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BALE HA FATTO POKER.

di Danila Elisa Morelli©

Patrick Bateman è davvero un uomo attraente. Alto, bello, ricco, colto ed elegante trascorre le sue giornate tra ufficio, palestra, locali notturni e donne, molte donne. Ha un unico “piccolo difetto”: è un serial killer. Per di più, totalmente imprevedibile perché non uccide solo determinati soggetti ma sembra colpire a caso ed il suo modus operandi cambia di volta in volta, a seconda dell’umore e della situazione. Insomma, è un matto da legare.

Fortunatamente Bateman non è l’ennesimo pazzo criminale da cui dobbiamo guardarci ma l’allucinante protagonista di uno dei libri più scandalosi e violenti degli anni Novanta, American Psycho. Quando il romanzo fu pubblicato, nel 1991, venne accolto da critiche e plausi esagerati: da una parte c’era chi lo riteneva diseducativo e pericoloso a causa dell’esplicita violenza di molte situazioni e della presenza di un omicida talmente sexy da risultare più affascinante che ripugnante; dall’altra c’era invece chi vi vedeva la puntuale descrizione dei mali e dei bisogni della società di fine millennio, una sorta di monito per tutti. E così i docenti e gli intellettuali ne discussero, i telegiornali ne parlarono, i benpensanti lo bollarono, altri ne consigliarono a priori la lettura pensando di dimostrare così le loro ampie vedute.

Risultato? Il libro divenne un best-seller e dopo poco tempo, come tutti i fenomeni mass-mediologici, finì nel dimenticatoio. Un po’ come il suo diabolico autore, Bret Easton Ellis.

Ora, a circa una decina d’anni dalla sua pubblicazione, American Psycho torna a far discutere perché ha ispirato una pellicola per il grande schermo.

In realtà il film, diretto dalla regista Mary Harron, cominciò ad incuriosire ancor prima del ciak d’inizio non appena Leonardo DiCaprio si dichiarò disposto ad interpretarlo e orde di fan iniziarono a tempestare redazioni giornalistiche e siti Internet di critiche e di polemiche su questa scelta ritenuta azzardata ed imbarazzante: ma come, il romantico Jack Dawson di Titanic era realmente intenzionato a trasformarsi nello yuppie assassino nichilista e sanguinario inventato da Easton Ellis? Per diverso tempo DiCaprio continuò a dimostrarsi interessato alla parte poi, improvvisamente, decise di investire la sua immagine in film meno attesi e chiacchierati.

E così l’ha spuntata chi si era candidato al ruolo da molto tempo, Christian Bale.

BALE Nato il 30 gennaio 1974 a Pembrokeshire, in Galles, Bale è uno degli attori più interessanti e poliedrici della sua generazione. La sua carriera è abbastanza atipica: dopo essere stato scelto tra 4000 bambini da Steven Spielberg per interpretare il protagonista de L’Impero del Sole (1987), ha collezionato una serie di ruoli diversissimi l’uno dall’altro che ne hanno confermato e sviluppato il talento senza però farne una star al pari di alcuni coetanei meno dotati.

Bale è infatti uno dei pochi attori in grado di passare con nonchalance dal musical (Newsies - Strilloni) al film in costume (Piccole donne, Ritratto di signora), dal genere avventuroso (L’isola del tesoro) a quello storico (Enrico V) fino ad arrivare al classico per eccellenza, Shakespeare (Sogno di una notte di mezza estate). Ha inoltre la particolare capacità di mutare la propria voce a seconda del ruolo tanto da essersi meritato il soprannome di “Maestro degli Accenti”.

Per queste ed altre ragioni è stato inserito dalla rivista Première tra i dodici migliori attori under-30 e dal magazine Entertainment Weekly tra le persone di spettacolo più di talento.

Dopo tanti successi di critica, il 2000 potrebbe offrirgli la possibilità di farsi conoscere dal grande pubblico. Il bel Christian sarà infatti tra gli interpreti principali di ben 4 pellicole: Shaft, Captain Corelli’s Mandolin, Librium e, ovviamente, American Psycho.

I FILM Diretto da John Singleton, SHAFT è una sorta di sequel dell’omonima pellicola del 1971. Il film originale si ispirava ad un libro di Ernest Tidyman e costituisce ancor oggi uno dei capostipiti della cosiddetta “blaxploitation”, termine con cui si indica il boom del cinema afroamericano anni Settanta. Nella pellicola di Singleton, l’attore nero Samuel L. Jackson eredita il ruolo del mitico investigatore privato precedentemente interpretato da Richard Roundtree (presente in un cameo): il pretesto cinematografico è che il nuovo Shaft sia il nipote del vecchio. In questa avventura, John Shaft è alle prese con un rampollo di buona famiglia (Bale appunto) che ha ucciso un “buppie”, ovvero uno yuppie di colore. Rispetto alla pellicola originale cambiano scenari e situazioni: dai quartieri bassi di Harlem si passa alle luci ed al lusso di Manhattan e lo Shaft versione 2000 abbandona giacchino in pelle e dolcevita beige per vestire completi Armani.

Dai grattacieli americani alle spiagge del Mar Egeo: in Captain Corelli’s Mandolin troviamo Bale trasformato in un affascinante pescatore che lotta contro i nazisti. Diretto da John Madden (premio Oscar per Shakespeare in love), il film è ambientato in Grecia durante la Seconda Guerra Mondiale ed è incentrato sul pericoloso triangolo amoroso che vede protagonisti la giovane Pelagia (Penelope Cruz), il di lei fidanzato Mandras (Bale) ed il Capitano Corelli del titolo (Nicholas Cage).

Infine bisognerà attendere i primi mesi del 2001 per vedere Librium, pellicola fantascientifica il cui titolo prende il nome da una droga che viene somministrata alle persone per privarle delle emozioni. Bale interpreterà l’agente John Preston che lotta per combattere lo status quo.

IL MOSTRO DEGLI ANNI 80 L’asso nella manica in grado di trasformare questo tris in un poker vincente potrebbe essere American Psycho che, uscito negli Stati Uniti, ha colpito pubblico e critica per l’incredibile bravura dell’attore gallese nel fornire un ritratto impressionante del serial killer Bateman. Con quella che è stata considerata la sua migliore interpretazione, Bale è riuscito ad adombrare attori del calibro di Willem Dafoe e ad aggiudicarsi commenti lusinghieri unanimi. Per vederlo in azione, agli italiani non resta che attendere il 20 novembre.