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IL LUMINOL

                   di Danila Elisa Morelli©

Alcuni forse avranno conosciuto il suo nome nelle pagine di cronaca nera dove si legge che gli investigatori ricorrono al suo impiego per esaminare la scena di un delitto. Altri invece ne avranno scoperta l’esistenza guardando C.S.I., la serie televisiva di enorme successo imperniata sulle indagini svolte da una squadra della polizia scientifica di Las Vegas.

Lo strumento utilizzato nella realtà e nella fiction televisiva è lo stesso. Si chiama luminol ed è capace di scovare ogni minima traccia di sangue, non importa quanto vecchia, nascosta o “cancellata” essa sia.

Il luminol è un reagente la cui formula chimica è C8H7O3N3. Si presenta come una polvere che, travasata in un contenitore spray ed opportunamente disciolta in un liquido contenente in gran parte perossido di idrogeno (H2O2), viene nebulizzata sulla superficie “sospetta”. In presenza di emoglobina, proteina contenuta nel sangue, si scatena immediatamente una complessa reazione chimica il cui effetto visivo, al buio, è tanto semplice quanto significativo: la soluzione spruzzata emana un’intensa luce blu. Il risultato viene fotografato o ripreso con particolari strumenti dotati di un dispositivo in grado di immortalare le macchie ematiche e contemporaneamente rendere visibili, sebbene siano nella completa oscurità, i luoghi in cui esse vengono trovate. Il luminol non reagisce solo ed unicamente alla “vista” del sangue: in presenza di qualunque sostanza contenga ferro (metalli, vernici, prodotti di pulizia,…) si illumina in maniera molto simile. Ma non uguale: la reazione al liquido ematico è diversa per intensità e durata e riconoscerla, per i poliziotti della scientifica, è un gioco da ragazzi.

L’impiego del luminol permette di scovare prove invisibili ad occhio nudo ed aiuta a ricostruire la dinamica del delitto: dalla forma, posizione, dimensione e intensità di una macchia si può scoprire, ad esempio, se un corpo è stato trascinato oppure se un criminale ferito è scappato in una direzione piuttosto che in un’altra.

Una differenza tra realtà e finzione però c’è: la reazione chimica provocata rischia di distruggere altre prove presenti sulla scena del crimine. Per questo motivo, non si ricorre mai ad esso in prima battuta ma solo dopo aver condotto tutti gli altri accertamenti. Una conseguenza di cui non sembrano tener conto i protagonisti di  Crime Scene Investigations che però, a loro parziale discolpa, dispongono di soli 45’ per risolvere un enigma. Nella realtà per ottenere la verità ce ne vuole molto di più.