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L’EX LEADER DEI VERVE IN ITALIA

di Danila Elisa Morelli©

Nel 1997 provocò con la sua band, il gruppo inglese “The Verve”, un vero e proprio terremoto nel mercato discografico internazionale: l’album “Urban Hymns” (Inni urbani) entrò prepotentemente in classifica e ci rimase più di un anno, il video del singolo “BitterSweet Symphony” colpì per la sua originalità tanto da essere premiato come uno dei più belli degli anni Novanta, i riconoscimenti si sprecarono e le lodi non diminuirono neanche quando qualcuno disse che il suddetto brano derivava la partitura strumentale da una vecchia canzone dei Rolling Stones, “The Last Time” (con somma gioia dell’ex manager di Mick Jagger e soci: pare infatti che, dopo aver dimostrato il parziale plagio, si sia beccato tutti gli introiti).

Poi, improvvisamente, il 28 aprile del 1999, dichiarò lo scioglimento del gruppo. Ora, dopo lo straordinario successo del suo primo album solista (dall’indicativo titolo “Alone with everybody”- Da solo con chiunque) si appresta ad una tournée che toccherà diverse capitali europee per concludersi in Italia dove, proprio grazie al notevole riscontro da parte del pubblico, non si limiterà all’unica data programmata in precedenza ma arriverà a quota tre.

Stiamo parlando di Richard Ashcroft, il giovane cantautore britannico la cui morbida voce è celebre almeno quanto l’aspetto inquietante che lo fa assomigliare ad un ipotetico figlio segreto di Dario Argento. L’ex leader dei Verve sarà il 5 ottobre al Palavobis di Milano, il 6 al Palasport di Modena ed il 7 al Palladium di Roma.

Per Ashcroft, il successo di “Alone with everybody” segna la terza rinascita artistica.

Dopo aver formato nel 1990 i Verve (all’epoca senza il “The”, aggiunto quattro anni dopo per motivi legali data l’omonimia con un’etichetta discografica specializzata in musica jazz), nel giro di poco tempo era già protagonista con il suo gruppo di un tour i cui supporter erano gli allora sconosciuti Oasis. Ma la vita sregolata e certi atteggiamenti divistici fecero sì che nel 1994 i ruoli si invertissero: furono i fratelli Gallagher, ormai famosi, a chiedere che i Verve, divenuti meno popolari, facessero loro da apripista. Poco dopo, con soli due album all’attivo (“A Storm in Heaven” e “Northern Soul”), il gruppo decideva di sciogliersi.

Motivo ufficiale: la troppa droga. Motivo ufficioso: l’eccessivo egocentrismo di Ashcroft, in continua lite con il chitarrista Nick McCabe.

Dopo 18 mesi, Ashcroft chiedeva umilmente perdono a Simon Jones, Peter Salisbury, Simon Tong e a Nick: i Verve risorgono.

Inaspettatamente, il destino regala al gruppo un secondo successo, addirittura maggiore del precedente. Il singolo “BitterSweet Symphony” entra direttamente ai vertici delle classifiche inglesi, irrompe nei palinsesti radiotelevisivi di tutto il Mondo e spiana la strada ad uno degli album meglio recensiti di tutti i tempi. Il gruppo sembra maturato, non solo artisticamente. Ma è solo finzione: certo i membri evitano droghe ed alcool (uno dei singoli si intitola “Drug’s Don’t Work”, le droghe non servono) ma in piena tournée, Nick McCabe decide di mollare definitivamente i compagni di viaggio.

Richard non si dà per vinto. Ormai è abituato a ricominciare. Decide di rimboccarsi le maniche e con il fido batterista Peter Salisbury inizia a lavorare su un nuovo album che ottiene subito critiche entusiastiche da parte di giornalisti e pubblico che ne lodano indistintamente testi, musiche ed interpretazione.

Insomma, la fortuna gli arride per la terza volta. Che sia quella buona?