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SCRIGNI, SIPARI, PIUME E VELETTE

                      di Danila Elisa Morelli

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L’appuntamento è alla Biblioteca Reale di Torino. La sede, tanto prestigiosa quanto evocativa, rappresenta una scelta azzeccata: l’occasione dell’incontro è infatti la presentazione del libro “Scrigni Sipari Piume e Velette – Storia delle Signore Sabaude”. Si tratta di un volume di 185 pagine contenente gli Atti di un Convegno promosso dall’Associazione “Immagine per il Piemonte” ben cinque anni fa ed ora finalmente tradotto in un documento unico nel suo genere, curato da Vittorio G. Cardinali e Mariù Safier e pubblicato dall’editrice Bastogi.

Per quanto il titolo sia intrigante, gli argomenti trattati sono ben lungi dall’essere frivoli: si tratta infatti di un volume di lettura gradevole ma pur sempre ricco di informazioni, denso di dettagli e provvisto di passaggi rimarchevoli.

Attraverso i diversi contributi testuali ed il materiale esclusivo proveniente dall’archivio di Giorgino Chialvo di Racconigi, arzillo fotografo di Casa Savoia, il lettore ha modo di scoprire nobildonne ingiustamente poco considerate nei libri di storia i cui nomi vengono oggi ricordati soprattutto perché a loro sono intitolate vie o, nel caso più celebre, una pizza.

Leggiamo così di Maria Teresa e Maria Adelaide: la prima, moglie di Carlo Alberto, si vede sempre preferire la prussiana Maria di Waldbourg-Trouchsess anche quando viene lasciata a Torino dal sovrano che non la vuole con sé neppure nell’esilio portoghese; la seconda, sposata con Vittorio Emanuele II, non solo deve rivaleggiare con la popolana Rosa Vercellana (la “Bela Rosin”) ma si trova addirittura a soccorrere l’attrice diciassettenne Laura Bon che, esiliata dal re dopo esserne rimasta incinta, non avrebbe altrimenti modo di sopravvivere e di garantire un’istruzione alla nascitura. Per consolarsi dei tradimenti, suocera e nuora cercano rifugio nella religione e nelle opere pie: Maria Teresa si segnala per il suo meritorio comportamento nell’aiutare i malati di colera (1835) e nell’appoggiare le iniziative di Don Giovanni Bosco e di Giuseppe Benedetto Cottolengo, la seconda si dedica anima e corpo alla famiglia (avrà sette figli in otto anni) ed alla beneficenza (“dissipando” così in breve tempo il fastoso corredo di nozze composto di ben 2284 effetti tra vesti, mantelli, cappellini,…). Il destino le accomuna anche nella dipartita: morte a pochi giorni di distanza, nel gennaio del 1855, vengono sepolte l’una accanto all’altra nella Cappella delle Regine della Basilica di Superga.

Il saggio di George Pellet introduce una figura femminile di segno totalmente opposto: la francese Chrestiene, figlia di Enrico IV e di Maria de’ Medici. Giunta in Italia appena tredicenne per sposare il Principe di Piemonte Vittorio Amedeo, di venti anni più vecchio, alla morte di lui esercita un vero e proprio potere politico in qualità di reggente: donna estremamente moderna, anticonformista, Cristina proviene da un mondo, quello della Corte del Louvre, ben più libertino e fastoso di quello piemontese. Ecco spiegati dunque i suoi atteggiamenti frivoli, il suo desiderio di mondanità e la scelta, caso unico nel suo genere, di concedersi il lusso di un amante fedele, Filippo d’Aglié.

Ma attenzione: mai come in questo caso, “piume e velette” sono solo uno specchietto per le allodole. Cristina è sì vanitosa e amante della bella vita ma è anche dotata di singolare intelligenza tattica e di spirito di sacrificio, due armi che utilizza con successo nell’ostacolare le mire espansionistiche dei francesi Mazzarino e Richelieu e nell’opporsi ai familiari del marito che la vogliono “spodestare”.

Su ogni sentimento prevale in lei sempre e comunque la ragion di Stato, anche quando, per porre termine alla “guerra dei cognati”, acconsente al matrimonio della figlia, poco più che bambina, con l’attempato zio Cardinale Maurizio, disposto a deporre la porpora pur di ottenere maggiori poteri.

Tra tante donne, spicca l’intraprendente Margherita, la sola che, come afferma Barbara Ronchi della Rocca nel suo contributo, “ebbe il carisma necessario per lanciare una moda, incidere sui gusti, sul costume”.

Sulla singolarità della moglie di Umberto I concorda anche Tiziana Abate, vicedirettore de Il Giorno: “Mi sembra quella che ha maggiormente incarnato la capacità di fare tendenza ma non solo: oltre a consacrare un look rimasto nell’immaginario collettivo (si pensi ai suoi leggendari fili di perle), determinò volontariamente importanti ricadute economiche e sociali imprimendo grande spinta all’istituzione dei laboratori femminili nei quali operavano sarte e modiste, sottoscrivendo (inutilmente) la petizione per il voto alle donne, prodigandosi per leggi a tutela dei minori,…Era una grande comunicatrice: lanciava messaggi straordinari per l’epoca e quindi mi sembra la figura più emblematica di quelle esaminate nel libro, esemplificativa del fatto che dietro ad apparenti futilità si celasse ben altro”.

Dotata di grande carisma è anche “la belga” Maria José. Donna forte, combattiva, atletica, “quella che più di tutte – continua la Abate - avrebbe voluto esercitare il potere per temperamento e convinzioni”.

Le signore sabaude di “Scrigni Sipari Piume e Velette” appaiono provviste di straordinaria personalità. La più simpatica, a nostro parere, è però Elena di Montenegro, sposa felice di Vittorio Emanuele III. E’ una regina poco attenta alla moda. Ha un unico vezzo: le vesti ampie e lunghe in cui poter nascondere dolciumi e regali per i bambini. E così la gente comincia a chiamarla con affetto reine à bonbons.