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Macché Shakespeare: meglio un videogioco!

di Danila Elisa Morelli©

Hollywood è a corto di idee. Produttori e registi vagano sconsolati alla ricerca di un soggetto originale, di una trama mozzafiato, di una storia. Nell’attesa che la caccia al tesoro si dimostri fruttuosa, bisogna ingannare il tempo e possibilmente gli spettatori. Ecco spiegato il perché del recente proliferare di pellicole tratte dai capolavori della letteratura (quest’anno lo “sceneggiatore” più in voga è stato William Shakespeare) e del cinema (il fantasma di Hitchcock non trova pace dopo i rifacimenti de Il delitto perfetto e di Psyco).

Ora però sembra essere giunto il momento della svolta e l’estate 1999 è caratterizzata dal lento affermarsi di una tendenza che potrebbe rivelarsi quella vincente nell’immediato futuro: dopo aver attinto abbondantemente ai classici della letteratura e del cinema, gli addetti ai lavori hanno rivolto le loro attenzioni ai “classici” degli anni Novanta, i videogiochi.

Produttori e registi devono aver pensato: perché faticare tanto nel trasformare testi letterari in immagini e copioni? Perché rischiare la credibilità misurandosi con i maestri del passato? Esistono belle e pronte: storie, immagini, personaggi, eventuali sviluppi e, soprattutto, un pubblico di affezionati consumatori!

Tempo fa una pensata del genere sarebbe stata improponibile: i primi videogame erano bruttini e sarebbe stato inaudito proporre un film su PacMan, la sferetta colorata il cui unico scopo era completare un percorso labirintico evitando i fantasmi cattivi che potevano decretarne la morte con conseguente “GAME OVER”.

Quanta differenza separa i videogiochi d’oggi dal loro progenitore! Le moderne tecnologie informatiche consentono infatti un’ottima grafica ed effetti speciali “cinematografici” permettendo agli ideatori di videogame di realizzare storie avvincenti ricche di personaggi, colpi di scena ed enigmi da risolvere. Il risultato è strabiliante: attraverso un computer o una consolle è possibile vivere qualsiasi tipo di avventura.

I videogiochi, come i film, si dividono in generi: poliziesco-fantascientifico (Blade Runner, The Ripper), horror (The Seventh Guest, Phantasmagoria), d’azione (Doom, Mortal Kombat), comico (Monkey Island, Sam & Max), d’avventura (Tomb Raider, Broken Sword), erotico (Lula, Leisure Suit Larry),…

Oggi la computer grafica, indispensabile per la creazione di questi videogiochi complessi e realistici, viene sempre più utilizzata anche nel mondo della celluloide. Il cinema del Duemila è infatti ricco di effetti speciali che non vengono più usati solo per film d’azione e di fantascienza, ma realizzano miracoli visivi indispensabili per creare il pathos anche in quelli romantici e drammatici come Titanic e Al di là dei sogni.

L’elevato livello tecnologico e informatico raggiunto permette la realizzazione di qualsiasi effetto speciale: dall’interazione di personaggi reali e digitali alla creazione di scenari soprannaturali, dalle tecniche di ripresa avveniristiche al morphing.

Ecco spiegata l’attuale possibilità di trasferire con successo al cinema storie e personaggi pensati per il computer. Dunque, se in un primo tempo non era difficile che un film di successo desse origine ad uno o più videogiochi (celebri quelli tratti da Guerre Stellari, Star Trek e Indiana Jones), oggi capita sempre più spesso il contrario.

Accade così che si faccia un gran parlare della versione cinematografica del videogame Tomb Raider. Attrici come Demi Moore e Sandra Bullock si contendono in una gara senza esclusione di colpi il ruolo di Lara Croft, la sexy protagonista della saga. Lara è un personaggio di pura fantasia ma i suoi creatori hanno fatto di tutto per renderla reale. Quindi, oltre alle leggendarie forme mozzafiato, i suoi fan conoscono la sua altezza (1.70 m.), il suo peso (55 kg.) e la sua data di nascita (14 febbraio 1967) e sanno che ha iniziato a girovagare per il Mondo vivendo mirabolanti avventure dopo aver assistito alla drammatica morte del padre, lord Henshingly Croft, perito in un incidente aereo sull’Himalaya.

È indubbio che il successo della saga Tomb Raider sia dovuto principalmente alla sensualità di Lara. Quando nel 1996 i programmatori inglesi della Core ricevettero l’incarico dalla Eidos di creare un videogame stile Indiana Jones, pensarono di “cambiare le regole del gioco”: “Per sviluppare il progetto dovevamo lavorare per mesi con il personaggio e quindi abbiamo deciso di disegnare qualcosa che ci piacesse!”. Fu così che al posto del solito eroe nerboruto fece la sua comparsa la bella ed astuta Lara. Poco si sa del film: la Paramount, che si è aggiudicata i diritti cinematografici, mantiene uno stretto riserbo sulla lavorazione della pellicola. E mentre si suppone che i succinti panni della protagonista verranno indossati dalla modella Nell McAndrews, l’unica cosa certa è che i dirigenti della Paramount stanno già pregustando i futuri incassi.

Qualcosa di più ci è dato sapere invece della versione cinematografica del giapponese Final Fantasy. Il videogame da cui trae spunto la pellicola è giunto ormai all’ottavo episodio e narra le avventure di un manipolo di eroi che con l’aiuto della magia e delle abilità con le armi cercano di ristabilire la giustizia in un mondo fantastico.

La Square, casa di produzione del gioco, ha ufficialmente annunciato l’inizio della lavorazione del film negli studi di Honolulu. L’uscita della pellicola è prevista per il 2001 e si preannuncia come il non plus ultra dell’animazione al computer. I personaggi non saranno interpretati da attori in carne ed ossa, ma rimarranno nella loro versione digitale. Daranno anima ai protagonisti le voci di grandi interpreti: per la versione americana sono già stati scelti attori del calibro di Donald Sutherland, James Woods, Steve Buscemi e Alec Baldwin.

È invece già nelle sale Wing Commander. Il film deriva trama e personaggi dal videogioco omonimo: in un futuro sufficientemente lontano, i soldati della Federazione Terrestre sono costretti a combattere contro i temibili Kilrathi, alieni invasori simili a giganteschi gatti. In questo caso, già il videogioco si avvaleva di lunghe sequenze cinematografiche inserite in un contesto virtuale. In particolare, il protagonista assoluto dei primi episodi della saga era l’attore Mark Hammill, l’ormai mitico Luke Skywalker della trilogia Guerre Stellari.

E proprio il creatore di Guerre Stellari, il ricchissimo George Lucas, vista l’attuale tendenza ha preferito far precedere in Europa l’uscita dell’atteso The Phantom Menace – La minaccia fantasma dal lancio del videogioco omonimo, identico in tutto e per tutto al film che arriverà in Italia solo a settembre.

Infine The Matrix, il successo di questa stagione cinematografica campione d’incassi in America, rappresenta un valido esempio di come un soggetto originale possa essere realizzato in modo convincente e avvincente grazie ad un ampio uso delle tecniche informatiche derivate dai videogiochi d’azione stile Tekken III e dai lungometraggi animati giapponesi come Ghost in the shell. Il risultato è un film in cui gli attori saltano e schivano pallottole proprio come i protagonisti di un videogame!

BOX: GLI EFFETTI SPECIALI

Gli effetti speciali, detti in gergo cinematografico “FX”, sono vecchi quanto il cinema: non a caso già ai tempi dei fratelli Lumière, che si limitavano a riprendere scene di vita reale come l’arrivo di un treno in stazione, l’ex illusionista Georges Méliès si divertiva a proporre agli attoniti spettatori viaggi sulla luna e incredibili giochi di prestigio. Da sempre dunque gli effetti speciali hanno fornito magia al cinema. E ai poveri spettatori un ricco glossario di termini incomprensibili. Vediamone insieme i più importanti.

MODELING: utilizzo di modelli in scala ridotta per creare riprese e azioni altrimenti irrealizzabili (imponenti scene di battaglia, esplosioni, disastri naturali). Fu inventato nel 1903 dal regista Edwin S. Porter, autore del primo film western della storia (La grande rapina al treno).

STOP-MOTION: tecnica usata per far “vivere” sullo schermo personaggi inanimati. Consiste nel fotografare un oggetto o un pupazzo in diverse posizioni e nel proporre in sequenza le immagini ottenute per rendere l’illusione che esso si muova. Grazie alla S-M presero vita l’enorme King Kong (1933) e il malinconico Skeleton di Nightmare before Christmas (1994).

MORPHING: trasformazione di un’immagine. Si ottiene attraverso l’uso di programmi informatici che consentono impercettibili modificazioni dell’immagine di partenza fino a giungere a quella di arrivo. La tecnica, usata dapprima in spot pubblicitari e video musicali (ad esempio, Black or White di Michael Jackson), fece la sua comparsa al cinema in Terminator 2 di James Cameron (1991)

BULLETT-TIME: programma informatico che consente di catturare 12000 fotogrammi al secondo (contro i normali 24!). In questo modo l’azione ripresa può essere suddivisa in frammenti infinitesimali che vengono poi trattati digitalmente impostandone effetti e velocità. Usato per la prima volta nel film The Matrix, è l’effetto speciale più recente. Il risultato nelle scene d’azione è davvero strabiliante!