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IL PIANOFORTE SI ACCORDA DA SOLO!

di Danila Elisa Morelli©

Qualunque musicista sa bene quanto sia importante l’accordatura. Ne sono drammaticamente consapevoli soprattutto i pianisti: il loro strumento è forse quello che più difficilmente si presta a questa fase preparatoria e solo pochi professionisti, pagati profumatamente, sono in grado di intonarne alla perfezione le oltre 200 corde.

Per un pianista ricorrere all’opera di un esperto accordatore risulta indispensabile e purtroppo assai frequente: la tensione delle corde è sensibile infatti non solo all’uso ma addirittura a qualsiasi mutamento di temperatura o umidità.

Si può quindi facilmente intuire l’interesse determinato da una notizia apparsa sulla rivista NewScientist secondo cui, entro la fine del 2003, verrà messo in vendita un pianoforte capace di accordarsi da solo: gli emuli del “poeta della tastiera” Chopin non dovranno far altro che premere un pulsante perché il loro avveniristico strumento si accordi autonomamente in appena 40 secondi.

Chi è riuscito nell’impresa sognata da molti, tentata da parecchi e mai realizzata da alcuno si chiama Don Gilmore e coniuga l’estro artistico (suona il pianoforte classico da circa trent’anni) alla competenza tecnica (è ingegnere ed inventore).

La sua ricerca parte da una constatazione: “Il mio pianoforte era evidentemente fuori tono ad appena quindici giorni dall’accordatura”. L’ingegnere di Kansas City decide di cercare una soluzione al problema procedendo in modo diverso rispetto al metodo generalmente adottato: invece di modificare la tensione delle corde in maniera meccanica (tendendo o allentando ognuna fino ad ottenere il suono voluto), prova a farlo con l’ausilio dell’elettricità. In pratica il sistema-Gilmore, regolarmente brevettato, consiste nel ricorrere ad una quantità controllata di corrente elettrica: il suo passaggio scalda ogni singola corda dilatandola. Variando la quantità di elettricità, si può modulare a piacere il suono ottenuto. L’armonia generale è garantita da un microcomputer che accorda lo strumento in base a regole preimpostate.

Ovviamente le critiche non mancano. Martin Surrey, accordatore ufficiale dei pianoforti della English National Opera, pur dichiarando la trovata interessante, ha sottolineato che criteri oggettivi di accordatura non sono sempre affidabili e risultano addirittura inapplicabili per i concerti in occasione dei quali bisogna tener conto anche di altri parametri quali ad esempio l’acustica della sala. E qui l’orecchio umano è ancora impareggiabile.