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MINACCIA HYMALAYA

                        di Danila Elisa Morelli©

Cinque, massimo dieci anni. In mancanza di azioni drastiche potrebbe essere sufficiente questo lasso di tempo per assistere ad un vero e proprio disastro ecologico in grado di causare la morte di migliaia di persone.

A lanciare l’allarme sono i ricercatori dello United Nations Environment Programme (UNEP) e dello International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD). Costoro, con l’ausilio di mappe topografiche, foto aeree e immagini satellitari, hanno analizzato circa cinquemila laghi hymalayani di formazione glaciale e hanno concluso che l’aumento della temperatura dell’intera regione sta provocando un preoccupante innalzamento del livello dell’acqua ed uno scioglimento di alcuni argini costituiti per la maggior parte da ghiaccio e detriti.

Surendra Shrestha dell’UNEP ha dichiarato alla BBC: “Le nostre scoperte indicano che 20 laghi del Nepal e 24 del Bhutan sono diventati molto pericolosi a causa del cambiamento climatico degli ultimi anni. Abbiamo dati concreti che dimostrano che ciascuno di essi può straripare nell’arco di breve tempo a meno che non si adottino urgentemente dei provvedimenti”.

Per ora si sta intervenendo sul solo lago Tsho Rolpa. Secondo gli studiosi le sue dimensioni sono addirittura quintuplicate rispetto a quelle registrate cinquanta anni fa: un suo straripamento potrebbe causare serissimi danni ai tanti villaggi posti alle sue pendici, anche a quelli situati a ben 100km di distanza. In attesa che gli ingegneri riescano a trovare il modo per riuscire ad abbassarne il livello (vorrebbero ridurlo di almeno 30 metri), lo Tsho Rolpa è stato circondato da sensori ed allarmi in grado di segnalare ogni possibile situazione di pericolo.

Ovviamente le azioni da intraprendere dovrebbero essere di portata più ampia anche perché se i ghiacciai continuano a sciogliersi con questo ritmo (e non solo quelli dell’Hymalaya) si verificheranno cambiamenti controproducenti per tutti i corsi d’acqua da essi alimentati.

Gli addetti ai lavori devono però fare i conti anche con i fondi a loro disposizione: i costi dell’operazione sono infatti piuttosto elevati perché i laghi oggetto di studio si trovano ad altezze ed in zone difficilmente raggiungibili.

“Un tempo le montagne erano considerate indomabili, immutabili, inattaccabili. Ora stiamo imparando che anche loro sono vulnerabili come gli oceani e le foreste”: è stata questa l’amara considerazione del Dr Klaus Toepfer, direttore esecutivo dell’UNEP.