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VULCANI

                   di Danila Elisa Morelli©

Se nel 79 d.C. i cittadini di Pompei e di Ercolano avessero potuto prevedere l’imminente eruzione del Vesuvio e la sua modalità, oggi avremmo qualche reperto archeologico in meno ed una straordinaria testimonianza di Plinio il Vecchio che, impegnato quel 24 agosto al comando della flotta militare del Miseno, non sarebbe perito vittima della furia del vulcano.

A distanza di quasi duemila anni, il Vesuvio è ancora considerato il più pericoloso vulcano d’Europa. Presto però potremmo prevedere le sue mosse e quelle di tutti i suoi “fratelli” sparsi sul pianeta.

Alcuni ricercatori americani infatti stanno mettendo a punto una tecnologia in grado di intuire non solo i tempi ma anche i modi dell’attività vulcanica. Il progetto, sostenuto da diverse organizzazioni messicane e dal U.S. Geological Survey, ha durata triennale e dovrebbe costare circa 2milioni di dollari. Il team al lavoro è multidisciplinare: sono coinvolti soprattutto geologi, matematici ed informatici ai quali spetta il compito di realizzare, con l’ausilio della realtà virtuale, simulazioni e complessi modelli tridimensionali.

L’obiettivo degli studiosi consiste nel prevedere, in caso di eruzione, il “percorso di distruzione” di un vulcano: quale strada seguirà la lava, dove cadranno i lapilli, dove si depositerà la cenere, quanto fumo verrà prodotto. Scopo finale della ricerca è la tutela delle migliaia di persone che nel Mondo vivono alle pendici di vulcani ancora attivi.

Il team dell’Università di Buffalo intende rendere accessibili, via Internet, i risultati dello studio in modo che tutti possano, in tempo reale e con un semplice “click”, capire se una certa regione è a rischio oppure no. I ricercatori insistono sulla condivisione dei risultati: essi infatti hanno iniziato il loro studio prendendo spunto dall’eruzione del Nevado del Ruiz che provocò nel 1985 la morte di 26mila colombiani, una perdita che secondo gli studiosi si sarebbe potuta evitare se fosse stata resa pubblica l’esistenza di una mappa in cui erano chiaramente distinte le zone a rischio da quelle sicure. L’obiettivo del progetto è che tragedie come quella in Colombia non si verifichino più: “Realizzare un efficiente sistema di allarme – ha dichiarato il vulcanologo Shan De Silva – un prodotto facilmente usufruibile e pronto all’uso per le autorità competenti è un obiettivo condiviso dai ricercatori di tutto il Mondo”.

Secondo il professor Michael Sheridan, membro dell’equipe, questa ricerca rappresenta il tentativo concreto di compiere un “importante passo avanti”: “Ci sono persone che dedicano la loro vita allo studio dei vulcani per prevederne le possibili eruzioni e sono soddisfatte quando la previsione risulta azzeccata. Purtroppo però non si preoccupano delle conseguenze di questi fenomeni: noi ci concentriamo proprio su questo aspetto della faccenda”.

 

I VULCANI OGGETTO DI STUDIO

L’equipe dell’Università di Buffalo sta studiando in particolare l’attività di tre vulcani:

Popocatepetl (5.452 m) – “La montagna che fuma” (questo il significato del nome azteco) ha un cratere di 900 metri di diametro e costituisce con il vicino Iztacchihuatl (“Donna bianca”) l’ossatura centrale della Sierra Nevada. La sua pericolosità è dettata dal fatto che si trova a poco più di sessanta chilometri dalle metropoli Città del Messico e Puebla. L’ultima eruzione di grandi proporzioni risale al 1946. La leggenda vuole che Popo e Izta fossero due amanti che, avendo arrecato offesa agli dei, furono trasformati in vulcani: al primo fu data vita eterna, al secondo la morte. Da allora Popo scuote la terra struggendosi al cospetto del corpo esanime dell’amata.

Citlaltepetl (5.610 m) – La più alta cima del Messico, è conosciuta anche come Pico de Orizaba, prendendo il nome dalla città che giace alle sue pendici. Dalla sua cima si scorgono ad est il Golfo del Messico e ad ovest le vette gemelle del Popocatepetl e dell’Iztacchihuatl.

Colima – E’ un complesso vulcanico composto da due cime: il Fuego de Colima (3.860 m) ed il Nevado de Colima (4.330 m). L’ultima grande eruzione è del 1913 ma il vulcano, in perenne attività, ha reso necessarie anche di recente diverse evacuazioni dei villaggi sottostanti.