www.dael72.net

IN PRIMO PIANO

SHOWBIZ

CULTURA&SCIENZE

MOTE

WHO'S WHO

GALLERY

TOURING

homepage

@

UN NUOVO TEST PER LA VIOLENZA SESSUALE

di Danila Elisa Morelli©

Nell’immediato futuro le vittime di violenza sessuale potranno disporre di un’arma in più per dimostrare l’abuso subito. In Francia infatti è stato messo a punto un test in grado di provare l’avvenuto stupro addirittura a distanza di 8 giorni.

Ma procediamo con ordine. Il sistema attualmente in uso consiste in un esame medico teso a rilevare sul corpo della vittima tracce di sperma in mancanza delle quali spesso non vi sono elementi per procedere. Purtroppo, in molti casi, l’esito dell’esame è nullo: basta che la visita venga effettuata a due giorni di distanza dallo stupro (cosa non infrequente dato che sovente e per comprensibili motivi la denuncia non viene sporta subito), che lo stupratore abbia secreto poco sperma o non abbia eiaculato, che la donna facesse uso di spermicida o fosse nei giorni del ciclo mestruale, che la vittima abbia cercato istintivamente di “lavare via” ogni traccia dell’accaduto, … 

Il test francese rappresenta una rivoluzione perché si basa su un altro criterio di ricerca: non rileva tracce di liquido seminale ma di cromosoma maschile. Se lo stupratore ha lasciato sulla vittima alcune cellule cutanee, esse dovranno per forza contenere il cromosoma Y.  E’ sufficiente la presenza di un solo Y su 5000 cromosomi X ed il gioco è fatto. Il vantaggio si misura anche in giorni: a differenza del precedente, infatti, il nuovo test ha avuto successo anche a distanza di oltre una settimana dallo stupro.

Philippe de Mazancourt, biologo forense presso l’Ospedale Raymond Poincaré di Garche, ha esaminato circa 80 sedicenti vittime ed è riuscito a dimostrare la presenza di cromosoma Y nel 30% dei casi in cui l’esame classico aveva fallito. “Raccomando vivamente l’uso di questo esame – ha dichiarato – se, pur non essendosi riscontrate tracce di sperma, ci sono elementi che indicherebbero l’avvenuta violenza”.

Oltreoceano, Howard Baum, direttore deputato del laboratorio di biologia forense di New York, ha sottolineato l’importanza di questo studio ma anche i suoi limiti intrinseci: il test non serve infatti a identificare l’assalitore dato che molti uomini condividono lo stesso “pacchetto” cromosomico: “Indica un gruppo più che un individuo”. D’altro canto però, se il risultato non corrisponde ai dati cromosomici di un presunto stupratore, “l’esclusione è al 100%”.