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KEIKO IN PERICOLO

di Danila Elisa Morelli©

Fra i cetacei non esiste il passaparola. Non si spiega altrimenti il fatto che una star del cinema, l’orca assassina protagonista del ciclo di film Free Willy, abbia deciso di andare proprio laddove rischia di essere uccisa: Keiko si trova infatti nelle acque norvegesi dove la caccia alle balene è praticata in barba a tutte le disposizioni vigenti. Mentre il celebre esemplare nuota sereno, ignaro del triste destino che potrebbe toccargli, a terra molti temono per lui e sperano che il suo nome, che in giapponese significa “fortunato”, basti a proteggerlo dai pescatori.

La vicenda di Keiko è incredibile: è la storia di un essere libero, istruito a vivere in cattività e quindi rieducato per poter tornare libero.

Ha appena due anni quando viene catturato a largo dell’Islanda: è il 1979. Condotto prima in Canada e poi in Messico, grazie ad anni di allenamento e ad indubbie capacità, diviene negli anni ‘90 il protagonista della trilogia cinematografica Free Willy. Con la fama sopraggiunge anche l’interessamento da parte di associazioni e di club a lui intitolati. Tutti vogliono che il destino di Keiko sia quello del personaggio da lui interpretato sul grande schermo: essere libero.

E così l’orca, dopo essere stata allenata per eseguire alla lettera gli ordini degli istruttori e fornire alle cinecamere il profilo migliore, ora deve essere addestrata per essere in grado di sopravvivere allo stato selvaggio.

Nel ‘96 Keiko viene trasferito dall’Aquapark di Mexico City all’Oregon Coast Aquarium di Newport dove segue un lungo corso di “riabilitazione” (il costo? circa 20milioni di dollari). Nel ‘98 torna in Islanda per imparare a procacciarsi il cibo e, finalmente, lo scorso luglio esce dal recinto ed intraprende il suo viaggio verso la libertà. Un viaggio monitorato: scienziati, fan, esperti seguono con apprensione le sue mosse, il suo stato di salute, persino il suo peso corporeo (“non è dimagrito di un grammo” afferma orgoglioso David Phillips, direttore della Free Willy Keiko Foundation).

Ma ecco sorgere i problemi: l’istinto conduce l’orca nelle acque norvegesi, le peggiori per un esemplare della sua specie. Come se non bastasse, Keiko è fin troppo abituato alla compagnia umana, la cerca, addirittura la preferisce a quella dei suoi simili. Tanto amore per l’uomo potrebbe risultargli fatale ed è per questo che le associazioni suggeriscono a chi lo avvistasse di non dargli confidenza.

In questo modo si spera che “Willy” impari la lezione più difficile: non tutti gli uomini sono amici delle orche.