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Dinosaurios Argentinos

di Danila Elisa Morelli©

Avrebbe dovuto chiudere i battenti il 28 febbraio.

Quindi, dopo una prima proroga, il 15 maggio.

Ma, siccome "non c'è due senza tre", la chiusura della mostra Dinosaurios Argentinos è nuovamente slittata, al 2 giugno.

Segno dell'enorme successo che l'esposizione ha ottenuto: ormai oltre 95.000 visitatori hanno ammirato i reperti presenti al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, incredibile cifra grazie alla quale la mostra supera il precedente record di 88mila visitatori per i dinosauri cinesi (1992 "Mamenchi & Tsintao").

Il motivo del successo è dovuto a loro, i dinosauri.

Con i suoi quattordici metri di lunghezza ed un peso che doveva abbondantemente superare le otto tonnellate, il Giganotosaurus carolinii è il più grande carnivoro mai esistito al mondo. Insieme all’Eoraptor lunensis, il più antico dinosauro scoperto finora, ed al Rebbachisaurus tessoneii, esposto per la prima volta al pubblico, costituisce il fiore all’occhiello della mostra “Dinosaurios Argentinos – I giganti della Patagonia”.

“E’ la prima volta che i dinosauri argentini arrivano in Italia – ha dichiara orgoglioso il dottor Ferruccio Massa, direttore del Museo – ed è un evento di portata internazionale: dopo la nostra, altre città europee ospiteranno questi modelli”.

Sì, perché di modelli si tratta: “I dodici reperti – spiega il dottor Ormezzano, paleontologo del Museo – sono stati ottenuti utilizzando elastomeri siliconici che, applicati sui fossili, consentono la realizzazione di copie perfette, le uniche trasportabili sia per ragioni igieniche che di sicurezza e di risparmio. L’importanza di questi reperti è deducibile dall’interesse che essi hanno suscitato nei più grandi musei del mondo e nelle più importanti riviste del settore, da Science a Nature”.

Comprensibilmente meno emozionato appare il professor Jorge Calvo, paleontologo dell’Università Nazionale di Comahue, per il quale scovare dinosauri è ordinaria amministrazione: “In 17 anni di attività, ho partecipato a più di cento scavi. In Patagonia trovare resti fossili è facile quanto raccogliere fiori in un giardino. Il problema semmai è un altro: saper scegliere cosa recuperare perché i costi di tali operazioni sono assai elevati”.