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MOSTRA CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA: LARGO ALLE DONNE E AI GIOVANI.

di Danila Elisa Morelli©

Esiste una mania deleteria che colpisce sempre più i mass-media: l’uso dello slogan.

Non è possibile parlare di alcun fenomeno, sociale, politico, di costume, senza cucirgli addosso una definizione d’impatto e facile da ricordare. Nascono così improbabili etichette, formule che serviranno certo a rendere immediatamente l’idea dell’oggetto in questione ma che spesso rischiano di non rappresentare la realtà dei fatti.

Il virus dello “slogan facile” ha colpito anche la 56esima edizione della Mostra cinematografica di Venezia. Il festival non era ancora iniziato e già si sapeva che sarebbe stato all’insegna dell’erotismo d’autore. Titoli in prima pagina si sprecavano, anteprime e commenti farcivano i telegiornali, clamorose rivelazioni venivano strillate sulle copertine di importanti settimanali.

In realtà, escludendo una manciata di pellicole, fra cui il tanto chiacchierato Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick ed il ben più coraggioso Guardami di Davide Ferrario, di sesso in laguna non se n’è visto poi così tanto.

Lo stesso direttore del festival, il torinese Antonio Barbera, forse per cercare di non passare alla storia come colui che ha portato l’hard a Venezia, ha affermato in un’intervista televisiva che i film un po’ spinti presenti alla Mostra erano in realtà ben pochi e ha scritto sul sito Internet dedicato alla rassegna: “Noi abbiamo cercato di mettere insieme un programma il più vario possibile: chi ama il glamour e le star non rimarrà deluso, così come non lo sarà chi ha una concezione del cinema più autoriale e seriosa. C’è pane per tutti i denti, come si suole dire”.

Solo il futuro potrà dirci se gli sforzi di Barbera saranno ricompensati o se, ineluttabilmente, l’ultima Mostra cinematografica di Venezia del XX secolo passerà alla storia come quella “erotica”.

Permetteteci però di contrastare la tendenza agli slogan facili e di tentare un’analisi più ampia di questi undici giorni di cinema al Lido.

LARGO ALLE DONNE L’anno scorso il quotidiano “La Stampa” titolava Com’è rosa Venezia: oggetto dell’articolo era la massiccia presenza di dive alla Mostra. Allora il gentil sesso era rappresentato al Lido dalle solite belle attrici. L’edizione 1999 è caratterizzata invece dalla partecipazione di registe. E così, se è capitato ovviamente di incontrare alcune dive dello schermo come Nicole Kidman, Meryl Streep, Anna Galiena, mai come quest’anno hanno avuto occasione di presentarsi al grande pubblico cineaste di ogni dove. La neozelandese Jane Campion è forse la più celebre: aveva partecipato alla Mostra anni fa con il film Ritratto di Signora (di cui era interprete la Kidman) ed era già nota per il suo intenso Lezioni di piano. Accanto a lei sono intervenute anche: l’australiana Alison McLean, già regista del discusso Crush; le americane Kimberly Pierce, Kelly Reichardt, Lisanne Skyler, Lourdes Portillo; la francese Claire Denis; l’austriaca Barbara Albert; le italiane Nina Di Majo e Chiara Caselli. Queste ultime rispettivamente nella rassegna “Cinema del presente” con la pellicola Autunno e in quella “Corto Cortissimo” con Per sempre.

A sottolineare questo tocco di femminilità, come simbolo della Mostra di quest’anno sono stati scelti il volto ed il corpo di una giovane donna, attrice e regista: Asia Argento.

STRANIERI FAMOSI, ITALIANI EMERGENTI Una seconda particolarità della 56esima Mostra cinematografica riguarda i nomi dei partecipanti. Gli italiani in lizza per il Leone d’oro sono due registi del tutto sconosciuti ai più. Nessun nome famoso quindi: nell’edizione 1999 i rappresentanti del Bel Paese si chiamano Tonino De Bernardi e Gianni Zanasi. Il primo è un sessantaduenne di Chivasso (TO) artefice di un cinema sperimentale; il secondo è un trentaquatrenne emiliano con all’attivo una sola pellicola dal titolo quasi profetico, Nella mischia. E infatti i due registi si trovano “nella mischia” insieme a mostri sacri come: Mike Leigh, Zhang Yimou, Lasse Hallstrom, Jane Campion.

La voglia di novità, merito certo di Barbera, per anni direttore del Festival Cinema Giovani di Torino (ora Torino Film Festival), è palpabile anche nelle rassegne collaterali e nella scelta del Presidente di Giuria, il regista underground Emil Kusturica.

Considerando le sei sezioni della Mostra, l’Italia è presente con 22 opere, alcune delle quali sicuramente degne di attenzione. Venezia è sempre e comunque un grande vetrina: speriamo che a questa indubbia visibilità corrisponda una reale promozione per tutto il cinema italiano anche durante il resto dell’anno.

DA ATTORI A REGISTI Oltre ai cosiddetti emergenti, sono giunti a Venezia alcuni esordienti particolari. Si tratta di attori e attrici più o meno famosi che hanno scelto il Lido per presentare le loro opere prime realizzate dietro la macchina da presa. Fra questi il più celebre è Antonio Banderas che ha diretto la moglie Melanie Griffith in una sorta di commedia nera intitolata Pazzi in Alabama. Ma se il divo spagnolo è l’unico attore straniero ad aver partecipato alla Mostra in veste di regista, gli italiani sono ben quattro: Sergio Castellitto (Libero Burro), Chiara Caselli (Per sempre), Fabrizio Bentivoglio (Tipota) e Roberto De Francesco (Pugni nell’aria).

Interrogato sul perché della sua scelta, Sergio Castellitto ha dichiarato: “Perché l’attore, alla fine, è sempre un ospite nella testa di un regista. Mi piaceva l’idea di essere io, per una volta, a costruire il presepe”

UNDER 30 La Mostra di quest’anno si contraddistingue anche per la “precocità” di alcuni concorrenti. La più giovane partecipante in assoluto è stata l’italiana Di Majo, classe 1975. Seguivano a ruota i registi: Harmony Korine (1974), Giovanni Davide Maderna (1973), Sebastian Cordero (1972), Pablo Trapero e Luca Guadagnino (1971), Barbara Albert e Nicholas Winding Refn (1970).

LA PRIMA VOLTA Il 1999 segna l’ingresso in laguna di due nazioni che partecipano per la prima volta al festival: Ecuador e Ciad. L’Ecuador è rappresentato dalla pellicola Ratas, ratones, rateros di Sebastian Cordero; il Ciad da Bye, bye Africa di Mahamat Saleh Haroun, in assoluto il primo film prodotto nel Paese sudamericano. Infine l’Austria entra per la prima volta nella sezione in concorso per il Leone d’Oro con Nordrand di Barbara Albert.