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LA MOSTRA CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA

di Danila Elisa Morelli©

Fra pochi giorni Venezia sarà la splendida scenografia naturale di uno dei più importanti eventi cinematografici europei. La 56esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, diretta dal torinese Alberto Barbera, avrà luogo infatti dall’1 all’11 settembre prossimi. In attesa che il Lido sia invaso da registi, divi e giornalisti, ecco storia ed aneddoti della celebre manifestazione.

LE ORIGINI Secondo la leggenda, l’ideatore fu Antonio Maraini, nonno della scrittrice Dacia: mentre assisteva ad una partita di calcio sugli spalti gremiti dello stadio S. Elena, l’allora Segretario Generale della Biennale d’Arte di Venezia si accorse che i vicini padiglioni della mostra erano deserti. “Allora pensai ad una forma diversa di manifestazione artistica, visto che la folla, quando si tratta di quadri e sculture, è molto restia a venire”. Così, nel luglio del 1932, fu annunciato che la Biennale avrebbe dedicato uno spazio al cinema. Le polemiche da parte di critici e intellettuali non mancarono, tuttavia il 6 agosto dello stesso anno, sulla terrazza dell’Hotel Excelsior al Lido, venne proiettato il primo film della storia della Mostra Cinematografica di Venezia: Il dottor Jekyll and Mr. Hyde di Rouben Mamoulian. Al termine della rassegna, in mancanza di premi ufficiali, fu indetto un referendum tra il pubblico che decretò come miglior regista il sovietico Nikolaj Ekk e come film più divertente A nous la liberté del francese René Clair.

Una curiosità: la prima edizione costò agli organizzatori 40mila lire.

IL PRIMO SCANDALO Due anni dopo, la rassegna divenne competitiva: il premio per i film migliori era la “Coppa Mussolini” mentre agli interpreti più validi venivano conferite le “Grandi Medaglie d’Oro dell’Associazione Nazionale Fascista dello Spettacolo”. Al concorso parteciparono 19 nazioni; i giornalisti accreditati erano più di 300 (oggi ammontano a 2000). Fu l’anno del primo scandalo: nel film Exstase del cecoslovacco Gustav Machaty, l’attrice Hedwig Eva Maria Kiesler (in seguito celebre col nome di Hedi Lamarr) compariva completamente nuda. L’Osservatore Romano bollò immediatamente la pellicola come “pornografica” e, per evitare la crisi con il Vaticano, intervenne il Duce in persona il quale, incuriosito, si fece immediatamente allestire una proiezione privata a Villa Torlonia per visionare il materiale scottante. Il commento del Duce? “Però, che gran bella donna!”. Nonostante ciò, il film non verrà più proiettato in pubblico.

IL PALAZZO DEL CINEMA Dal 1935 la Mostra divenne annuale, il premio agli attori assunse la denominazione di “Coppa Volpi” (in onore del primo Presidente della Biennale, il conte Giuseppe Volpi di Misurata) e venne istituita per la prima volta una Giuria internazionale.

Nel 1937 fu inaugurato il Palazzo del Cinema. L’opera dell’architetto Luigi Quagliata ospiterà la manifestazione da allora in poi, eccezion fatta per gli anni dal 1940 al 1948: durante questo lasso di tempo infatti la sede fu trasferita al cinema San Marco di Venezia e, nel ’47, addirittura nel cortile di Palazzo Ducale. Infine, nel 1949, la Mostra tornò definitivamente al Palazzo del Cinema. Lo stesso anno nacque il premio Leone d’Oro di San Marco.

GLI ANNI DELLA DISCORDIA Sono il 1938 ed il 1968. Il primo è segnato dalla premiazione ex aequo dei film Olympia di Leni Riefenstahl (documentario di propaganda sulle Olimpiadi di Berlino del ‘36) e Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini e Vittorio Mussolini. La polemica divampò: gli americani accusarono gli organizzatori di promuovere e premiare solo i film di Regime e decisero di boicottare la Mostra; i francesi, indignati, passarono direttamente al contrattacco creando una manifestazione concorrente: il Festival International du film di Cannes.

Cannes e Venezia dovettero in seguito deporre le armi di fronte ad un nemico comune, la contestazione del 1968. Gli effetti in laguna si avvertirono per tutti gli anni Settanta: fu eliminata la competizione e vennero introdotte diverse rassegne collaterali. Il press agent Enrico Lucherini si è così espresso su quel periodo turbolento: “Che risate: il fior fiore dei nostri registi schierato di fronte al Palazzo del Cinema per protestare ed impedire l’ingresso degli ospiti in smoking. C’erano proprio tutti: Marco Ferreri, Francesco Maselli, i fratelli Taviani, Ettore Scola. Gli stessi che poco tempo dopo sfilavano in smoking a Cannes!”.

Fu solo sotto la direzione di Carlo Lizzani (1979-1982) che la Mostra di Venezia tornò all’antico splendore. Nel 1980 fu ripristinata la gara e vennero reintrodotti i Leoni d’Oro.

ROSSELLINI ED I PREMI MANCATI Il regista Roberto Rossellini ebbe poca fortuna al Lido. Nel 1946 pare si fosse rifugiato nella sua camera d’albergo a piangere lacrime amare poiché la proiezione del suo Paisà non aveva riscosso il successo sperato. Il riconoscimento agognato giunse nel 1959: Rossellini fu premiato per Il generale Della Rovere ma, appena sceso dal palco con il tanto desiderato Leone d’Oro, se lo vide strappare di mano da un solerte funzionario del Ministero delle Finanze che lo requisì come acconto per tasse arretrate.

CENSURE E BOICOTAGGI Altre pellicole subirono lo stesso trattamento riservato al film Extase. Nel 1947 Giulio Andreotti, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, se la prese con Il diavolo in corpo di Claude Autant Lara. Nel 1958 toccò alla Bardot balzare agli onori della cronaca perché appariva nuda in La ragazza del peccato. Nello stesso anno Louis Malle subì feroci critiche per il suo film Les Amants. A questo riguardo, il regista affermò in seguito: “Quel festival fu la consacrazione internazionale per Gli amanti, per Jeanne Moreau e per me. Fu anche l’occasione per un bello scandalo, con l’arcivescovo di Venezia che tuonava dalla Basilica di San Marco contro l’immoralità del film. Un meraviglioso lancio pubblicitario, anche un po’ ridicolo”.

Neppure gli italiani passarono indenni sotto le forche caudine dei benpensanti. Alcuni ministri DC dopo la visione del film Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti dichiararono: “E’ uno schifo, una vergogna. Un film così non può assolutamente venire premiato”. E difatti vinse Passaggio del Reno di Cayatte. Stessa sorte toccò a Teorema di Pier Paolo Pasolini che nel 1968 si vide negato, per sole due firme, il Premio Ocic (Office Catholic du Cinema).

ANEDDOTI Concludiamo questa sorta di amarcord con una rapida successione di episodi curiosi.

Il primo film a colori proiettato al Lido fu Becky Sharp di Mamoulian. Era il 1935.

Nel 1950 l’attrice Lea Padovani prese a sonori ceffoni un giornalista che aveva parlato male di lei. Lo stesso anno Orson Welles distrusse bottiglie e bicchieri dell’Hotel Excelsior per sfogarsi di una cattiveria subita.

Giunto a Venezia nel 1951 per presentare il suo Alice nel paese delle meraviglie, Walt Disney si rifiutò di alloggiare in uno dei grandi alberghi del Lido preferendo di gran lunga il lussuoso Danieli.

Il 1954 fu l’anno della rissa tra Franco Zeffirelli, all’epoca assistente di Luchino Visconti per il film Senso, e alcuni ammiratori di Fellini. Il motivo: La Strada aveva ottenuto il Leone d’Argento, Senso era stato ignorato dalla Giuria.


SMOKING, TAILLEUR E VESTITI STRAPPATI

SMOKING…: introvabili all’epoca della prima edizione della Mostra quando vigeva l’obbligo di indossarli per assistere alle proiezioni dei film. Quelli a noleggio, al costo di 200 lire, erano andati a ruba.

… TAILLEUR…: celebri e rigorosamente maschili quelli indossati nel 1937 dalla splendida Marlene Dietrich. La prima vera diva giunta al Lido suscitò polemiche e curiosità per il suo ricercato stile androgino.

… E VESTITI STRAPPATI: si presentò così, alla proiezione de La Romana, Gina Lollobrigida nel 1954. L’attrice aveva voluto a tutti i costi giungere al Palazzo del Cinema a bordo di una carrozza scoperta. Poche centinaia di metri furono però fatali per i suoi abiti: la diva fu infatti assalita da stuoli di fan evidentemente interessati a raccogliere qualche reliquia.

 

DAL ’39 AL ’99: POLITICA E CINEMA

Sessant’anni fa il Lido celebrava il Regime omaggiando un ospite d’eccezione, il gerarca nazista Paul Joseph Goebbles. Dieci anni dopo a dettare legge era la Democrazia Cristiana di De Gasperi, presidente del Consiglio. Non a caso il Leone d’Oro del 1949 venne assegnato al Cielo sulla palude di Augusto Genina, film che narrava il martirio di Maria Goretti, beatificata appena due anni prima. Se nel 1959 una foto ricordo ritrae Lizzani, Maselli, Pontecorvo, Olmi e Rossellini seduti sulla scalinata del Palazzo del Cinema con capelli tagliati, vestiti ordinati ed aspetto curato, nel 1969 gli stessi imbracciano cartelli di propaganda e boicottano la Mostra. L’edizione del 1979 è l’ultima senza premi. Quella dell’89, di poco antecedente alla caduta del Muro di Berlino, mette in luce il cinema dell’Est: da allora in poi si fanno notare registi come Emil Kusturica (presidente di Giuria nell’edizione di quest’anno) e Krzysztof Kieslowski. E il 1999? In laguna approda la Melandri.