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SVELATO IL SEGRETO DEGLI SCORPIONI

di Danila Elisa Morelli©

Gli scorpioni sono attenti risparmiatori e oculati investitori: perché sprecare prezioso veleno, molto costoso da produrre in termini di proteine e peptidi, quando si può allontanare il nemico altrimenti? Sembrerebbe questo il quesito base che ha determinato l’evolversi in questi piccoli aracnidi (13mm-180mm) di un curioso meccanismo appena svelato da un entomologo dell’Università della California.

Bruce D. Hammock ha infatti scoperto che gli scorpioni non secernono un solo veleno ma due. Quando si sentono in pericolo, producono il primo, un liquido chiaro in grado di provocare dolori acutissimi e nulla più. Solo se la minaccia continua, ricorrono al secondo, più denso e biancastro. Questo è il veleno di serie A che, se iniettato, si rivela letale anche per animali di grandi dimensioni, compreso l’uomo.

Hammock ha scoperto questo interessante meccanismo in modo del tutto casuale. Era partito con l’intento di formulare la ricetta per un insetticida infallibile: la sua idea era quella di inserire nel composto una tossina killer in grado di debellare con facilità ogni tipo di insetti.

Studiando le tossine presenti in natura incappa, si fa per dire, nel Patabuthus transvaalicus, uno scorpione sudafricano tra i più pericolosi dell’intera specie il cui veleno sembra ideato apposta per uccidere i mammiferi.

L’animaletto lo affascina e lo spinge a mettere da parte la sua prima ricerca per intraprenderne una seconda: trovare un rimedio al letale colpo inferto dal suo pungiglione. Ma ecco l’imprevisto: cercando di formulare un antidoto, Hammock scopre che la piccola creatura secerne non uno ma due veleni, diversi per colore, densità, composizione: “Fu una sorpresa – ha dichiarato l’entomologo alla CNN – Avevamo trascorso anni a studiare questa tossina, assai complessa e spaventosamente tossica, e ci trovavamo inspiegabilmente al cospetto di una soluzione salina…”. La soluzione salina si sarebbe rivelata una “pre-tossina” che, costituita da sali di potassio, provoca forti dolori e può far dissuadere il probabile aggressore da un eventuale attacco ai danni dello scorpione. L’impiego della pre-tossina può quindi rivalersi vincente in termini economici: può evitare cioè il dispendio energetico necessario per la produzione del veleno vero e proprio.

E’ prevedibile che lo studio iniziato sul Patabuthus transvaalicus si estenda ad altre specie di scorpioni. I particolari della scoperta sono riportati sull’edizione on-line di Proceedings of The National Academy of Sciences.