www.dael72.net

IN PRIMO PIANO

SHOWBIZ

CULTURA&SCIENZE

MOTE

WHO'S WHO

GALLERY

TOURING

homepage

@

I CANTANTI IN ERBA CRESCONO… DI NUMERO!

di Danila Elisa Morelli©

“V. M. 18”: dove la lettera M, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, sta per “maggiori”. Si può riassumere così la nuova tendenza in campo musicale che sembra imporre all’attenzione del pubblico gruppi i cui componenti non superino la maggiore età.

Non è la natura del fenomeno ad essere nuova (un esempio per tutti: i Jackson 5 di Michael Jackson), ma le sue dimensioni. Ormai si tratta di una vera e propria invasione di baby musicisti.

Il perché è presto detto: le case discografiche hanno deciso di puntare la loro attenzione sul vasto pubblico dei giovanissimi, ancora privo di idoli ma fornito di un potere d’acquisto sempre più forte. Risultato? Ci si affretta a proporre motivi orecchiabili, senza troppe pretese e a farli cantare da gruppi e solisti “in erba”. Nascono così molti dei successi musicali degli ultimi anni.

L’ultima scoperta, in ordine di apparizione, si chiama Britney Spears. Appena diciassettenne (è nata il 2 dicembre del 1981), rappresenta il caso discografico dell’anno: il suo singolo d’esordio, intitolato Baby one more time, ha scalato le classifiche di tutto il mondo.

Ora la stampa americana non esita a definirla “la risposta femminile ai Backstreet Boys e agli ‘N Sync” e ne sottolinea la “lunga” carriera, iniziata “parecchi” anni fa. Secondo i biografi ufficiali, Britney nasce nella sperduta cittadina di Kentwood in Louisiana. Sin da piccolissima si esibisce in sale da ballo e cori; a otto anni viene notata da un agente che la fa iscrivere all’Off-Broadway Dance Center e al Professional Performing Arts School; qui Britney inizia a comparire in spot pubblicitari, serie televisive, show musicali fino a quando l’anno scorso viene incaricata di fare da apripista nella tournée mondiale degli ‘N Sync. Il resto è storia recente: quando le ormai affermate TLC rifiutano di cantare il brano Baby one more time, Britney lo accetta e per lei è la fama.

Fin qui le cronache ufficiali, ma dietro al successo discografico di Britney si nascondono i due produttori più legati al fenomeno delle cosiddette teen-band (complessi musicali composti da ragazzi fra i 13 e i 19 anni): Eric Foster White e Max Martin. Negli anni Ottanta i successi dei gruppi emergenti portavano la firma del terzetto Stock – Aitken – Waterman; oggi White e Martin creano piccole star come Robyn, Backstreet Boys, Hi-Five.

Britney Spears infatti rappresenta solo l’ultima giovane scoperta del pop internazionale. A dare l’avvio alla recente ondata di rock star minorenni sono stati gli Hanson: tre fratelli dell’Oklahoma che con l’album intitolato Middle of Nowhere hanno venduto più di sei milioni di copie aggiudicandosi diversi Grammy Awards, gli Oscar della musica.

Quanti anni hanno? Il chitarrista Isaac 19, il cantante Taylor 16 mentre il batterista Zac appena 14. La loro carriera è iniziata in sordina nel 1994 per poi esplodere con l’album Middle of nowhere del 1997. Gli Hanson producono un pop decisamente orecchiabile, vestono come i coetanei e si propongono con un’immagine pulita; le loro guance imberbi hanno il colorito rosato tipico dei bravi ragazzi che vivono all’aria aperta e mangiano cibi sani. Il vicepresidente della Mercury, Steve Greenberg, ne parla in questi termini: “scrivono le loro canzoni, suonano i loro strumenti, cantano benissimo (…). I ragazzini adorano la loro genuinità, non vogliono suoni costruiti”. Scoperta la ricetta del successo, i tre fratelli, guidati come sempre dagli abilissimi genitori, si dedicano alla pubblicazione di un album dopo l’altro: finora ne hanno realizzati sei.

Ben diversi dagli Hanson, ma popolarissimi in America, sono i Radish. La band, ancora poco popolare in Italia, è capitanata dal diciassettenne Ben Kweller ed ha appena firmato un contratto discografico per la Mercury. Anche i Radish sono in tre, ma Ben è l’unico minorenne del gruppo, non sono fratelli e propongono un genere che amano definire “sugar metal” (metal sì, ma zuccherato...) ispirandosi a gruppi maturi come i Sonic Youth.

In questa panoramica di star under-18, non possono mancare le Cleopatra, tre sorelle di Manchester: a dare il nome alla band è la sedicenne Cleo, che scrive e canta accompagnata da Zainam (17 anni) e Yonah (14 anni). Il loro primo singolo, Cleopatra’s Theme, ha venduto oltre un milione di copie e il loro album, Comin’ Atcha! (versione slang di “coming at you”, stiamo arrivando), ha scalato le classifiche mondiali l’estate scorsa. In America il lancio del loro disco è stato curato dalla Maverick, la casa discografica della cantante Madonna, la quale ha affidato alle tre fanciulle il compito di farle da apripista nei concerti americani. E per evitare di invecchiare troppo rispetto al loro pubblico, le Cleopatra stanno pensando di attrezzarsi facendo entrare nel gruppo anche la quarta sorella, l’appena undicenne Terry.

Terry, sebbene catapultata nello show business con poco più di due lustri di vita alle spalle, non potrebbe comunque vantarsi di essere la più giovane pop star del momento.

Questo vanto spetta di diritto ad Aaron Carter che di anni ne ha 10. Il mini-cantante, impostosi con il singolo Crush on you, è il fratellino del celeberrimo Nick Carter che, maggiorenne da poco, fa parte da ormai cinque anni dei celeberrimi Backstreet Boys.

Aaron ha ancora i denti da latte e solo un singolo al suo attivo, ma può già contare su molte ammiratrici, spesso più grandi di lui, e su genitori evidentemente capaci di “vendere bene” la loro prole.

Britney Spears, Hanson, Radish, Cleopatra, Aaron Carter: la lista di baby musicisti non finisce qui.

Dalla Svezia arriva Robyn, cantautrice specializzata in R&B. Salita in vetta alle classifiche a soli quindici anni con l’album Robyn is here, sta promuovendo proprio in questi giorni il suo nuovo disco intitolato My truth e, dopo aver dato un’aggiustatina al suo look da adolescente, sembra decisa a conquistare nuove fette di pubblico.

Sempre dalla penisola scandinava proviene la diciottenne norvegese Lene Marlin: di lei si sa ancora pochissimo (è l’unica a non poter vantare ancora un sito Internet a lei dedicato) ma il suo singolo d’esordio, Unforgivable sinner, sta scalando le classifiche di mezzo mondo.

È di origine inglese invece la risposta europea all’americana Spears: stiamo parlando della sedicenne Billie Piper, regina della hit parade anglosassone con il singolo Because we want to. Il suo album d’esordio si intitola Honey to the bee (miele per l’ape, n.d.r.) e i video che la vedono protagonista sono fra i più richiesti presso le emittenti musicali come MTV o Tmc2.

Gli appassionati di musica nera conosceranno la giovanissima Brandy, erede ufficiale di Whitney Huston: il suo debutto risale a quattro anni fa quando, appena quattordicenne, vendette oltre quattro milioni di copie del suo primo album, intitolato semplicemente Brandy. Quest’anno, dopo aver presentato il suo nuovo cd dal titolo Never say never, è intenta a promuove la carriera musicale del fratello minore Ray J.

C’è chi poi non si accontenta di fare la persona “matura” solo sul palcoscenico. Come la giovane cantante Aaliyah che a 14 anni andava sposa al più noto R. Kelly e che oggi, divorziata e da poco maggiorenne, lancia One in a million, suo secondo album. Il titolo del primo? Age ain’t nothing but a number, ovvero “l’età non è che un numero”. Se lo dice lei ...

Tanti nomi, altrettante proposte delle case discografiche per soddisfare il pubblico degli adolescenti. La speranza dei produttori, spesso vanificata dai fatti, è di creare un forte legame tra i giovanissimi cantanti ed il pubblico di coetanei in modo che il rapporto continui nel tempo.

Finora le cose non sono andate sempre così: ricordate ancora i New Kids on the block, i Bros, i T3? E la biondina Debbie Gibson che, sedicenne, spopolava negli anni Ottanta? E che ne è stato degli italiani Gam Gam?

Una cosa infatti appare certa: il pubblico dei più giovani è predisposto alle infatuazioni momentanee, alle passioni fortissime destinate a durare lo spazio di uno o due dischi. Fra due o tre anni parleremo ancora di Britney Spears?