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INFANZIA, VOCAZIONE, ESPERIENZE DI UN REGISTA.

di Danila Elisa Morelli©

“Siamo vecchi tutti e due, io e il cinema. Io un po’ meno....”: esordisce così l’ottantatreenne Luigi Comencini nel prologo della sua recentissima autobiografia intitolata Infanzia, vocazione, esperienze di un regista (Baldini e Castoldi). Il libro è una sorta di diario in cui il celebre cineasta ripercorre, con una prosa scorrevole ed asciutta, le tappe salienti della sua vita umana e professionale.

UNA PASSIONE INFIAMMABILE Sin dalle prime pagine appare chiaro come l’intera esistenza di Comencini sia profondamente segnata dall’amore per il cinema: da quando, bambino, scopre la magia del sonoro (che effetto i fendenti di Douglas Fairbanks in Zorro!), a quando, appena laureatosi in Architettura, inizia l’attività di critico cinematografico, compra una cinecamera e realizza il suo primo film, oggi andato perduto, La novelletta. Ancora l’amore per il grande schermo lo spinge ad acquistare le pellicole che i noleggiatori svendono perché realizzate su supporto in nitrato di cellulosa, materiale altamente infiammabile. Inizia così a raccogliere, insieme a Mario Ferrari e ad Alberto Lattuada, molte “pizze” di grande valore che costituiranno parte del patrimonio della Cineteca Italiana, fondata da loro stessi e diretta dal fratello di Luigi, Gianni.

Dopo avere ottenuto il Nastro d’Argento con il documentario Bambini in città, Comencini incontra per caso Carlo Ponti: il giorno seguente è sulla macchina del produttore diretto a Roma. E’ il 1946.

IL GRANDE SUCCESSO Giunto nella capitale, dirige alcune pellicole di scarso successo finché gli si presenta la grande occasione. Ma, come spesso accade, l’occasione si camuffa e, in questo caso, lo fa in maniera egregia. Gli viene proposto un soggetto insipido intitolato Paolo aiuta Dio. Comencini, convinto di avere incontrato “un produttore ricco ed un soggetto da buttare”, decide di firmare comunque il contratto ottenendo di poter modificare, almeno in parte, la trama. E così scrive, su misura per Gino Cervi, la storia di un gaudente maresciallo dei carabinieri che giunge in uno sperduto paesino del Sud con l’intento di mangiar bene e di conquistare belle donne.

Ma per Comencini gli imprevisti sono dietro l’angolo: il produttore muore improvvisamente ed egli si ritrova “con un soggetto che vale quanto una gomma bucata” poiché mette in ridicolo l’Arma dei Carabinieri e nessuno ha il coraggio di produrlo. Un aiuto insperato arriva da Marcello Girosi che decide di finanziare l’opera imponendo però come protagonista Vittorio De Sica. In mano alla nuova produzione, la storia perde l’originale aspetto mordace e satirico e Comencini, che sente di avere “ceduto su troppi punti”, decide nottetempo di abbandonare il film. Ci penserà De Sica, con un’accorata telefonata, a farlo ricredere e a dargli la possibilità di firmare Pane, amore e fantasia (1953). Il successo è talmente grande (incasso: un miliardo e mezzo di lire) che la Titanus costringe Comencini, riluttante perché accusato dai critici di avere inferto una pugnalata nella schiena del neorealismo, a realizzarne immediatamente il sequel.

UN ANEDDOTO Fra i tanti aneddoti, uno dei più divertenti è quello relativo alla lavorazione de La finestra sul luna-park: alcune scene sono ambientate in un circo, ma nessuno è in grado di pagare la cauzione richiesta dai proprietari. Allora Massimo Patrizi, cognato di Comencini e suo preziosissimo collaboratore, si propone come garanzia umana: “si dava prigioniero volontario fino alla fine delle riprese. Se non pagavamo, sarebbe stato trattenuto e portato via con il carrozzone del circo. In ritardo, come sempre, arrivarono i soldi”.

GLI ATTORI Tante star del cinema fanno capolino tra le 228 pagine del libro. Capita così di incontrare l’inamovibile Gina Lollobrigida che, ripetendo “la fata è fata”, si presenta sul set de Le avventure di Pinocchio (1972) indossando una parrucca azzurra ed un abito “da operetta” e rifiutandosi categoricamente di vestire gli abiti dimessi e polverosi voluti dal regista. C’è poi una splendida Claudia Cardinale in lacrime perché l’attore George Chakiris lascia il set de La ragazza di Bube: se ne è invaghita, nonostante l’uomo sia “decisamente omosessuale”. Un ricordo affettuoso è quello di Eduardo De Filippo, presente nel film Tutti a casa e nello sceneggiato tratto dal libro Cuore (“Due piccoli ruoli, ma fatti da lui diventarono indimenticabili”), mentre Marcello Mastroianni, protagonista del giallo La donna della domenica, è descritto con un certo rammarico: “Sentivo da parte sua poca stima, era professionale ma freddo. La stessa impressione la ebbi qualche anno dopo, quando interpretò un piccolo ruolo nel film L’ingorgo. Sembrava che accettasse di lavorare per me solo per interesse economico. Questo è stato amaro da sopportare, anche perché era un attore che amavo molto”.

Ma nella lunga galleria di personaggi merita senz’altro un posto d’onore l’attore e regista Vittorio De Sica: l’ammirazione e l’affetto per colui che Comencini non esita a definire “il più grande regista d’Europa” sono incommensurabili. D’altra parte fu vedendo Ladri di biciclette che il giovane Luigi non rinunciò, nonostante le difficoltà iniziali, al sogno di diventare regista.