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ZENOBIA CONQUISTA TORINO

                                    di Danila Elisa Morelli©

“Arringava la folla come un imperatore romano, con l’elmo in testa ed un mantello di porpora con frange ornate di perle e fermato da una fibbia a conchiglia. Di carnagione scura, aveva gli occhi neri di una incredibile bellezza, lo sguardo vivo e un portamento maestoso (…) La sua voce aveva un timbro eclatante e virile. Imponeva, quando necessario, il rigore proprio dei tiranni ma, quando l’equità lo richiedeva, applicava la clemenza propria dei buoni sovrani (…) Sovente si spostava a cavallo e arrivava a fare coi suoi fantini marce di 3 o 4 miglia. Cavalcava con foga tutta spagnola”…

Il ritratto di un grande condottiero dell’antichità? L’elogio funebre di un conquistatore? Niente di tutto ciò: il soggetto di queste righe, tratte dalle Historie Auguste, è una donna vissuta nel III secolo d.C., una specie di amazzone in grado di far tremare l’Impero Romano. Si chiamava Zenobia e la sua leggendaria figura ha ispirato un’intera mostra: reduce dal successo ottenuto al Centre Culturel du Pantheon di Parigi ed arricchita di nuovi straordinari reperti archeologici, “Zenobia – Il sogno di una regina d’Oriente” arriva a Torino dove sarà ospitata presso l’elegante Palazzo Bricherasio dal 13 febbraio al 26 maggio prossimi.

A dispetto delle molte fonti letterarie che ne parlano (oltre ai testi antichi, ne esaltano la figura anche Petrarca e Boccaccio), non esistono rappresentazioni figurali attendibili di questa affascinante sovrana vissuta a Palmira, centro storico sito all’incrocio delle vie commerciali che univano Oriente e Occidente. Grazie alla sua posizione strategica, al confine tra due mondi in perenne conflitto fra loro, Palmira fece il bello ed il cattivo tempo alleandosi ora con i Parti ora con i Romani fino a quando il resh (principe) Odenato si schierò apertamente con Roma ottenendo forti privilegi e una speciale autonomia che liberò i suoi sudditi da pesanti obblighi fiscali.

Zenobia era ambiziosa ed arrivista quanto basta per salire sul trono della fiorente città orientale e non si accontentò di sposare Odenato ma, pare, fu lei stessa a tramare il misterioso assassinio del marito e del di lui figlio di prime nozze. Avvenne così che “una straniera … che si proclamava discendente di Cleopatra … sistemò sulle sue spalle il mantello imperiale, si adornò alla maniera di Didone ed esercitò il potere”.

Poliglotta, profonda conoscitrice della storia greca e romana, insegnò ai figli a parlare latino meglio della lingua madre e raccolse attorno a sé uomini di cultura come il dotto Longino.

La sovrana cominciò presto a strafare: rigettando la linea politica del defunto marito, rivendicò un’autonomia che non aveva, si impadronì di tutta la Siria, conquistò il Basso Egitto, lanciò le sue truppe sino al Bosforo e si proclamò addirittura imperator. Aureliano, che imperator lo era sul serio, decise di reagire: assoggettò Palmira e ne catturò la regina che cercava di fuggire in groppa ad un dromedario.

Per Zenobia il sogno di poter entrare un giorno a Roma si avverò, ma sotto forma di paradossale incubo. Scrive Trebellio Pollione: “Venne portata dietro il carro di trionfo e con un fasto senza pari: era ornata da tante gemme che quasi non riusciva a muoversi … i piedi, le mani erano legati da catene d’oro ed un guardiano persiano sorreggeva la catena, pure d’oro, che portava al collo”.

Come se non bastasse Aureliano la fece montare su un carro che la stessa Zenobia si era fatta costruire per poterlo sfoggiare nell’Urbe:  “E non si era ingannata – commentò sarcastico Flavio Sopisco nella Vita di Aureliano - Infatti entrò su di esso nella città, ma vinta e debellata”.

A chi lo accusò di avere esagerato, l’imperatore rispose: “Mi sento rinfacciare, o senatori, di non essermi comportato da uomo trionfando su Zenobia. Ma quegli stessi che mi rimproverano non troverebbero parole sufficienti per lodarmi se sapessero che donna è…”. Insomma, una punizione esemplare per un nemico altrettanto esemplare.