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La musica che viene dal freddo

di Danila Elisa Morelli©

Ricky Martin, Enrique Iglesias, Jarabe de Palo, Jennifer Lopez: sono loro, a detta di molti, gli incontrastati dominatori delle classifiche musicali. A sfogliare periodici e quotidiani sembrerebbe che il mondo intero sia stregato dai ritmi del sud. In realtà, se è innegabile il recente imporsi di star “calienti”, è altrettanto vero che nelle hit parade queste si trovano spesso a combattere contro quelle provenienti dall’estremo Nord.

Mentre infatti Sud America e Spagna hanno iniziato da poco tempo ad esportare massicciamente talenti musicali, i Paesi del Nord Europa costituiscono ormai da qualche anno una sorta di “vivaio” cui le case discografiche ricorrono sempre più spesso per pescarvi le star del futuro. Certo, a differenza dei loro colleghi latini, questi vichinghi sono meno smaccatamente riconoscibili: cantano in lingua inglese, hanno stili diversi, look differenti, ritmi e sonorità non immediatamente riconducibili alle loro tradizioni culturali.

Forse proprio per questo motivo, mass media e pubblico sembrano non accorgersi del loro dilagare. Eppure vengono proprio dal freddo alcune delle band e dei cantanti attualmente più di successo. Qualche nome? Aqua, Cardigans, Roxette, Ace of Base,...

Ma procediamo con ordine.

LE ORIGINI DEL FENOMENO La penisola scandinava cominciò ad esportare artisti negli anni Settanta quando si imposero a livello internazionale gli ABBA: gli svedesi Agnetha Faltskog, Bjorn Ulvaeus, Benny Andersson e la norvegese Anni-Frid Synni-Lyngstad divennero un vero e proprio fenomeno discografico. Canzoni come “Mamma mia”, “Fernando”, “Dancing Queen”, “Take a chance on me” li portarono in poco più di sei anni a vendere più di cento milioni di dischi in tutto il Mondo tanto che nel 1982 surclassarono la casa automobilistica Volvo per fatturato in valuta estera. Fu proprio il loro successo, e non il fallimento di entrambi i matrimoni che univano i quattro membri della band, a provocarne lo scioglimento: troppe minacce di morte e di rapimento, troppe pressioni da parte di media e fan. Nonostante l’improvviso e repentino ritiro dalle scene, i quattro nordici avevano così caratterizzato gli anni Settanta da tornare in auge con il revival di quel periodo: l’album commemorativo Abba Gold ha scalato le classifiche di tutto il Mondo, hanno ispirato un musical teatrale e le loro canzoni sono divenute le “protagoniste” di un film, Le nozze di Muriel.

Gli Abba si sciolsero nel 1982 e, dato che “una rondine non fa primavera”, tutto sembrò tornare alla normalità: anglosassoni e americani ricominciarono a dettare legge nel mondo musicale, così come erano abituati a fare sin dagli anni Cinquanta.

Qualcosa però stava cambiando ed appena tre anni dopo si imposero all’attenzione del pubblico i norvegesi A-ha che, a dispetto dello scetticismo iniziale dei discografici londinesi, ottennero un grande seguito grazie al loro pop raffinato ed alle loro canzoni malinconiche ed esistenziali.

Ormai la barriera sembrava infranta. Gli A-ha fecero da apripista ad altri due gruppi scandinavi: gli Europe e i Roxette. Mentre i primi, capitanati dal capellone Joey Tempest, si separarono pochi anni dopo l’enorme successo di brani come “The Final Countdown”, i secondi sono certamente la band nordica più longeva del panorama musicale internazionale: composta dagli svedesi Marie Fredriksson e Per Gessle (scoperto, guarda caso, da Thomas Johannson, già manager degli Abba), è sulla breccia sin dal 1989. Il duo ha anche avuto l’onore di firmare “It must have been love”, canzone che costituiva il tema portante del film Pretty Woman.

Il fatto che A-ha, Europe e Roxette fossero riusciti a sfondare, nonostante la provenienza periferica rispetto alle tradizionali direttrici del music-business, ha spinto molti “vichinghi” a tentare la fortuna a livello internazionale. Negli anni Novanta l’hanno ottenuta: l’islandese Bjork, acclamata e pluri-premiata sin dal suo album d’esordio Debut del 1994; gli svedesi Ace of Base, che con il primo LP vendettero oltre 9milioni di copie nei soli Stati Uniti d’America, ed i connazionali Cardigans, giunti ormai al terzo album ed amatissimi dai giovani grazie a brani come “Love fool” (facente parte della colonna sonora del film Romeo+Giulietta, il blockbuster con Leonardo di Caprio) ed “Erase & Rewind”.

Dal nord Europa provengono anche gli Aqua, quelli di “Barbie girl”. La band, composta dalla ex valletta televisiva norvegese Lene Nystrom e dai danesi Rene Dif, Claus Norreen e Soren Rasted, sembra ormai abbonata alle prime posizioni delle hit parade. Dal 1997, anno dell’uscita del singolo dedicato alla famosissima bambola americana, non hanno sbagliato una mossa. Le loro canzoni, ironiche e orecchiabili, piacciono molto ed i risultati sono palesi: l’album Aquarium ha venduto 250mila copie nella sola Danimarca entrando di diritto nella top ten dei più acquistati nella storia di quel Paese. In questo inizio 2000, smentendo chi pensava sarebbero stati solo una fugace meteora, hanno pubblicato un nuovo LP il cui primo estratto, “Cartoon heroes” (accompagnato dal videoclip più costoso della storia), ha puntualmente scalato le classifiche. Come se non bastasse, in seguito alla loro recente esibizione all’ultimo Festival di Sanremo, pare siano stati contattati da “big Luciano” per prendere parte alla prossima edizione del Pavarotti International.

Arriva dall’Olanda invece Anouk. Non fatevi ingannare dal suo aspetto delicato: questa bella bionda, dopo essere finita a 15 anni in un istituto di correzione, ha veicolato rabbia ed energia in un rock estremo. Risultato? Ha sfondato il mercato statunitense con “Nobody’s wife” (in cui canta orgogliosa “non sarò mai la moglie di nessuno”) e la sua “Together alone” è già divenuta colonna sonora di un celebre spot pubblicitario.

OGGI Il successo mondiale di queste band ha spinto produttori e discografici a scrollarsi di dosso alcuni pregiudizi ed a tenere sotto osservazione i giovani artisti del Nord-Europa. Di conseguenza è ormai divenuta prassi comune per i talent scout delle maggiori case discografiche recarsi nei Paesi freddi almeno una volta all’anno per assistere alle esibizioni dei cantanti locali sperando così di trovare le nuove promesse del mercato discografico... E come dar loro torto: solo in questi ultimi mesi si sono imposti la norvegese Lene Marlin e lo svedese Andreas Johnson.

Lene è una bionda diciannovenne dall’aria minuta. Anche lei, come gli Aqua, era fra gli ospiti stranieri dell’ultimo Festival di Sanremo. Nata nel villaggio di Tromsø, strimpella la chitarra e compone le sue ballate, a metà strada tra il folk ed il pop, sin da quando era bambina. Lo scorso settembre, dopo aver firmato un contratto discografico con la Virgin per l’album di debutto, ha proposto il singolo “Unforgivable sinner”. Il risultato è stato sorprendente: solo nel suo Paese ha venduto 40mila copie in 24 ore!

Ancora più incisivo è il trionfo del trentenne Andreas Johnson: la sua “Glorious” è, a detta di numerosi critici, la canzone più bella del decennio appena trascorso. Questo brano, uscito in sordina prima dell’estate 1999, è divenuto via via un successo mondiale che ha lasciato esterrefatto lo stesso cantautore, attualmente super impegnato nella promozione dell’album Liebling.

Come si può ben vedere quindi la musica latino-americana non esercita lo strapotere che vorrebbero farci credere i mass media.

La partita Nord-Sud si chiude con un bel pareggio.