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A-ha... sono tornati!

di Danila Elisa Morelli©

La notizia che gli A-ha avrebbero pubblicato un nuovo album il 17 aprile prossimo ha cominciato a diffondersi su Internet alcuni giorni fa.

L’effetto immediato è stato che i fan, sopravvissuti ad oltre sette anni di silenzio musicale, hanno subissato i siti con richieste di informazioni, commenti e indiscrezioni. E chi, come la sottoscritta, ha “osato” iscriversi al gruppo di conversazione (in gergo, newsgroup) di uno di questi siti ha ricevuto quotidianamente circa settanta e-mail provenienti dagli estimatori della band sparsi per tutto il Mondo. Dalle lettere in formato elettronico si scopre che qualcuno è riuscito a procurarsi il primo singolo, Summer moved on, attivando misteriosi contatti in Germania dove il brano è uscito in anteprima e ha subito scalato le classifiche delle radio locali, altri hanno raggiunto la Spagna per assistere alle riprese del video diretto dal regista Adam Berg, altri ancora affermano di aver intrapreso lo studio della lingua norvegese per comprendere l’infinità di articoli scritti sui tre musicisti nel loro Paese natale...

A questo punto, alcuni si chiederanno chi sono questi A-ha. Il nome, di per sé quasi impronunciabile, risulterà infatti nuovo sia agli adolescenti di oggi sia a chi ha superato la quarantina...a-ha

Era la metà degli Ottanta, i “mitici Ottanta” almeno per tutti quelli che all’epoca avevano a che fare con acne giovanile e primi batticuori. Era il periodo dei punk e dei dark, dei primi fast-food, di DJ Television e delle polemiche su una cantante che aveva scelto il nome d’arte di Madonna. L’anno in questione, il 1985, vedeva primeggiare in campo musicale i Duran Duran e gli Spandau Ballet: soprattutto fra le giovanissime la distinzione era netta e chi smaniava per il gruppo capitanato dall’ossigenato Simon Le Bon non poteva neanche guardare a distanza un album di Tony Hadley e soci.

Improvvisamente le radio cominciarono a trasmettere le note di Take on me (Prendimi): il motivo era orecchiabile ed originale, la voce solista calda e profonda. La canzone scalò le classifiche e fece conoscere a livello internazionale una band composta da tre ragazzi norvegesi, gli A-ha.

Fu per molti, anche per chi scrive, l’inizio di una storia d’amore. Ovviamente per alcuni si trattò di una semplice cotta: molte ragazzine rimasero affascinate semplicemente dal bell’aspetto del cantante Morten Harket, ritenuto all’epoca uno degli uomini più belli del Mondo. Fortunatamente altri, e sono quelli che attendono oggi con trepidazione il nuovo lavoro del gruppo, si appassionarono al loro stile, alle loro musiche e ai loro testi malinconici ed esistenziali.

Perché in effetti gli A-ha erano diversi dagli altri gruppi pop. Mentre le star musicali gareggiavano in trasgressione (ricordate il donnaiolo Prince, i crocefissi di Madonna, la playmate Samantha Fox, i Culture Club del travestito Boy George?), questi tre vichinghi si proclamavano astemi e non fumatori, dichiaravano di amare la natura e le sane abitudini, vestivano in jeans e maglietta caratterizzando il loro look solo con l’uso di laccetti di cuoio indossati come braccialetti e collane.

E non finisce qui: Morten Harket, osannato come indubbio sex symbol, non faceva mistero dei suoi studi di teologia, di aver lavorato per un certo periodo in un ospedale psichiatrico, di essere appassionato studioso della Bibbia e di amare le orchidee almeno quanto Nero Wolfe, l’investigatore privato creato dalla penna di Rex Stout.

E così i giornali titolavano: “il gruppo più puritano del rock”, “il rock acqua e sapone”, “niente divismo, siamo norvegesi”,...

Ai successi del loro primo album, Hunting High and Low (Cercando in lungo e in largo), seguì un periodo di intensa attività che li portò a realizzare in tre anni altrettanti 33 giri e a firmare nel 1987 il tema musicale del primo film di 007 interpretato da Timothy Dalton, 007 Bersaglio mobile: il singolo, The Living Daylights, vendette oltre 20milioni di copie.

In seguito il ritmo delle pubblicazioni rallentò. Da sempre legati alla loro terra natale, gli A-ha diradarono i loro viaggi a Londra, dove avevano trovato la strada per il successo, e iniziarono a coltivare altri interessi: Morten Harket prestò il suo volto al cinema per ragazzi e la sua voce ai canti religiosi, Magne Furuholmen continuò a suonare le tastiere dedicandosi però soprattutto alla pittura ed alla scultura, Pål Waaktaar formò una nuova band con la moglie Lauren Savoy.

Uscirono altri due album, nel 1990 e nel 1993, che ricevettero il plauso della critica senza raggiungere il successo di pubblico dei precedenti. Poi il silenzio.

Un silenzio dovuto al fatto che i tre erano, a detta di Morten Harket, “totalmente esausti, spompati, ormai privi di qualsiasi piacere nel fare musica: avevamo tutti bisogno di staccare la spina per un po’”.

Ora gli A-ha sono tornati e le loro intenzioni sembrano serie. L’album di prossima uscita, Minor Earth Major Sky, sarà infatti solo il primo di una trilogia che la band norvegese si è impegnata a realizzare per conto della casa discografica WEA. Gli ormai quarantenni “vichinghi del pop” promettono di essere in forma come un tempo.

(foto tratta dal sito ufficiale: www.a-ha-com)

Le origini di un nome.

La prima cosa che colpisce degli A-ha è proprio il loro nome. Sulla sua origine si sono fatte le ipotesi più diverse. Le più accreditate sono comunque due. La prima racconta che un dirigente discografico ascoltando un loro brano avesse esclamato: “A-ha... mica male questi norvegesi!”. La seconda invece attribuisce l’idea proprio a Pål Waaktaar, il membro della band autore della maggior parte delle loro canzoni, il quale aveva inserito questa esclamazione in Dream myself alive, uno dei brani del primo album: “Decidemmo di chiamarci così, con quel nomignolo facile, breve, immediato, senza significato”.

Nella metà degli anni Ottanta comunque i nomi strani per i gruppi musicali si sprecavano. Sulla stessa linea degli A-ha c’erano ad esempio gli WHAM di George Michael ed Andrew Ridgley.

Esistevano poi i Prefab Sprout (=cavolini di Bruxelles prefabbricati), le Bangles (=braccialetti), i Picnic at the Whitehouse (=Picnic alla Casa Bianca), i Sisters of Mercy (=sorelle della misericordia), ... E che dire della famiglia reale composta dal gruppo inglese dei KING, dal genietto di Minneapolis PRINCE e dalla giovanissima PRINCESSE, che andavano ad unirsi ai già famosi QUEEN di Freddy Mercury?

SU INTERNET: I SITI MIGLIORI SUGLI A-HA

www.a-ha.com

www.memorialbeach.com

www.geocities.com/SusetStrip/Arena/3818

http://www.cdd.ee/index2.htm

 

“A-ha… they’re back!”

by Danila Elisa Morelli©

(published on the Italian national magazine “IL BORGHESE”, pag. 80-81, 16th April 2000)

The news about A-ha releasing a new album by the 17th of April 2000 started to spread on the Internet a few days ago.
The immediate effect was that all the fans, survived to more than seven years of musical silence, started to overwhelm all the Internet sites with questions, comments, rumors and unconfirmed reports. And all those who, as the undersigned, dared to subscribe to the newsletter of one of these sites has consequently received about 70 e-mail every day sent by fans all over the world. From these e-mail you come to discover that someone managed to get the first single, “Summer moved on”, by getting in touch with some shady characters living in Germany where the song is already available and has immediately climbed the local hit parade, others have reached Spain to be present at the making of the video directed by Adam Berg, others else admit to have started learning Norwegian language to finally understand all the articles written about the three musicians in their own country.
By now someone will be wondering who the hell are these A-ha. Their name, almost unpronounceable, is quite new both to teenagers and to over-40…

It was middle ‘80ies: the “mythical 80ies”, at least for all those who, at that time, had to deal with acne and first palpitations. It was the period of punk and dark fashions, of the first fast-foods, of the tv program DJ Television and of the controversies about a female singer who had chosen the stage-name of Madonna.
During the year of which we’re going to talk, the 1985, Duran Duran and Spandau Ballet excelled: above young girls the distinction between the fans of one band and the other was quite sharp and those who were restless about the oxygenated Simon Le Bon couldn’t even take a look to a LP of Tony Hadley and Co.
Suddenly radios started to broadcast the notes of “Take on me”: the motif was catchy and original, the solo voice was deep and warm. The song climbed up the hit parades and made internationally known a band made up by three Norwegian boys, the A-ha.
It was for many people, including the one’s writing, the beginning of a love affair. Obviously for some of them was just a crush: many girls were just captured by the good-looking singer Morten Harket, considered one of the most handsome men in the whole world. Fortunately many others, the ones that today can’t wait for the band new cd, fell in love with their style, music and their melancholic and existential lyrics.
Because A-ha were indeed different from other pop bands.
While other pop stars competed in transgressions (do you remember the womanizer Prince, Madonna’s crucifixes, the playmate Samantha Fox, Boy George’s Culture Club?), these three Vikings declared to be teetotal and not smoker, proclaimed their love for nature and good habits, dressed in jeans and t-shirts characterizing their look only by wearing leather strings as necklaces and bracelets. And more: Morten Harket, acclaimed as an undeniable sex-symbol, didn’t hide his Theology studies, his experience working in a psychiatric hospital, his passion for reading the Bible and his love for orchids, as deep as the one of Nero Wolfe, the private eye created by Rex Stout. Therefore, magazines and newspaper titled “the most puritane rock band”, “no divism, we’re Norwegian”,…
After the success of their first album, Hunting High & Low, came an intense period that brought them to release in three years three LP and to sign in 1987 the soundtrack theme of the first Timothy Dalton’s 007: “The Living Daylinghts” sold out 20millions of copies.
Afterwards they stopped keeping this rhythm of publications. Always bound to their native earth, A-ha went less frequently to London and started to cultivate other interests: Morten Harket lent his face to cinema for some children productions and his voice to religious chants, Magne Furuholmen kept on playing keyboards but devoted himself mostly to carving and painting, Pål Waaktaar made up a new band with his wife Lauren Savoy.
Other two album were released, in 1990 and in 1993: they were acclaimed by reviewers but didn’t manage to have the same success of the old ones.
Then, it was silence. A silence dued to the fact that, according to Morten Harket, the three of them were totally exausted, worn out, nearly without any pleasure in making music. Everybody needed to pause for a certain time…
Now A-ha are back and their intentions are quite clear and serious. The forthcoming album, Minor Earth Major Sky, will be the first of a trilogy that the band will release for WEA. The now 40 years old “Vikings of pop” promise to be in shape as once.

(picture taken from the official internet site: www.a-ha.com)