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SALUTE E PORNO SU INTERNET

di Danila Elisa Morelli©

Evitare il porno può nuocere gravemente alla salute: si potrebbe riassumere così, esasperando il concetto, il risultato di una ricerca condotta in America sulla validità dei software utilizzati per “filtrare” i siti Internet.

Come forse saprete, esistono dei programmi informatici creati apposta per consentire o meno all’utente l’accesso ad un determinato sito. Essi intervengono qualora si tenti il collegamento ad un indirizzo web che potrebbe presentare contenuti di natura scottante: anziché visualizzare la pagina desiderata, sul monitor appare una scritta a caratteri cubitali dal significato inequivocabile, “ACCESS RESTRICTED”.

Ora dovete sapere che, soprattutto negli Stati Uniti, non esiste scuola, ufficio o genitore coscienzioso che non abbia installato uno di questi software sui propri PC.

La soluzione sembrava ottimale sino a quando la Corte Suprema si accorge che il Children’s Internet Protection Act viola di fatto il primo emendamento perché questi filtri, oltre a non permettere la visione di siti hard, negano la consultazione anche di materiale altamente culturale o educativo.

Ogni software infatti è assolutamente impermeabile al contesto ed esercita il suo potere censorio solamente in base alle parole: “Il problema è che in questo modo non si permette l’accesso ad un sacco di informazioni di primaria importanza soprattutto per i più giovani – ha dichiarato Victoria Rideout, vicepresidente della Henry J. Kaiser Family Foundation, associazione filantropica che pubblica sul web materiale informativo sulla salute sessuale e che, grazie allo studio appena concluso, ha scoperto quanto inaccessibile esso sia agli adolescenti cui è esplicitamente indirizzato.

La ricerca, finanziata in parte proprio dalla Kaiser Foundation, è stata condotta su 6 software attualmente in commercio e ha dimostrato quanto essi possano rivelarsi più dannosi che utili: un programma “di media moralità” nega l’accesso ad oltre il 5% dei siti Internet che si occupano di salute ed al 20% di quelli incentrati sul sesso sicuro. Programmi più restrittivi portano queste percentuali al 24% e al 50% negando perfino la consultazione di articoli presenti nel prestigioso sito della Food & Drug Administration o in quello altrettanto serio del National Insistutes of Health.

Oltre il danno, la beffa: nonostante vietino la consultazione dei siti associati alla prevenzione di malattie come l’Aids (in media, il 27% delle pagine web che contengono la parola preservativo è out), i software permettono l’accesso a quelli in cui le parole “herpes” o “controllo delle nascite” rimandano a materiale vietato ai minori.

Provocatoriamente uno degli autori della ricerca, la dottoressa Caroline Richardson dell’Università del Michigan, ha predetto che anche il risultato del loro studio, in cui si citano termini legati alla sfera sessuale, cadrà vittima della censura via Internet. Per questo motivo si è deciso di pubblicarlo per iscritto, sulle pagine del Journal of the American Medical Association.