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I Muppet dallo spazio e le pesti da South Park.

di Danila Elisa Morelli©

Chi ha un’età compresa tra i 20 ed i 30 anni li ricorderà molto bene. Il ranocchio Kermit, magnifico strimpellatore di ukulele, la maialina Miss Piggy, convinta del suo irresistibile charme, l’orso Fozzie, cabarettista dalle improbabili battute, hanno allietato l’infanzia di un’intera generazione. Erano fra i pupazzi protagonisti di un programma americano che sbarcò in Italia negli anni Settanta, il Muppet Show.

La trasmissione faceva radunare davanti al teleschermo tutta la famiglia, genitori compresi: tra una gag ed un numero musicale, una scenetta ed una storiella, lo spasso era assicurato.

Poi la serie non venne più trasmessa ed i fan italiani dovettero accontentarsi di qualche gadget rimasto sul mercato e di una manciata di film.

Ma ecco la novità: l’estate del 2000 offre a tutti gli appassionati ben due pellicole dedicate interamente a questi eroi di stoffa. Il 2 giugno arriverà nelle sale italiane I Muppets dallo spazio (Muppets from Space), il 7 luglio Elmo in Brontolandia (Elmo in Grouchland).

A produrle è la Columbia Tristar che, incurante della Pokémon-mania e dell’arrivo del tanto chiacchierato South Park (vedi BOX), punta sul divertimento di qualità e sui buoni sentimenti.

Divertimento di qualità, sì. Perché se esaminiamo la storia dei Muppets e la paragoniamo alla genesi di prodotti più recenti, non può non saltare all’occhio la differenza sostanziale di intenti e risultati.

I Muppets devono la loro nascita al genio creativo di Jim Henson (1936 – 1990). Nel 1954, ancora liceale, aveva cominciato a realizzare pupazzi per uno show televisivo trasmesso dalla WTOP TV, rete locale dello stato di Washington DC. L’anno seguente, per conto di un’emittente affiliata al circuito NBC, gli venne offerta una trasmissione intitolata Sam & Friends. Il mini programma andava in onda due volte al giorno per la durata di cinque minuti ed era l’antenato di quello che sarebbe stato il Muppet Show: pupazzi protagonisti, intermezzi musicali, esilaranti gag ed incredibili trucchi d’animazione.

A metà degli anni Sessanta un produttore televisivo, Joan Ganz Cooney, assoldò Henson per creare una serie di personaggi che animassero un programma educativo per bambini, Sesame Street. Per la trasmissione, che a partire dal 1969 ebbe notevole successo in tutto il Mondo, Henson ed il suo team (composto dalla moglie Jane Nebel, da Don Sahlin e da Frank Oz) crearono una trentina di scenette nelle quali i pupazzi avevano il compito di insegnare ai piccoli telespettatori a contare, leggere, scrivere, conoscere il mondo.

Sesame Street era un programma specifico per bambini, Henson mirava però all’intrattenimento per famiglie. Fu così che nel 1975, grazie all’interessamento del produttore televisivo londinese Lord Lew Grade, nacque il Muppet Show. Realizzato negli studi ATV, lo spettacolo era seguito da più di 200 milioni di telespettatori in tutto il mondo.

Il Muppet Show divenne un appuntamento settimanale in grado di allietare adulti e bambini: linguaggio pulito, siparietti divertenti, ospiti famosi in carne ed ossa presentati dal conduttore “in panno e stoffa” Kermit (sicuramente il più celebre “figlio” di Henson). Tanto umorismo e moltissima immaginazione. Questi erano gli ingredienti di un successo che ispirò cinque pellicole cinematografiche e che spianò la carriera ai suoi artefici, primo fra tutti lo stesso Henson che creò nel 1979 il “Jim Henson’s Creature Shop”, realizzò nel 1986 i pupazzi del film fantastico Labyrinth e continuò fino alla morte ad ideare serie televisive dall’intento chiaramente educativo: Jim Henson’s Greek Myths illustrava gli episodi salienti della mitologia greca, Jim Henson’s The Storyteller raccontava storie del folclore e si avvaleva di ottimi sceneggiatori (tra cui il futuro premio Oscar Anthony Minghella), Muppet Babies, trasmesso ancora oggi, ha ottenuto ben 4 Emmy consecutivi.

Dopo la scomparsa di Jim, la famiglia Henson ha continuato a perseguire il sogno del creatore dei Muppet firmando nel 1996 una partner-ship con la ABC al fine di realizzare programmi televisivi di alta qualità per famiglie.

Tutt’altro scopo pare essere quello che anima Trey Parker e Matt Stone, i giovani ideatori del cartone animato South Park. Dietro ad una pretesa critica sociale, propinano ad un pubblico di giovanissimi parolacce, insulti razzisti, scene di violenza e situazioni crude. Qualcuno potrebbe obiettare che la televisione non è nuova a prodotti del genere: solo qualche anno fa era stata la serie animata The Simpsons a provocare scandalo. C’è però una netta differenza fra gli omini gialli creati da Matt Groening ed i bambini rotondi protagonisti di South Park. I primi sono caratterizzati da un tratto particolarissimo, hanno fisionomie al limite del repellente e sono palesemente rivolti ad un pubblico adulto in grado di cogliere sia le critiche alla tipica famiglia americana sia le moltissime citazioni di cui ogni episodio è infarcito; i secondi sono invece contraddistinti da un disegno infantile, volutamente poco dettagliato, in grado di affascinare anche un pubblico giovanissimo.

L’inganno sta tutto qui: i protagonisti di South Park hanno un aspetto buffo e carino cui non corrispondono né il linguaggio scurrile né le situazioni limite che vengono proposte in ogni episodio della serie. Sin dalla loro fisionomia i Simpson mettevano in guardia per primi gli adulti (stupefatti dalla bruttezza dei personaggi), gli “eroi” di South Park no, anzi, a prima vista sembrano proprio creati specificatamente per i bambini.

Del nostro stesso parere sembra essere anche il critico cinematografico americano Philip Booth il quale, nel recensire Muppets from Space, ha scritto: “Fortunatamente manca della crudezza e della durezza di molti film i cui cartelloni hanno invitato anche i più piccoli- incluso mio figlio di 3 anni- a pregare i loro genitori di portarli a vedere South Park...”.

Mai fidarsi delle apparenze.

BOX – Le pesti di South Park

I protagonisti di South Park assillano i genitori americani dal 1994. E’ di quell’anno infatti Lo spirito del Natale, cortometraggio prodotto dalla Fox in cui compaiono per la prima volta questi bambini dalle facce rotonde e dagli occhi a palla. Dal micro-film nasce la serie televisiva a cartoni animati sbarcata a gennaio su Italia 1 e trasmessa in seconda serata perché, meno “politicamente scorretti” dei Simpson e decisamente più volgari, i personaggi di South Park sono caratterizzati da un linguaggio sboccato e soprattutto dalla classificazione “R” (= restricted) che in America ne vieta la visione ad un pubblico al di sotto dei 17 anni non accompagnato. Cartoni animati per adulti insomma...

Protagonisti principali delle vicende ambientate nella cittadina di South Park (Colorado) sono: il grasso Eric Cartman, il cui passatempo preferito è insultare gli altri; il piccolo Stan Marsh, che vomita ogni qual volta incontra la sua ragazza Wendy; l’ebreo Kyle Brofslovski, la cui madre è definita senza mezzi termini “puttana”; l’incappucciato Kenny McCormic, che ha un padre alcolizzato e che ha la particolarità di morire alla fine di ogni episodio (le modalità dei suoi trapassi sono tutte elencate nel sito ufficiale della serie http://southpark.onlytoons.com).

Dopo l’incredibile successo riscosso in patria e l’arrivo sul mercato nostrano di tutta una serie di gadget, i due autori hanno realizzato un lungometraggio: prodotto dalla Warner Bros, South Park – Più grosso, più lungo e tutto intero è ora nelle sale italiane.