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POVERE BALENE

 di Danila Elisa Morelli©

Il Giappone è sempre stato acerrimo nemico delle balene. Da questa settimana però gli ambientalisti (e i cetacei) di tutto il Mondo hanno un motivo in più per insorgere: il paese nipponico ha infatti comunicato di voler aumentare il numero annuale di balene “sacrificabili” ed estendere la caccia ad una nuova specie. Finisce così nel mirino dei pescatori giapponesi anche la balena Sei che vedrà diminuire le sue unità di 50 capi l’anno. Il WWF ha subito definito l’iniziativa un “oltraggio” dato che la specie del Nord Pacifico conta appena 9000 esemplari ed è a serio rischio di estinzione.

Le polemiche non sono destinate a placarsi almeno fino a maggio, quando il suddetto piano verrà discusso dalla International Whaling Commission che si riunirà proprio nella giapponese Shimonoseki. Nel frattempo Seiji Ohsumi, direttore generale dell’Istituto di Ricerca sui Cetacei di Tokyo, difende il controverso provvedimento affermando che è necessario per poter analizzare appieno la competizione tra uomo e balena: quest’ultima è infatti ritenuta responsabile di consumare troppe risorse marine minando di fatto l’industria ittica.

Mentre il Giappone accusa le balene di danneggiare l’uomo, il Canada afferma l’esatto contrario. Un recente studio ha infatti segnalato un dato sconcertante: oltre un quarto dei beluga che abitano l’estuario del fiume San Lorenzo muoiono di cancro. Considerato che la popolazione mondiale dei beluga è di 70mila unità di cui circa 650 vivono al largo delle coste canadesi, l’importanza di verificare la situazione è apparsa subito evidente: una così alta percentuale di mortalità per cancro è infatti del tutto anomala nel regno animale (di norma, per le specie terrestri, essa è attorno al 2%).

Gli studiosi dell’Università di Montreal hanno svolto autopsie su oltre 100 esemplari scoprendo che la terribile malattia ha ucciso il 18% dei giovani ed il 27% degli adulti. La colpa dell’increscioso fenomeno sarebbe da imputare all’inquinamento: sulle carcasse esaminate è stata rivelata un’alta percentuale di due componenti cancerogeni di derivazione industriale, già ritenuti responsabili della maggiore incidenza di malattie tra i cittadini canadesi residenti nella stessa zona.