www.dael72.net

IN PRIMO PIANO

SHOWBIZ

CULTURA&SCIENZE

MOTE

WHO'S WHO

GALLERY

TOURING

homepage

@

MUSICA E TV.

di Danila Elisa Morelli©

La musica in televisione? Non rende, non fa audience, non ha un pubblico. Suonava pressappoco così il pensiero dei dirigenti televisivi italiani fino a pochissimi anni fa. Oggi questo drammatico verdetto sembra non avere più valore, contraddetto dalla crescente presenza delle sette note nei palinsesti dei più importanti network nazionali. “Taratatà” (RAI 1), “Top of the Pops”, “Perepepé” (RAI 2), “Night Express”, “Rapido”, “Sarabanda” (Italia 1): sono solo alcuni titoli di trasmissioni musicali nate nel giro di un triennio per soddisfare una specifica richiesta del pubblico.

Lo stesso pubblico che, stanco di dover fare le ore piccole per vedere un po’ di musica in televisione o di accontentarsi di ascoltare la colonna sonora degli spot per sapere cosa di nuovo offriva il mercato discografico, era emigrato in massa dal tubo catodico alle radiofrequenze, regalando una nuova giovinezza alla sorella povera della TV, la radio.

A cosa è dovuto questo repentino cambiamento di rotta? Se fino a circa tre anni fa la musica non era declinabile in televisione, perché oggi lo è? La spiegazione è semplice, ma procediamo con ordine.

Provate a ricordare le trasmissioni musicali di successo dagli anni Settanta in poi, da quando cioè, grazie alla nascita del videoclip, fu possibile creare programmi che alternassero pochi cantanti in carne ed ossa a molti ospiti “virtuali”. Ebbene, i titoli che vengono alla mente sono veramente pochi: “Discoring”, “Superclassifica Show”, “Deejay Television”, “Be Bop a Lula”.

A chi chiedeva le ragioni di questa poca attenzione per la musica nei palinsesti Rai e Mediaset veniva risposto, dati d’ascolto alla mano, che essa non rendeva su piccolo schermo. Solo il Festival di Sanremo ed il Festivalbar parevano degni della prima serata, eventi in grado di ottenere buoni ascolti e quindi di procurare alle emittenti ottimi profitti pubblicitari. L’unico baluardo della musica in televisione era rappresentato dall’italiana Videomusic, rete dedicata alla programmazione no-stop di videoclip e di programmi “giovani” che, però, non essendo monitorata dall’Auditel, non poteva offrire ai più disattenti le cifre di una tendenza.

Lentamente infatti, ma inesorabilmente, chi non voleva rinunciare alla musica cercava scampo in qualche modo determinando così il recente successo del medium radiofonico e delle sue emittenti (specie le private: storico il sorpasso negli ascolti di Radio Dimensione Suono nei confronti di Rai Radio2).

Quindi accade l’evento capace di scuotere i programmisti televisivi dal loro stato di completo letargo. L’1 settembre 1997 arriva in Italia MTV ed è la rivoluzione: anche i meno perspicaci si accorgono che i programmi trasmessi attraverso le frequenze di RETE A ottengono successo presso una notevole fetta di pubblico che pare aggrapparsi alla nuova emittente come ad un’ancora di salvezza. Anche perché nel frattempo Videomusic, acquistata da Cecchi Gori, perde un po’ della sua identità (a cominciare dal nome che diviene un anonimo TMC2) e finisce con il mescolare alla musica dirette sportive e film di serie Z.

Attenzione: MTV non è il mostro sacro che tutti vogliono farci credere. Basta confrontare lo stile ed i contenuti perché la nostrana TMC2 superi comunque in qualità l’emittente sbarcata in Italia. Non solo la programmazione di video-clip di TMC2 è più varia e propone un maggior numero di anteprime, ma spesso i programmi di MTV non sono le novità che i mass media vogliono farci credere. Solo per fare un esempio: un successo strombazzato come il “Kitchen” di Andrea Pezzi non è altro che la fotocopia in versione “generazione X” del gustoso programma di Wilma De Angelis “Sale, pepe e fantasia” che la vedeva intenta a preparare deliziosi manicaretti in compagnia di personaggi famosi.

Piuttosto il successo di MTV nel nostro Paese è la dimostrazione che non solo la musica ha un pubblico ma che quest’ultimo, giovane, attento alle novità e ricettivo nei confronti di ogni proposta del mercato, è forse il più appetito dal mondo pubblicitario che appare subito disposto ad investire in sponsorizzazioni e spot pur di colpire il giusto target.

E così, nel giro di pochissimi anni, i network principali fanno marcia indietro, si rimangiano le dichiarazioni disfattiste di qualche tempo prima ed allestiscono in fretta e furia nuovi programmi fatti solo di musica. E nel tentativo di riacciuffare qualche fetta di pubblico, Rai e Mediaset si contendono proprio i volti celebri di MTV accaparrandosi i vj Enrico Silvestrin, Andrea Pezzi, Daniele Bossari e Camila Raznovich. Ci voleva MTV perché gli italiani potessero godersi un po’ di musica in TV...