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ECCO IL TOPO FOTONICO

di Danila Elisa Morelli©

“Un bizzarro verme marino con uno straordinario talento per l’ingegneria ottica”: lo hanno definito così, oltreoceano. Misura circa 20 centimetri di lunghezza per 5 di larghezza, passa con nonchalance da uno a duecento metri di profondità ed è tutto cosparso di peli. E’ il topo di mare.

L’Aphrodita, questo il suo vero nome, rappresenta da alcuni mesi “l’oscuro oggetto del desiderio” per alcuni scienziati. Beh, non proprio oscuro. Ciò che piace di lui, infatti, è la sorprendente luminescenza delle setole: i ricercatori australiani dell’Università di Sidney, guidati dal dottor Ross McPhedran ed armati di potenti microscopi elettronici, hanno notato che i peli del topo di mare divengono multicolore se la luce li colpisce perpendicolarmente. Com’è possibile? Semplice: le setole di cui è ricoperto l’animaletto sono tali e quali a fibre ottiche. Esse sono costituite da cilindri a base esagonale, collegati in modo da formare una sorta di struttura simile ad un cristallo, ognuno dei quali ha un diametro corrispondente ad una frazione della lunghezza d’onda della luce. “La struttura responsabile di questo effetto è un eccezionale esempio di ingegneria fotonica creata da un organismo vivente”: ha dichiarato il dottor McPhedran.

Gli fa eco il collega del dipartimento di Zoologia di Oxford, il dottor Andrew Parker: “Sono stati trovati topi di mare alla profondità di 200 metri. Data la quasi totale oscurità dei fondali, questi animali devono esser in grado di recepire anche il più piccolo raggio di luce e così la struttura delle loro setole cattura ogni tipo di onda, anche quelle blu e verdi, trasformandole in un rosso vivido. E lo fanno con una resa del 100%, di molto maggiore rispetto a quella garantita da qualsiasi fibra ottica realizzata dall’uomo”.

Resta da spiegare il perché di quest’opera di alta ingegneria: non è per vanità ma per potersi immergere a grandi profondità in cerca di cibo senza correre rischi. La colorazione brillante che il topo di mare riesce ad emanare negli oscuri fondali spaventa i pericolosi predatori che altrimenti farebbero di lui un sol boccone.

I ricercatori britannici ed australiani hanno dichiarato che questo strano verme potrebbe possedere l’indizio indispensabile per lo sviluppo e la realizzazione di impianti fotonici all’avanguardia che comporterebbero notevoli migliorie soprattutto agli attuali sistemi di telecomunicazione. Ed è per questo motivo che una volta svelato il suo segreto, il topo di mare è stato prontamente ribattezzato “topo fotonico”.