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LA GENETICA A SERVIZIO DELLA GIUSTIZIA

di Danila Elisa Morelli ©

Se anche gli ultimi esami daranno esito positivo, la scoperta di Clifton Bishop costituirà una pietra miliare in campo investigativo e legale. Offrirà infatti la prova, incontrovertibile, che un sospetto si trovasse sul luogo di un crimine nel momento in cui quest’ultimo veniva commesso.

Ma procediamo con ordine. Attualmente la genetica consente di stabilire con certezza solo la presenza di una persona sul luogo in cui è stato compiuto un delitto: sangue, sudore, lacrime, capelli,… qualsiasi materia o secrezione organica permette, attraverso l’individuazione del DNA, di identificare il presunto colpevole.

“Presunto”, appunto: perché spesso, in tribunale, queste prove vengono confutate in quanto non forniscono indicazioni sul quando i soggetti coinvolti avrebbero interagito con gli elementi analizzati.

Ed è a questo problema che Bishop, direttore del Programma di Scienze Investigative e Forensi presso l’Università di Morgantown (West Virginia), cerca di rimediare con una tecnica che il Newscientist non esita a definire “ingegnosa”.

Lo studioso, consapevole che i metodi attuali non forniscono dati certi sull’età di una prova biologica, ha concentrato la sua attenzione su un parente stretto del DNA, l’RNA. L’acido ribonucleico è la molecola coinvolta nel processo di sintesi proteica, permette infatti che il DNA venga “tradotto” in proteine attraverso l’azione combinata di tre differenti molecole: mRNA, tRNA e rRNA. Analizzandole, Bishop si è accorto che la prima (RNA messaggero) degenera più rapidamente dell’ultima (RNA ribosomico). Il confronto delle quantità di molecole mRNA e rRNA presenti in una prova organica ne consente quindi la datazione.

Per ottenere risultati attendibili, l’analisi può essere effettuata anche su campioni minimi (un microlitro di sangue è già sufficiente) e a distanza di tempo (fino a 150 giorni).
Prima che il metodo possa essere accettato nei procedimenti penali bisognerà attendere il termine dell’attuale fase di ricerca, mirata a rilevare gli effetti che umidità e temperatura hanno sulla velocità di degenerazione.