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I CUTTERS

di Danila Elisa Morelli©

Oltreoceano li definiscono gli anoressici di nuova generazione. Sono i cutters: il soprannome, usato da psicologi e giornalisti, deriva dal verbo to cut che in inglese significa tagliare. E’ infatti questo il loro “sport” preferito: ferirsi volontariamente con qualsiasi oggetto contundente capiti loro a tiro. Una forma di autolesionismo che colpisce soprattutto gli adolescenti e pare stia divenendo un fenomeno di dimensioni preoccupanti tanto da spingere alcune scuole americane a creare veri e propri gruppi di appoggio per individuare ed aiutare gli studenti affetti da questo disturbo.

In Michigan ha fatto scalpore il caso della ventenne Elizabeth Franas che, dopo anni di bugie e sotterfugi, ha deciso di rendere pubblica la sua drammatica esperienza partecipando a convegni e pubblicando un libro autobiografico: "Ora ho capito che posso sfogare le mie emozioni raccontando ciò che mi è accaduto. Prima, come molti altri cutters, non riuscivo ad esprimere a parole il mio disagio, la mia sofferenza, e così la scrivevo sul mio corpo”. Elizabeth sta uscendo dal tunnel dell’autolesionismo: ha infatti superato la fase acuta della malattia in cui giungeva a tagliarsi anche due o tre volte al giorno. Ha raccontato di aver usato di tutto per provocarsi i tagli: oltre alla “classica” lametta, è ricorsa a vetri rotti, coltelli e, in mancanza d’altro, anche alle proprie unghie. “Pensavo di essere l’unica, di essere completamente pazza. Poi, quando finalmente mi sono decisa a parlare, ho scoperto che non ero la sola”. Ed è proprio per aiutare gli altri cutters che ha intrapreso gli studi di Psicologia ed è tra i più giovani ricercatori nel campo.

Il caso di Elizabeth non è isolato: secondo Steven Levenkron, psicoterapeuta di New York specializzato nello studio di questo e di altri problemi ad esso connessi (anoressia e disturbi ossessivo-compulsivi), vi è addirittura un cutter ogni duecentocinquanta persone. La difficoltà principale sta nell’identificarli: il fenomeno infatti è ancora relativamente poco conosciuto e le giovani vittime di questa patologia riescono a tenere segreta la loro condizione a lungo nascondendo con facilità le ferite che non superano mai i due centimetri di lunghezza. L’80% dei pazienti di Levenkron è costituito da donne sotto i trent’anni, la maggior parte delle quali ha manifestato l’inizio dei problemi a seguito di molestie sessuali.

Per alcuni tagliarsi non basta: c’è chi si morde, chi si brucia. Purtroppo anche le mode possono rivelarsi controproducenti: in USA tatuaggi e piercing hanno fatto il loro corso. Ora fa tendenza la marchiatura a fuoco…