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ATTENTI ALLA PASSWORD

di Danila Elisa Morelli©

Nei film di spionaggio la scena clou vede, sempre più spesso, un agente segreto alle prese con un computer il cui accesso ai programmi è possibile solo tramite password:  il protagonista suda freddo, tenta alcune combinazioni giusto il tempo di far provare al pubblico la necessaria dose di pathos e poi, in modo alquanto prevedibile, risale al misterioso codice e ruba i programmi da cui dipende la salvezza dell'intero pianeta...

Ebbene, secondo alcuni psicologi inglesi, il "nostro eroe" non ha fatto granché: un recente studio ha infatti dimostrato che le password cui ricorriamo nella vita di tutti i giorni (per l'uso di: computer, posta elettronica, cellulare,...) sono, troppo spesso, assai facili da scoprire perché si basano su qualcosa di ovvio. Qualche esempio? Nel 50% dei casi derivano dal nome di un familiare, di una persona amata o di un amico a quattro zampe; nel 30% dal nome di una star del mondo della musica, del cinema o dello sport. Siete avvisati: se avete creato la vostra password seguendo queste fonti di ispirazione, siete facilmente "accessibili" e dovete fare molta attenzione alla vostra scrivania. Dallo studio britannico si evince infatti che un buon osservatore può ottenere notevoli indizi dagli oggetti posti sul tavolo da lavoro: "Se ad esempio siete appassionati di calcio - ha esemplificato Helen Petrie della City University di Londra - è altamente probabile che abbiate sulla scrivania qualcosa della squadra del cuore, una penna, un gagliardetto,... Se qualche pirata informatico vuole entrare nel vostro sistema può tentare di farlo traendo spunto da questi oggetti".

Potete ritenervi sufficientemente al sicuro se invece rientrate in quel ristretto 10% che attinge al suo subconscio o a qualche fantasia (a volte a sfondo sessuale) per creare parole d'ordine difficilmente intuibili. Infine, siete praticamente nella proverbiale "botte di ferro" se appartenete al restante 10% che ama creare password alfanumeriche difficili da ricordare anche per chi le ha inventate. La ricetta infallibile per stare tranquilli consiste infatti nell'usare una combinazione casuale di lettere e numeri e nel cambiarla con una certa frequenza.

Comunque, sia che siate sagaci creatori di password sia che le creiate sul momento seguendo una modalità  prevedibile, sappiate che c'è chi è messo peggio di voi: alcuni usano come codice d'accesso semplicemente il proprio nome o la propria data di nascita, altri addirittura si limitano a digitare la parola "password" sperando di essere originali. Inutile dire che gli "hacker" iniziano sempre i loro tentativi proprio da queste tre possibilità.