www.dael72.net

IN PRIMO PIANO

SHOWBIZ

CULTURA&SCIENZE

MOTE

WHO'S WHO

GALLERY

TOURING

homepage

@

VENTI ANNI DI SORRISI 

                  di Danila Elisa Morelli©

Immaginate di ricevere un messaggio che recita: “Sei scemo”. Vi offendete? Naturale. Provate ora a pensare che invece sia scritto così: “Sei scemo ;-)”. Non vi indispone più, vero? Certo, perché a quello che potrebbe essere considerato normalmente un insulto è stato aggiunto un emoticon, ovvero una faccina stilizzata in grado di farvi intuire lo stato d’animo, il tono, l’intenzione, con cui l’interlocutore vuole che la frase sia interpretata. In questo caso si tratta di una strizzatina d’occhio maliziosa che rende l’espressione ironica ed assolutamente non offensiva.

L’esempio citato contiene una delle tante variazioni di smile (in inglese, sorriso). Questo simpatico simbolo ha appena compiuto venti anni: fu infatti il 19 settembre 1982 che la sequenza :-) comparve per la prima volta sullo schermo di un computer. Scott Fahlman, ricercatore della IBM, fu il primo a digitare, senza spazi interposti, la combinazione: due punti, trattino, parentesi tonda chiusa. Nacque così smile, un faccino “sdraiato” sulla riga in grado di fornire, grazie alle sue diverse varianti, la giusta chiave di lettura per qualsiasi frase.

In molti si chiesero all’inizio quale fosse la reale utilità di quel simbolo. Alcuni lo denigrarono apertamente domandandosi perché si sentisse improvvisamente l’esigenza di “cospargere la pergamena di ideogrammi modaioli” (si espresse così il giornalista Neal Stephenson). In realtà la risposta era ed è semplice. Un tempo lo smile non sarebbe servito: fedeli alla massima “verba volant, scripta manent”, si era soliti prestare molto tempo ed attenzione alla redazione di una lettera, magari ricorrendo anche ad una brutta copia prima di scrivere la “bella”. Ma da quando le mail sono divenute electronic, tutto è cambiato: il testo viene digitato in fretta, ricorrendo ad abbreviazioni, abolendo l’uso di alcuni tempi verbali, trascurando le regole grammaticali e tralasciando spesso la cura formale. Facile, per il destinatario di tali missive, incorrere dunque in errori di interpretazione. Ed ecco giungere in aiuto gli emoticon. Oggi Fahlman, da sempre attivo nello studio dell’intelligenza artificiale, è soddisfatto del successo della sua creatura. Non si rammarica di essere internazionalmente famoso per lo smile piuttosto che per le sue ricerche in ambito più strettamente scientifico e non sembra pentito di non averci guadagnato un centesimo lasciando la sua creatura priva di un copyright: “Se fosse costato anche solo un nickel, nessuno lo avrebbe usato. E’ un piccolo dono che ho fatto al Mondo intero”.