un’inutile appendice della manifestazione.

Il 1998 è la volta di Raimondo Vianello. L’ironico conduttore vive un solo momento di imbarazzo quando, a sorpresa, Madonna gli rivolge la parola ed egli, non sapendo l’inglese, l’allontana dal palco senza tante cerimonie.

Nel ‘99 inizia l’era Fazio: le (belle) canzoni in gara fanno da sfondo. Ciò che interessa il conduttore è ironizzare sui tanti presentatori improvvisati e profondersi in fastidiosi elogi per i suoi super-ospiti (vedi Ivano Fossati). Così il Festival viene nobilitato dalla sinistra e raccoglie nuove fette di pubblico fino ad ottenere punte di 20milioni d’ascolto. E nel 2000? Per lo meno si dovrebbe ridere: ci sono i Fichi d’India...