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SHIRLEY BASSEY E TOM JONES: DUE “VECCHIETTI” IN HIT PARADE.

di Danila Elisa Morelli©

In Galles devono avere scoperto la fonte dell’eterna giovinezza. Non si potrebbe spiegare altrimenti l’inossidabile grinta e popolarità di due gallesi d.o.c. come Shirley Bassey (classe 1937) e Tom Jones (1940) i quali, incuranti del tempo che passa, continuano a mietere un successo discografico dopo l’altro.

Volete una prova? Basta che accendiate la radio in questi giorni: vi capiterà di sentire improvvisamente, fra un brano pop di qualità e le tante canzoni-fotocopia delle varie band giovanili, la voce graffiante e matura di Shirley Bassey e quella calda e suadente di Tom Jones. La prima rispolvera il classico “Where do I begin”, il secondo interpreta “Kiss”, successo anni Ottanta del genietto di Minneapolis Prince (il quale oggi rinnega questo nome pretendendo di farsi identificare per mezzo di un acronimo che significa “l’artista una volta noto come Prince” o addirittura di un simbolo intraducibile a voce).

In entrambi i casi si tratta di cover particolarmente apprezzabili in quanto alla mirabile esecuzione vocale si unisce un arrangiamento moderno ed accattivante curato da chi se ne intende: gli Awayteam nel primo caso, gli Art of Noise (l’Arte del rumore: un nome, una garanzia) nel secondo.

Risultato: i due brani non faticano ad entrare in classifica, i loro video sono programmati con frequenza sui canali televisivi musicali ed i giovani hanno occasione di conoscere queste leggende della musica internazionale.

Certo, se “la tigre di Tiger Bay” e “Tom la voce” fossero italiani non potrebbero aspirare a tanto: una volta superati i cinquant’anni o sei un cantautore smaccatamente di sinistra oppure non hai speranza di entrare in hit parade. Nel Belpaese artisti di indubbio talento come Iva Zanicchi o Rita Pavone non riescono ad interessare il pubblico giovanile. Devono semplicemente accontentarsi di riproporre i loro successi di trent’anni fa in tediose trasmissioni contenitore. Pena: finire nel dimenticatoio. Probabilmente se la Pavone fosse nata negli Stati Uniti avrebbe, con la sua estensione vocale e la sua grinta, la possibilità di dare tranquillamente del filo da torcere ad una come Tina Turner.

Ve lo immaginate un ragazzino che entra in un negozio di dischi e chiede di poter acquistare “l’ultimo di Little Tony”? I compagni lo prenderebbero in giro a vita. Nessuno si vergogna invece di comprare “Reload”, l’ultimo fortunatissimo album di Tom Jones.

Thomas Jones Woodward è nato il 7 giugno del 1940 a Pontypridd nel Sud del Galles. Vita intensa la sua: canta sin da bambino, si sposa a sedici anni, è padre a diciassette, passa da un lavoro all’altro fino a quando, durante una performance con i suoi “Tommy Scott & The Senators” viene notato dal produttore Gordon Mills e si trasferisce a Londra per intraprendere la carriera solista. Da principio la sua potentissima voce (che passa senza difficoltà dai toni baritonali a quelli tenorili) ed il modo provocante con cui si presenta sconcertano i discografici anni Sessanta. Ma basta pazientare qualche anno perché divenga l’interprete ideale di canzoni come “It’s not unusual” o “Delilah”. Alla fine degli anni Settanta, ha già venduto oltre 30milioni di dischi in tutto il mondo. Vent’anni dopo Jones è ancora sulla cresta dell’onda: non solo fa la parodia di se stesso nel divertente film “Mars Attacks” di Tim Burton (1996) ma, a dimostrazione del favore goduto presso il pubblico giovanile, partecipa sotto forma di cartone animato ad un episodio della serie “The Simpsons”. L’ultima sua trovata è quella di creare un album in cui poter interpretare in chiave moderna alcuni successi del passato. Le nuove star della musica fanno a gara per poter partecipare al progetto e così nasce il superpremiato “Reload” dove Jones duetta con Cardigans, Robbie Williams, Stereophonics, Portishead,...

“Non si invecchia, si migliora”: è questa la massima adottata da Shirley Bassey, recentemente insignita del titolo di “Dame” da Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Nata a Tiger Bay nel gennaio 1937, è la settima figlia di un marinaio nigeriano e di una casalinga inglese. Il suo primo successo, “Banana Boat Song”, è del 1957 ma la fama mondiale le giunge grazie al brano “Goldfinger”, tema musicale dell’omonimo film di 007 (in seguito interpreterà sempre per la serie cinematografica dedicata a James Bond anche le sigle “Diamonds are forever” e “Moonraker”). Nel 1977 riceve il premio come miglior cantante solista britannica. Poi, dopo aver girato il Mondo ed aver condotto alcuni programmi televisivi, decide di ritirarsi in Svizzera. Sono i primi anni Ottanta e la cantante sembra aver scelto la via del pensionamento. Quand’ecco che improvvisamente, nel 1998, torna alla ribalta grazie al singolo “History Repeating”: la sua straordinaria vocalità, unita all’arrangiamento ritmico curato dai giovani Propellerheads, crea una miscela micidiale in grado di far balzare il singolo direttamente ai primi posti delle classifiche internazionali.

La formula è quella vincente e Shirley capisce che non è decisamente tempo di ritirarsi, anzi, proprio in questi giorni è impegnata a lanciare un singolo caratterizzato dalla stessa formula del successo precedente: un classico (“Where do I begin”), una straordinaria voce (la sua), un gruppo emergente in grado di apportare nuove sonorità (gli Awayteam).

Siamo sicuri che anche questa volta colpirà diritto nel segno.